Contro l’usura: da Aristotele a Ezra Pound

L’usura fu concepita nel passato come un male nell’assetto sociale. Questo fenomeno si riversa tutt’oggi come fautore della crisi sistemica globale.

Una distinzione è obbligatoria. Esiste una criminalità borghese, sotterranea, organizzata: e una criminalità di estrazione sottoproletaria, di facciata, legata ad un certo tipo di ambiente sociologico. La giustizia non deve soltanto assistere e confrontarsi con crimini come omicidi, stupri, rapine bensì ha il dovere di soffermarsi su reati che soffocano la gente comune per mezzo di truffe, comportamenti concorrenziali scorretti o usura. Quest’ultima – ovvero il prestare denaro a tassi d’interesse talmente alti, da rendere il rimborso quasi impossibile – non solo è considerata un crimine in materia giuridica o escatologica. Il comportamento dell’usuraio è stato persino condannato nei secoli dalle più autorevoli figure filosofiche e letterarie. L’albo degli interessati conta nomi come Aristotele, Dante, Shakespeare, Dostoevskij e Pound. L’usura fu sempre concepita come male irrisolto dell’assetto sociale del presente e del passato. Tanto che è definita da Aristotele come delitto contro natura e, per Dante, sommo poeta, è riassumibile nei versi: “usura offende la divina bontade”.

Il poeta fiorentino, nel girone sovrastato dalla figura del diabolico Gerione (canto XVII), guidato negli inferi da Virgilio incontra gli usurai raggruppati tra i peccatori violenti contro Dio. Dopo essersi imbattuto in diversi bestemmiatori e sodomiti, Dante si scontra con i tanto attesi strozzini che descrive come bestie accovacciate sulla sabbia resa incandescente da una pioggia di fiamme tentando inutilmente di spegnere le fiammelle cadute. Essi avevano una sorta di sacca all’altezza del collo, una borsa con somme di denaro da prestare. I banchieri dell’epoca erano condannati alle pene dell’inferno perché non traevano il loro guadagno dall’ingegno ma dal denaro stesso: un circolo vizioso senza fine.

Shakespeare, altro poeta interessato a questo particolare fenomeno, dedica al tema il “mercante di Venezia “, dove l’infame Shilock, ricco usuraio ebreo, ripudia il generoso mercante veneziano Antonio poiché prestava denari senza interesse. Con il passare degli anni l’usuraio si confonde con il personaggio dell’avaro, usato da molti autori tra cui Molière e Dickens, sino a giungere agli scritti di Dostoevskij che in “Delitto e castigo” impone al protagonista Raskolnikov di uccidere atrocemente una vecchia usuraia che soffocava con i suoi prestiti il quartiere. Qualche secolo dopo, allo stesso modo, al poeta statunitense Ezra Pound risultava inconcepibile che le banche creassero denaro dal nulla, con semplici operazioni contabili, per questo si affermò tra i primi nel novecento come nemico dell’usura, sostenendo che solo lo Stato potesse prestare la moneta. L’idea economica Poundiana è rintracciabile nell’opuscolo “oro e lavoro” dove nella Repubblica dell’utopia il popolo non adora la moneta come un dio e non lecca le scarpe dei borsisti, non è costretto a far guerre per il piacere degli usurai e non lavora più di cinque ore al giorno. L’ideale era quello etico di un’umanità libera dall’avidità di moneta e dalla fatica, con più tempo libero e con risorse gestite ed equamente distribuite da uno Stato Sociale.

Analizzando in chiave economica opere o scritti che definiscono, da Aristotele a Pound, l’usura come male assoluto, sembra impossibile pensare che questo germe non sia stato ancora eliminato ma che anzi persista e si diffonda sempre di più con il passare dei secoli. L’intero globo salvo qualche eccezione rimane intrappolato in un terribile circolo vizioso. Chi ha proprietà sulla moneta, presta soldi e ne chiede di più al momento del rimborso. Il debitore, persona o Stato che sia, dovrà procurarsi in qualche modo la somma di denaro esatta, in modo tale da pagare interamente il prestito, oltre al tasso d’interesse. Quest’ultimo sarà costretto come un cane che si morde la coda, a chiedere un altro prestito ad un’altra banca, che a sua volta gli chiederà di rimborsarla ad un ammontare di denaro ben più elevato del denaro prestato. E la storia si ripete, inesorabilmente, senza fine.

http://www.lintellettualedissidente.it/contro-lusura-da-aristotele-a-pound/
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