Il Progetto del Potere Globale (3° parte) – di Andrew Gavin Marshall

Il Gruppo dei Trenta, un autorevole think tank che riunisce decine dei più influenti politici, banchieri centrali, finanzieri e accademici di tutto il mondo, è stato il tema su cui mi sono concentrato negli ultimi due articoli di questa serie per Occupy.com. Studiando questo gruppo, ho compilato i curriculum vitae degli attuali e più importanti membri del G30, per un totale di 34 persone. Il primo articolo ha esaminato le origini del G30, mentre nel secondo sono stati illustrati alcuni dei progetti in corso e le relazioni provenienti dal gruppo. Questa terza parte analizzerà alcuni membri specifici del G30 e il loro ruolo nel giustificare e attuare le misure di austerità.

Banchieri centrali, mercati e austerità

Per gli attuali membri del Gruppo dei Trenta che sono o sono stati recentemente banchieri centrali, il loro ruolo nella crisi finanziaria ed economica degli ultimi anni è ben noto e, soprattutto, è noto il loro ruolo nel salvataggio delle banche, fornendo a queste sussidi a lungo termine e meccanismi di sostegno per i mercati finanziari, costringendo poi i governi ad attuare politiche di austerità e “riforme strutturali“, in particolare nell’Unione Europea. Sia con l’ex presidente della Banca Centrale Europea (BCE), Jean-Claude Trichet che con l’ attuale presidente della BCE, Mario Draghi, entrambi membri del G30, le misure di austerità sono diventate la politica favorita dal G30.

In una intervista con il Wall Street Journal nel gennaio 2010 , Jean-Claude Trichet spiegò di essere stato “personalmente coinvolto in numerose crisi finanziarie dall’inizio degli anni 1980“, in America Latina, Africa, Medio Oriente e Unione Sovietica, essendo stato in precedenza il presidente del Club di Parigi – un gruppo “informale” che gestisce la crisi del debito e i problemi di ristrutturazione per conto dei principali paesi creditori. In questa veste, Trichet “ha avuto a che fare con circa 55 paesi che erano in bancarotta“.

Nel luglio del 2010, Trichet scrisse sul Financial Times che ” è ora il momento di ripristinare la sostenibilità fiscale“, sottolineando che il “risanamento è un dovere“, che è un modo diverso di dire austerità. In ciascuno dei salvataggi dei governi dei paesi europei- nei quali la BCE ha agito come una delle tre istituzioni centrali responsabili per la negoziazione e le modalità dell’ accordo, affianco alla Commissione Europea e al Fondo Monetario Internazionale (che formano la cosiddetta Troika), le misure di austerità sono sempre state un ingrediente obbligatorio, che hanno poi condotto quei paesi in crisi economiche, sociali e politiche sempre più profonde (ad esempio Spagna e Grecia).

Il discorso non è cambiato quando alla presidenza della BCE è arrivato il successore di  Trichet, Mario Draghi, anch’egli membro del G30, che ha continuato a invocare le misure di austerità, le riforme strutturali (in particolare lo smantellamento delle protezioni per il lavoro) e continuando a fornire ampio supporto al sistema bancario, anche in misura maggiore del suo predecessore. In un’intervista del febbraio 2012 con il Wall Street Journal, Draghi  affermò che “il modello sociale europeo è superato“, sottolineando che i paesi della zona euro avrebbero dovuto “rendere i mercati del lavoro più flessibili“. Intendeva, ovviamente, lo smantellamento delle protezioni e dei benefici dei lavoratori per rendere i mercati  più “flessibili” alle esigenze degli interessi corporativi e finanziari, che avrebbero potuto cosi sfruttare più facilmente ed economicamente i lavoratori.

Sempre nel 2012, ma questa volta intervistato dal Der Spiegel, Draghi osservò che i governi europei dovranno “trasferire parte della loro sovranità a livello europeo“, raccomandandosi poi che alla Commissione europea venga data l’autorità sovranazionale di avere voce diretta nel bilancio delle nazioni della UE , aggiungendo che “molti governi devono ancora rendersi conto che hanno perso la loro sovranità nazionale da molto tempo“. Ha poi spiegato, incredibilmente, che, poiché i governi lasciano che i loro debiti si accumulino, devono ora contare  sulla “buona volontà del mercati finanziari “.

Un altro importante membro del Gruppo dei Trenta, che è stata una potente figura tra oligarchi mondiali dell’ austerità, è Jaime Caruana, il Direttore generale della Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI), che funge da banca per le Banche Centrali di tutto il mondo. Caruana è stato in precedenza governatore della Banca di Spagna, nel periodo 2000-2006, durante il quale la Spagna è rimasta colpita dallo scoppio della sua enorme bolla immobiliare che ha portato direttamente il paese alla crisi del debito nel mezzo di una recessione globale. Nel 2006, un team di ispettori presso la Banca di Spagna, ha inviato una lettera al governo spagnolo criticando l’allora Governatore Caruana per il suo “atteggiamento passivo” verso l’enorme bolla che stava aiutando a facilitare.

Come capo della BRI, Caruana tenne un discorso nel giugno del 2011 di fronte ai banchieri centrali riuniti per l’assemblea generale annuale a Basilea, in Svizzera, in cui diede la sua piena approvazione al programma di austerità in tutta Europa, sottolineando che “la necessità del risanamento [austerità] è ancora più urgente” rispetto all’anno precedente. Aggiunse poi: “Non esiste una via d’uscita facile, nessuna scorciatoia, nessuna soluzione indolore . Ovvero, non esiste alternativa alla rigorosa attuazione di questi pacchetti di misure, tra cui il rigoroso consolidamento fiscale e le riforme strutturali“.

Alla riunione generale annuale del 2013 della BRI, Caruana ha nuovamente avvertito che i tentativi dei governi ”di risanamento delle loro finanze devono essere più ambiziosi“, allertando che se i mercati finanziari considerano il debito di un governo insostenibile, “gli investitori obbligazionari possono punire i governi in modo duro e veloce ”. Se i governi continuano a ritardare l’austerità, ha detto, i mercati dovranno usare la “ disciplina di mercato” per costringere i governi ad agire, e “allora si che il dolore sarà davvero grande ”. In ulteriore raccomandazione per le “riforme strutturali “del mercato del lavoro e dei servizi, Caruana ha osservato che “le riforme sono fondamentali per raggiungere e preservare la fiducia“. Intendendo, ovviamente,la fiducia dei mercati.

L’ “accademico” dell’ austerità: Kenneth Rogoff

Kenneth Rogoff è un autorevole economista accademico e membro del Gruppo dei Trenta. Rogoff attualmente è professore alla Harvard University e membro del Council on Foreign Relations. Fa inoltre parte dell’Economic Advisory Panel alla Federal Reserve Bank di New York e, precedentemente, Rogoff  è stato anche capo economista del FMI e consigliere del comitato esecutivo della Banca Centrale di Svezia. In realtà, però, Rogoff è attualmente più conosciuto per la pubblicazione nel 2010, insieme a Carmen Reinhart, di uno studio nel quale venivano fornite le ragioni del perchè l’ austerità sarebbe dovutA divenire la politica privilegiata delle nazioni di tutto il mondo.

Lo studio, intitolato “La crescita ai tempi del debito” ["Growth in a Time of Debt"], è stato pubblicato sulla American Economic Review nel 2010, riscuotendo enorme successo all’interno dei circoli di alto livello. Una delle principali conclusioni a cui giungeva il  documento era che quando il rapporto debito-PIL di un paese raggiunge il 90%, ” tali paesi raggiungono un punto critico dopo il quale inizieranno a sperimentare gravi rallentamenti della crescita“. Il documento è stato citato dal Congresso degli Stati Uniti cosi come da Olli Rehn, il commissario europeo per gli Affari economici e monetari e uno dei più vigorosi difensori europei dell’ austerità, che ha preteso l’implementazione delle misure d’austerità in diversi paesi dell’UE in cambio dei fondi di salvataggio.

Una ricerca su Google Scholar dei termini “Growth in a Time of Debt” e “Rogoff” restituisce circa 828 risultati. Nel 2013, Forbes ha indicato che  ”Growth in a Time of Debt è forse la più citata ma meno letta pubblicazione economica degli ultimi anni“. Il documento è stato anche citato da decine di media di tutto il mondo, più volte, soprattutto dagli influenti giocatori della stampa finanziaria.

Nel 2012, Gideon Rachman, scrisse sul Financial Times che Rogoff  ”aveva ricevuto molte richieste dai leader mondiali  per consigliarli su come contrastare la crisi finanziaria“, sottolineando che, mentre l’economista aveva frequentato gli incontri del World Economic Forum per un decennio, era diventato “più richiesto che mai” dopo aver “scritto la storia definitiva delle crisi finanziarie nel corso dei secoli” insieme a Carmen Reinhart. Rogoff è stato consultato anche da Barack Obama, “ed è noto che ha trascorso molte ore con George Osborne, cancelliere della Gran Bretagna“, scrisse sempre Rachman, sottolineando che Rogoff aveva consigliato al governo di “fare sul serio nel tagliare i loro deficit, influenzando fortemente la decisione del governo britannico di fare del controllo delle spese la sua priorità ”.

Nel mese di aprile del 2013 i ricercatori dell’ Università del Massachusetts ,ad Amherst , pubblicarono un documento nel quale accusavano Rogoff e Reinhart di “analisi statistica sciatta“, documentando alcuni errori fondamentali che minavano le conclusioni della loro pubblicazione del 2010. La relazione proveniente da Amherst  esplose attraverso i media globali, costringendo subito Rogoff e Reinhart sulla difensiva. Il New Yorker osservò che “l’attacco da Amherst ha fatto danni enormi alla credibilità di Reinhart e di Rogoff, e alle basi intellettuali delle politiche di austerità a cui sono associati“.

Come scrisse in seguito sul New York Times Paul Krugman, membro anche lui del G30, il documento originale del 2010 di Reinhart e Rogoff “potrebbe aver avuto la più immediata  influenza sul dibattito pubblico rispetto a qualsiasi altro precedente documento nella storia dell’economia“. Dopo la pubblicazione giunta da Amherst, aggiunse Krugman, “la rivelazione che la presunta soglia del 90 per cento era un artefatto di errori di programmazione, omissioni di dati e particolari tecniche statistiche  ha improvvisamente fatto apparire stupide  un notevole numero di persone di spicco.” Krugman, che si era fermamente opposto alle politiche di austerità molto prima della pubblicazione del documento di Rogoff, suggerì poi cheil concetto di austerità è una narrativa a cui molte persone potenti vogliono credere, portandole così a sfruttarla come giustificazione sempre valida“.

Infatti, a molte di queste “persone potenti” capita di essere membri del Gruppo dei Trenta, dove, con la notevole eccezione di Krugman, sono in gran parte a favore delle misure di austerità. Krugman stesso tende a rappresentare i limiti del dissenso accettabile all’interno del G30, criticando le politiche e i responsabili politici pur accettando i concetti fondamentali del sistema finanziario ed economico globale. Ha commentato di essere stato un membro del G30 dal 1988, definendo tale organizzazione come un “luogo dove parlare“, dove aveva avuto «la possibilità di ascoltare quello che gente come Trichet e Draghi avevano da dire in un ambiente informale,” aggiungendo che mentre ho sentito alcune cose intelligenti da persone con un ruolo nelle decisioni reali, ho anche sentito un sacco di cose molto stupide dette da presunti saggi“.

LINK: Global Power Project: The Group of Thirty, Architects of Austerity

Informazione Scorretta

Fonte:http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=46740
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