La democrazia del numero serve a disorganizzare i popoli e ridurli a «masse» – di Francesco Lamendola

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“Nella democrazia numerica e quantitativa, infatti, non vi sono più, propriamente, dei popoli, così come non vi sono più delle persone: e come le persone sono ridotte a numeri, a quantità astratte, così i popoli sono ridotti a “masse”. Una massa è un aggregato caotico, instabile, imprevedibile, anarchico ed egoistico, di soggetti, di interessi, di bisogni, di ambizioni, di illusioni, di frustrazioni, di prepotenze, che si intrecciano e si sovrappongono, si combattono e si neutralizzano a vicenda, perché non esiste, in essa, una gerarchia, né un principio di autorità universalmente riconosciuto, e quindi sufficientemente autorevole, per armonizzare, coordinare ed integrare quei diversi e contrastanti soggetti. Thomas Hobbes (1588-1679) lo aveva ben visto, appunto agli albori della modernità: senza un principio di autorità sottratto alla volubilità dei singoli, la società si trasforma in un incessante ed atroce campo di battaglia di tutti contro ciascuno, in un perenne ed insensato «bellum omnium contra omnes».”

La democrazia moderna è la democrazia del numero, quantitativa e meccanica: logico, visto che la modernità stessa è figlia della rivoluzione scientifica del XVII secolo, che introduce una visione del reale di tipo, appunto, numerico (matematico, direbbe Galilei), quantitativo e meccanico; e che il pensiero politico moderno non è che l’estensione del principio scientista di Francis Bacon: «Sapere è potere».

Che cosa vuol dire questo? Vuol dire che gli uomini e i popoli della civiltà moderna credono e s’illudono di essere divenuti protagonisti della storia, solo perché hanno sentito dire, fin dai banchi di scuola, che la democrazia è ”il governo del popolo”; ma la democrazia, ridotta a una serie di riti meccanici, culminanti nel rito supremo – e, in genere, supremamente ridicolo e insulso – delle elezioni politiche, basato sul principio (numerico e meccanico): un uomo, un voto, non è affatto il governo del popolo, semmai è il tradimento e l’asservimento del popolo, qualunque cosa voglia dire l’espressione “popolo”. Continua a leggere

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Aristocrazia finanziaria. Identikit e storia dei nuovi signori del mondo : Diego Fusaro

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Transgender discriminati da gay e femministe: LGB vs T – di Michael Cook

Risultati immagini per transgenderLa  comunità LGBT non è proprio una “comunità”,  con un cuor solo e un’anima sola: c’è una certa intolleranza nei confronti dei transgender… diremmo una certa transfobia (ohibò!). 

Accennammo già qui, parlando della  “Omofobia di gay e trans e transfobia di una LGB (senza T), che tra le L (lesbiche) e i  GB (Gay e Bisessuali) e i T (Transgender) non corre tanto buon sangue. Riprende il discorso in questi giorni il bioeticista Michael Cook.

C’è chi sostiene che entro il 2020, l’acronimo LGBT sarà scomparso: le sigle si spezzetteranno, l’alleanza tra omosessuali e transegender (o transessuali) si sta incrinando (e anche tra omosessuali maschi e femmine non corre proprio buon sangue, NdT).

L’ultimo episodio sintomo del dissidio LGB contro T ha avuto luogo nello stato americano del Maine, nel liceo  di Kennebunk: una scuola “moderna” che celebra la “settimana della diversità” esponendo una bandiera arcobaleno: ebbene è stata tolta su richiesta degli studenti transgender.

Qualcosa di simile è accaduto lo scorso anno presso la University of British Columbia. Un transessuale ha bruciato la  bandiera del gay pride: a quanto pare molti transgender non amano essere “protetti e tutelati” dalla comunità LGBT: «Le persone transessuali sono emarginate all’interno della comunità LGBT», ha detto il presidente della Trans Alliance Society di Vancouver. Continua a leggere

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La Russia si prepara ad inviare proprie forze di terra in Siria – di Jim W.Dean

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Le fonti militari siriane riferiscono che Mosca ha informato Damasco di star preparando l’invio di truppe di terra in Siria per aiutare le forze dell’Esercito siriano nella lotta contro i terroristi takfiri patrocinati dalle potenze straniere.

Le fonti, che parlano sotto condizione di anonimato, hanno rivelato il Lunedì che le forze speciali russe sarebbero pronte per essere schierate nelle aree dove le truppe siriane sono state coinvolte in battaglie serie contro i gruppi terroristi.

Più in avanti hanno notato che gli aspetti tecnici del piano erano stati già preparati  e che questo verrebbe messo in pratica una volta che il governo di Damasco presenti  una richiesta ufficiale e il presidente russo Vladimir Putin renda pubblica tale richiesta.

Al principio di questo mese, il giornale Izvestia russo ha riferito che le forze di terra del paese sono state sul punto di restituire sicurezza alle regioni popolate dai cristiani, nel corso delle ultime operazioni di controterrorismo dell’esercito siriano, nella zona nord est della provincia di Hama. Continua a leggere

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Emmanuel Clinton vs Marine LeTrump – di Pepe Escobar

La vera questione in Francia e in tutto l’Occidente gira intorno al conflitto tra gli interessi dei padroni della finanzia e i cittadini attaccati al servizio pubblico e alla giustizia sociale. La battaglia tra Macron e LePen è solo la punta dell’iceberg.

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Cominciamo facendo una breve conta dei morti dopo l’ultimo terremoto geopolitico che ha colpito l’Occidente: il Partito Socialista francese è morto. La destra tradizionale è in coma profondo. L’estrema sinistra è viva e in ottima salute. E, come si dice, tutto cambia perché nulla cambi. Eccovi dunque il nuovo stato delle cose: il “sistema” riciclato, rappresentato da Emmanuel Macron, contro “il popolo”, rappresentato invece da Marine Le Pen del Front National, si daranno battaglia per vincere la presidenza il 7 Maggio.

Anche se questo risultato era atteso, è comunque molto significativo. Marine Le Pen ha raggiunto il secondo turno delle elezioni nonostante una campagna elettorale mediocre. Si può dire che ha compattato -ma non allargato- la propria base elettorale.

Ho già argomentato su Asia Times come Macron non sia altro che un prodotto artificiale, uno specchietto per le allodole. Solo un pazzo può credere che Macron incarni il cambiamento quando nei fatti egli è il candidato dell’Unione Europea, della NATO, dei mercati finanziari, della gloriosa macchina Clinton-Obama, dell’establishment francese, degli oligarchi della borsa e dei sei maggiori gruppi mediatici francesi. Sulla stupidità della sinistra che ancora cerca di scimmiottare Tony Blair, c’è ben poco da dire. Jean-Luc Mélenchon, leader dell’estrema sinistra, è riuscito a ottenere gli stessi voti del cattolico di destra François Fillon; e sarebbe riuscito a superarlo, se l’insipido candidato del Partito Socialista non gliene avesse rubati un po’. Continua a leggere

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La rivolta contro le macchine si configura unicamente come una posizione reazionaria? – di Francesco Lamendola

Fin dal loro primo apparire, esse hanno suscitato perplessità, timore, odio: intuitivamente, lavoratori e parte delle stesse classi dirigenti si sono resi conto che la loro comparsa avrebbe segnato l’inizio di una tragedia sociale senza precedenti: la perdita del lavoro di migliaia e migliaia d’individui e, viceversa, la rapida concentrazione del capitale nelle mani di pochi altri, accentuando le disuguaglianze economiche e creando enormi tensioni sociali.

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Certo, se si pensa che la tecnoscienza – di cui la macchina è stata, storicamente, la prima manifestazione, seguita poi dall’elettronica, dalla fisica nucleare  e dalla bioingegneria – sia un bene in se stessa, senza riserve e senza incertezze, allora non si può che gratificare i luddisti e quanti simpatizzavano per la loro causa, degli epiteti di «conservatori» e, addirittura, di «reazionari»: il che, nel gergo della religione marxista, equivale a una scomunica solenne e alla messa al bando della società civile.

A noi, invece, piace pensare – saremo forse degli inguaribili sentimentali – che i luddisti non vedessero nella macchina solamente un oggetto diabolico, ma lo strumento di un nuovo modello sociale, che sempre più avrebbe espropriato le ragioni dell’uomo a favore di quelle non solo del guadagno (di pochi), ma anche di un preteso «progresso» ipostatizzato, incurante di tutto il resto e proteso unicamente alla propria affermazione illimitata.

All’immagine di un progresso tecnoscientifico che avrebbe instaurato un regno dell’uomo senza l’uomo (oltre che senza Dio), i luddisti reagirono con gli strumenti, culturali e spirituali, di cui disponevano, in forme che a noi certamente appaiono illogiche e «reazionarie», ma che contenevano pur sempre un nucleo di sacrosanta verità: se il progresso della tecnoscienza deve andare avanti per la sua strada senza porsi né limiti né scopi, tempo verrà in cui la società umana finirà per trovarsi asservita e, quel che è più grave, spogliata delle proprie ragioni esistenziali, ossia della profonda aspirazione a realizza una vita pienamente umana. Continua a leggere

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Il potere dei supermercati – di Esther Vivas

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La grande distribuzione commerciale (supermercati, ipermercati,catene di ipersconto…) negli ultimi anni ha subito un forte processo di espansione, di crescita e concentrazione industriale. Le principali aziende di vendita al dettaglio sono entrate a far parte della classifica delle maggiore multinazionali del pianeta, convertendosi in uno degli attori più significativi del processo di globalizzazione capitalista.

La loro apparizione e il loro sviluppo hanno radicalmente cambiato il nostro modo di alimentarci di consumare, subordinando queste basilari necessità a una logica mercantile e agli interessi economici delle grandi aziende del settore. Si produce, si distribuisce e si mangia ciò che viene considerato più redditizio. Continua a leggere

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Assad come Saddam: le armi chimiche che non ci sono – di Michele Rallo

Risultati immagini per Assad   SaddamSaddam Hussein e Bashar al-Assad

Il titolo potrebbe sembrare provocatorio: le armi chimiche ci sono, eccome! A Idlib hanno fatto una strage orrenda, al di là di ogni dubbio.

Eppure il titolo dice la verità. Perché Assad non ha armi chimiche nel suo arsenale, esattamente come non le aveva Saddam. L’uno e l’altro erano semplicemente degli ostacoli sulla strada del “Grande Medio Oriente” disegnato dalla strategia mondialista dei poteri forti, fortissimi che comandano a Washington come a Tel Aviv, come in certe monarchie petrolifere del Golfo.

Ma torniamo alle armi chimiche, che i paesi industrializzati hanno regolarmente utilizzato fino alla guerra cino-giapponese (1937-45), continuando poi a produrle ed a stoccarle sin quasi  alla fine del secolo scorso. Dal 1997 sono state messe al bando da una Convenzione Internazionale sulle Armi Chimiche, ma alcuni paesi (compresi gli USA) non si sono sbarazzati di tutte le rimanenze, ancorché senza più farvi ricorso.

L’ultimo paese a fare uso di aggressivi chimici è stato negli anni ’80 (quindi prima del bando) l’Iraq di Saddam Hussein, al tempo sostenuto dagli Stati Uniti nella sua guerra contro l’Iran komeinista e contro la dissidenza kurda filoiraniana. Da allora, le armi chimiche sono state utilizzate soltanto da gruppi terroristici, e con non poche difficoltà: l’unico episodio notevole è stato quello dell’attacco con gas sarin alla metropolitana di Tokio nel 1995 (12 morti e 5.000 intossicati). Continua a leggere

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Il mare Adriatico è un’enorme discarica di armi chimiche made in “USA” – di Cinzia Palmacci

 

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Quanti di voi sono al corrente che le armi chimiche che hanno fatto strage di bambini in Siria, e attribuite ad Assad come a Saddam Hussein in passato, sono “made in Usa”? E in Italia, quanti sanno che il mare Adriatico è stato utilizzato come discarica di armi chimiche di fabbricazione americana e britannica? Ebbene, se non lo sapevate, l’Adriatico è sempre stato utilizzato dalle forze armate americane e britanniche come discarica di ordigni letali, radioattivi e altamente inquinanti. Nel luglio 2014, nel porto di Gioia Tauro, arrivò un carico di armi chimiche siriane sul cargo danese Ark Futura per il trasbordo sulla nave statunitense Cape Ray. La Ark Futura trasportava circa 800 tonnellate di agenti chimici. Si trattava di 78 container: 3 di iprite e 75 di precursori del sarin. Tutti i giornali hanno dedicato spazio alle polemiche suscitate dalla decisione di trasferire nel porto calabrese di Gioia Tauro le armi chimiche provenienti dalla Siria che, nel quadro degli accordi internazionali, dovevano essere trattate per divenire inoffensive. Ma raramente i nostri mezzi d’informazione si ricordano di una terribile e sconcertante verità: il Mare Adriatico è un immenso cimitero di armi chimiche, radioattive e di ogni genere di ordigni letali. Le nostre autorità, sia politiche che militari, sono bene al corrente della cosa, come sanno bene del resto che questo allucinante “stoccaggio” di ordigni letali non ha conosciuto soste, protraendosi negli anni fino a tempi a noi molto vicini. Anche durante e dopo il barbaro attacco della NATO contro la Serbia del 1999, infatti, il nostro mare orientale ha continuato ad essere utilizzato come discarica prediletta dall’esercito americano per occultare un numero impressionante di ordigni, comprese le micidiali bombe a grappolo (clustrer bombs) e quelle all’uranio impoverito. Continua a leggere

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Vincere le tre paure dell’uomo moderno: della morte, della povertà, della solitudine – di Francesco Lamendola

“L’uomo moderno ha paura, anzi terrore della morte, della povertà e della solitudine, perché non accetta la propria condizione creaturale, la propria fragilità, la propria finitezza ontologica. Vorrebbe essere simile a un dio: e gli dei non sono soggetti alla morte, non sono indigenti, non soffrono di solitudine; sono eternamente beati.”

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 Disegno preparatorio di Albrecht Dürer

“Anche l’uomo moderno vorrebbe essere eternamente beato.

La cultura illuminista, della quale è figlio, gli ha instillato il pensiero che la felicità è un suo diritto e che egli può raggiungerla adoperando la ragione, ossia liberandosi da tutte le sciocche e dannose superstizioni del passato, dai miti, dalle tradizioni, dalle religioni, dalle credenze irrazionali; ma la sua idea di razionalità è angusta e presuntuosa, coincide con una assolutizzazione della scienza materialista: è un nuovo credo religioso, ma capovolto e assai più intollerante di quello che pretende di sostituire.

«I want to be happy», voglio essere felice: è la bandiera sotto la quale marciano in ranghi serrati, al suono dei pifferi e al rullo dei tamburi, le folle della modernità; e pochi, molto pochi sembrano domandarsi come mai questa promessa felicità sia sempre dietro l’angolo, sia sempre un po’ più avanti di tutti i loro sforzi, di tutte le loro aspettative: i più ritengono che sia solo questione di tempo, che basti ancora un ultimo sforzo, che la prossima generazione, senza fallo, non dovrà temere più né la morte, né la povertà, né la solitudine, e che il regno della felicità verrà instaurato vittoriosamente sulla terra.” Continua a leggere

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