Forgiare un “Nuovo Ordine Mondiale” sotto un Governo Mondiale – di Andrew Gavin Marshall

Gli anni ’90 hanno visto l’emergere di quello che è stato chiamato il Nuovo Ordine Mondiale. Questo è un termine che era emerso nei primi anni 90 per descrivere un mondo più unipolare, che affrontava il crollo dell’Unione Sovietica e il ritrovato ruolo degli Stati Uniti come la potenza unica e incontrastata a livello mondiale. Il Nuovo Ordine Mondiale doveva rappresentare una nuova fase dell’economia mondiale in cui l’autorità politica mondiale riposava in un posto, e nel tempo, e quel posto doveva essere negli Stati Uniti.

Quest’epoca ha visto la continua espansione e la formazione di blocchi regionali, con la formazione dell’Unione europea, la firma del North American Free Trade Agreement (NAFTA) e la creazione del WTO. L’Organizzazione mondiale del commercio è stata fondata ufficialmente nel 1995, come successore degli accordi generali sulle tariffe doganali e sul commercio (GATT), i quali erano stati costituiti nel 1944 alla Conferenza di Bretton-Woods. L’OMC gestisce l’ordine commerciale liberale internazionale.

Il primo direttore generale dell’Organizzazione mondiale del commercio è stato Peter D. Sutherland, che era in precedenza il direttore generale del GATT, l’ex procuratore generale d’Irlanda, ed è attualmente presidente di British Petroleum e Goldman Sachs International, oltre ad essere rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite per le migrazioni. Egli è anche un membro del consiglio di amministrazione della Royal Bank of Scotland Group, del Consiglio di fondazione del World Economic Forum, ambasciatore di buona volontà delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale, è un membro del Gruppo Bilderberg, è presidente europeo della Commissione Trilaterale, ed è stato premiato con la Medaglia Robert Schuman per il suo lavoro per l’integrazione europea e col David Rockefeller Award della Commissione Trilaterale. [1] È evidente che l’OMC è un organo delle élite bancarie occidentali utilizzato come strumento di espansione e di istituzionalizzare del loro controllo sul commercio mondiale.

Il superstato europeo

Nel 1992 è stato firmato il trattato di Maastricht, e questo ha ufficialmente dato origine all’Unione europea nel 1993. Nel 1994 è stato costituito l’Istituto monetario europeo (IME), e la Banca centrale europea (BCE) nascerà nel 1998; la moneta unica europea, l’Euro, ha debuttato nel 1999. Nel 2004, la Costituzione europea doveva essere firmata da tutti i 25 Stati membri della UE; questa era un trattato che avrebbe adottato una Costituzione per l’intera Unione europea.

La Costituzione è stata un passo avanti verso la creazione di un superstato europeo, creando un ministero degli esteri UE, e con esso, una coordinata politica estera, con la presa in consegna da parte della UE della sede della Gran Bretagna al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, in rappresentanza di tutti gli Stati membri dell’Unione europea, forzando così le nazioni “attivamente e senza riserve” a seguire una politica estera dell’Unione europea; ha fissato il quadro per creare una politica di difesa dell’Unione europea, come un’appendice dalla NATO o distinta da essa; la creazione di un sistema di giustizia europea, con la definizione da parte dell’Unione europea di “norme minime per la definizione di reati e offese” e la creazione di una comune politica di asilo e immigrazione; sarebbe anche stato consegnato all’Europa il potere di “garantire il coordinamento delle politiche economiche e dell’occupazione”; le leggi dell’UE si sostituirebbero a tutte le leggi degli Stati membri, rendendo così gli stati membri mere semplici province all’interno di un sistema centralizzato di governo federale [2].

Václav Klaus, Presidente della Repubblica ceca, aveva dichiarato che temeva il concetto di una più forte e più centralizzata Unione europea, e come “gli sviluppi nell’UE sono molto pericolosi per quanto riguarda la fuoriuscita da una società libera e un movimento verso un sempre maggiore controllo e regolazione”, e che, “Noi [Repubblica Ceca] abbiamo trascorso mezzo secolo sotto gli occhi comunisti. Siamo più sensibili di alcuni europei occidentali. Sentiamo le cose, vediamo le cose, tocchiamo le cose che non ci piacciono. Per noi, l’Unione europea ci ricorda il Comecon [l'organizzazione di Mosca per il controllo economico del blocco sovietico].” Egli ha inteso dire che la somiglianza con il Comecon non è ideologicamente fondata, ma è nella sua struttura, “Le decisioni non vengono prese nel proprio paese. Per noi che abbiamo vissuto l’epoca comunista, questo è un problema.”[3]

La Costituzione è stata scritta in gran parte da Valéry Giscard d’Estaing, ex presidente della Repubblica francese nel 1974-1981. A Giscard d’Estaing capita anche di essere un membro del gruppo Bilderberg, della Commissione Trilaterale, ed è anche un caro amico di Henry Kissinger, essendo stato co-autore di diversi lavori con lui. Nel 2005, gli elettori francesi e olandesi hanno risposto al referendum nei loro paesi, e hanno respinto la Costituzione europea, che richiedeva l’unanimità totale, al fine di passare.

Nel 2007 è stato intrapreso un altro passo per introdurre quello è stato chiamato il Trattato di Lisbona, che deve essere approvato da tutti gli stati membri. Giscard d’Estaing scrisse un articolo per l’Independent, in cui affermava che “La differenza tra l’originale Costituzione e il presente Trattato di Lisbona è di approccio, piuttosto che di contenuti.” Egli ha descritto il processo di creazione del trattato di Lisbona: “Sono stati gli esperti giuridici del Consiglio europeo, che sono stati incaricati di redigere il nuovo testo. Essi non hanno fatto alcun nuovo suggerimento. Hanno preso il progetto di costituzione originaria, lo hanno schiuso in elementi separati, e poi hanno attaccato loro, uno per uno, dei trattati esistenti. Il trattato di Lisbona è dunque un catalogo di emendamenti. Esso è impenetrabile per il pubblico.” La differenza principale è che la parola “costituzione ” è stata rimossa e bandita dal testo [4].

Il Telegraph ha riferito che se nel Trattato cade la parola “costituzione”, è rimasto lo stesso concetto di “dotare l’Unione europea di simboli di una potenza globale ed il taglio della sovranità nazionale.” Esso conteneva i piani per creare un presidente dell’Unione europea, che “servirà per due anni e mezzo, ma a differenza di capi di stato democratici lui o lei sarà scelto dai leader europei e non da parte degli elettori” e “si farà carico dei principali negoziati internazionali con capi di governo nazionali.” Nella Costituzione il “ministro degli Esteri “diventa “l’Alto Rappresentante,” colui che “svolgerà un servizio diplomatico potente dell’UE e sarà ancora più importante dei ministri degli Esteri nazionali sia sulla scena mondiale che su quella europea.” Essa si propone di creare un “Ministero dell’Interno”, che “centralizzerà i dati delle impronte digitali e del DNA” e “farà la legislazione comunitaria su nuovi poteri di polizia e di vigilanza.” La possibilità per le nazioni dell’UE di utilizzare veti finirà, e il trattato “comprende una clausola per collegare permanentemente una “personalità giuridica” e un ascendente UE sui tribunali nazionali.”[5]

Un paese in Europa ha scritto nella sua Costituzione che richiede un referendum sui trattati, e questo paese è l’Irlanda. Nel giugno del 2008, gli irlandesi sono andati a votare sul trattato di Lisbona, dopo che per settimane e mesi erano stati assillati da parte di politici e burocrati dell’UE che spiegavano che gli irlandesi “dovevano” dare all’Europa un “sì” a causa dei benefici che l’Unione europea aveva elargito all’Irlanda. La storia mostrerà, tuttavia, che gli irlandesi non vedono di buon occhio il fatto di essere maltrattati e perseguitati, così quando si sono recati alle urne, il “No” è stato sulle loro labbra e sulle loro schede elettorali. Gli irlandesi hanno così respinto il Trattato di Lisbona.

Il Nuovo Ordine Mondiale in Teoria

In un articolo del 1997 di Foreign Affairs, la rivista del Council on Foreign Relations, Anne-Marie Slaughter discusse i fondamenti teorici del Nuovo Ordine Mondiale. Basandosi sulla proclamazione di George HW Bush, nel 1991, di un nuovo ordine mondiale, la Slaughter scrisse che molti vedevano questo come “la promessa del 1945 che si era avverata, un mondo in cui le istituzioni internazionali, guidate dalle Nazioni Unite, avrebbero garantito la pace e la sicurezza internazionali, con il sostegno attivo delle maggiori potenze del mondo.” Tuttavia, questo concetto, ha spiegato, era in gran parte non fattibile, in quanto “Esso necessita un’autorità centralizzata di regolamentazione in materia, una gerarchia di istituzioni, e l’appartenenza universale.” Invece, ella spiega l’emergere di quello che chiama un “nuovo medioevo”, in contrasto con l’internazionalismo liberale. “Dove gli internazionalisti liberali vedono una necessità di regole e istituzioni internazionali per risolvere i problemi degli Stati, i nuovi medievisti proclamano la fine dello stato-nazione”, dove “Il risultato non è un governo mondiale, ma la governance globale. Se il governo denota l’esercizio formale del potere da parte delle istituzioni stabilite, la governance denota una risoluzione dei problemi cooperativa attraverso un cast in evoluzione e spesso incerto.”[27]

Comunque, la Slaughter contesta sia le assunzioni dei liberali internazionalisti che dei nuovi medievalisti, e afferma che “lo stato non stà scomparendo, si stà disaggregando in separate e funzionalmente distinte parti. Queste parti – corti, agenzie di regolamentazione, esecutive, e anche i corpi legislativi – sono in network con i loro omologhi all’estero, creando una fitta rete di relazioni che costituisce un nuovo ordine transgovernativo”, e che, “il transgovernativismo sta rapidamente diventando la modalità più diffusa ed efficace della governance internazionale.”[28] La Slaughter è stata Preside della Woodrow Wilson School of Public and International Affairs all’Università di Princeton nel 2002-2009, ed è attualmente direttore della pianificazione politica degli Stati Uniti per il Dipartimento di Stato, e in passato ha fatto parte del comitato del Council on Foreign Relations.

La struttura monetaria di un governo mondiale

Una moneta mondiale

In seguito al vertice G20 dell’aprile 2009, i leader hanno emesso un comunicato che ha fissato le basi per la creazione di una moneta globale, al fine di sostituire il dollaro come valuta di riserva mondiale. Il comunicato ha affermato che, “Abbiamo deciso di sostenere una allocazione generale di DSP che inietta $250 miliardi (£ 170bn) nell’economia mondiale e aumenti la liquidità a livello mondiale”. I DSP, o diritti speciali di prelievo, sono “una moneta di carta sintetica rilasciata dal Fondo Monetario Internazionale.” Come il Telegraph ha riportato,”i leader del G20 hanno attivato il potere del FMI di creare denaro e hanno iniziato un “alleggerimento quantitativo” a livello mondiale. In tal modo, essi stanno mettendo in gioco di fatto una moneta mondiale. Essa è al di fuori del controllo di qualsiasi organo sovrano. I teorici del complotto amano questo.”[39]

Nel 1988, l’Economist pubblicò un articolo intitolato “Get Ready for the Phoenix”, dove disse, “Fra trent’anni, americani, giapponesi, europei, e persone in molti altri paesi ricchi e alcuni tra quelli relativamente poveri staranno probabilmente pagando il loro shopping con la stessa moneta. I prezzi non saranno quotati in dollari, yen o D-marks, ma in, diciamo, la fenice. La fenice sarà favorita dalle società e dai clienti, perché sarà più conveniente rispetto alle valute nazionali di oggi, le quali da allora sembreranno una causa di perturbazioni molto caratteristica nella vita economica della fine del XX secolo.” L’articolo, scritto sulla scia del crollo del mercato azionario del 1987, ha affermato che, “Diversi maggiori turbamenti del tasso di scambio, un paio di crash del mercato azionario e, probabilmente, un crollo o due saranno necessari prima che i politici siano disposti ad affrontare in pieno tale scelta.” Ciò mette in evidenza una sequenza confusa di emergenze seguite da rappezzamenti seguiti da emergenze, che si allunga ben oltre il 2018 – ad eccezione di due cose. Col passare del tempo, il danno causato dall’ instabilità monetaria sarà progressivamente salito; e le reali tendenze che lo faranno salire faranno si che l’utopia dell’Unione monetaria diventi realizzabile.”[Enfasi aggiunta] [40]

Paul Volcker, ex governatore del Federal Reserve System, ha dichiarato nel 2000, che, “se vogliamo avere un’economia veramente globale, una moneta unica mondiale ha perfettamente senso”, e un membro del comitato esecutivo della Banca centrale europea ha ribadito il commento di Volcker affermando che, “un giorno potremmo avere una moneta unica mondiale. Forse l’integrazione europea, alla stessa stregua di qualsiasi altra integrazione regionale, potrebbe essere vista come un passo verso la situazione ideale di un mondo completamente integrato. Se e quando questo mondo possa vedere la luce del giorno è impossibile dirlo. Tuttavia, quello che posso dire è che questa visione sembra impossibile oggi per la maggior parte di noi come sembrava impossibile 50 anni fa un’unione monetaria europea, quando fu avviato il processo di integrazione europea.”[41]

Una banca centrale del mondo

Jeffrey Garten ha scritto diversi articoli dove auspica la creazione di una banca centrale mondiale, o di una FED “globale”. Garten è stato l’ex preside della Yale School of Management, l’ex sottosegretario del Commercio per l’International Trade con l’amministrazione Clinton, precedentemente ha servito nel Consiglio della Casa Bianca sulla Politica economica internazionale, sotto l’amministrazione Nixon e nella politica di pianificazione personale dei segretari di Stato Henry Kissinger e Cyrus Vance sotto le amministrazioni Ford e Carter, è stato ex amministratore delegato della Lehman Brothers, ed è membro del Council on Foreign Relations .

Nel 1998, scrisse un articolo per il New York Times, affermando che il mondo “ha bisogno di una banca centrale mondiale,” e che “una banca centrale indipendente con la responsabilità di mantenere la stabilità finanziaria globale è l’unica via d’uscita. Nessun altro può fare ciò che è necessario: iniettare più denaro nel sistema per stimolare la crescita, ridurre i debiti alle stelle dei mercati emergenti, e sovrintendere alle operazioni delle istituzioni finanziarie traballanti. Una banca centrale mondiale potrebbe fornire più soldi per l’economia mondiale, quando essa sta rapidamente perdendo terreno.”[42]

A seguito dello scoppio della crisi finanziaria attuale, Garten ha scritto un articolo per il Financial Times in cui ha chiesto l’istituzione “di un Global Monetary Authority per sorvegliare i mercati che sono diventati senza confini.” [43] Nel mese di ottobre del 2008, scrisse un articolo per Newsweek affermando che, “i leader dovrebbero iniziare a gettare le basi per la creazione di una banca centrale a livello mondiale.” Ha spiegato che, “C’è stato un tempo in cui la Federal Reserve americana ha svolto questo ruolo [come autorità finanziaria di governo del mondo], come il Primo istituto finanziario di economia più potente del mondo, supervisionando la valuta globale. Ma con la crescita dei mercati dei capitali, l’aumento delle valute come l’euro e l’emergere di soggetti potenti come la Cina, lo spostamento della ricchezza verso l’Asia e il Golfo Persico e, naturalmente, i problemi profondi dell’economia americana, la Fed non ha più la capacità di condurre questo da sola.”[44]

Regionalismo

Facendo leva sul modello dell’Unione europea, il mondo si stà dividendo in grandi blocchi continentali regionali, con sistemi monetari e governi regionali. Questo produrrà l’arrangiamento dei blocchi di un governo mondiale, e segnerà un importante passo nella “difficile strada verso un ordine mondiale”, come Richard N. Gardner lo chiamava, in cui la sovranità nazionale è erosa pezzo per pezzo. Il Regionalismo segna l’attuale fase di passaggio nella formazione di un governo mondiale. Friedrich List, criticato cosmopolitismo liberale, affermava che l’integrazione economica non aveva mai preceduto l’integrazione politica, ma le élite hanno sfidato e stanno sfidando con successo questa nozione. Nel Nuovo Ordine Mondiale, l’integrazione economica è precedente all’integrazione politica in una struttura di governance mondiale.

L’Unione europea è iniziata come una serie di accordi di libero scambio, è diventata un’unione monetaria, ed è in via di costituzione in un superstato unico continentale. L’integrazione nordamericana è iniziata con una serie di accordi di libero scambio, di accordi per la difesa e la sicurezza, ed è in procinto di procedere verso l’integrazione monetaria e burocratica in una North American Community. Un’Unione e un superstato nordamericano non sono lontani. Una moneta nordamericana è apertamente discussa e proposta dai principali gruppi di riflessione, da investitori miliardari, cosi come dal Governatore della Bank of Canada. Il nome probabile di tale moneta sarà Amero [45].

Nel frattempo, a livello mondiale, i mercati si stanno fortemente integrando. Nel 2007, è stato segnalato che l’Unione europea e gli Stati Uniti avevano cominciato il processo di integrazione economica transatlantica. [46] Nel 2008, è stato annunciato che, “funzionari canadesi ed europei dicono che pianificano di iniziare i negoziati per un accordo di massa per integrare l’economia del Canada con i 27 paesi dell’Unione europea,” sotto “negoziati di profonda integrazione economica,” e ” Il patto proposto supererebbe di molto il campo di applicazione dei vecchi accordi, come il NAFTA.”[47] Questo, in sostanza, è un esempio di integrazione con la Comunità Nord Americana prima che la Comunità sia ufficialmente costituita, un atto di integrazione preventiva.

Nel 2007, il giornale del Council on Foreign Relations, Foreign Affairs, ha pubblicato un articolo intitolato “La fine della moneta nazionale.” Discutendo la volatilità delle monete nazionali, l’articolo affermava che “La giusta direzione non è quella di tornare ad un mitico passato della sovranità monetaria, con i governi che controllano interessi locali e tassi di cambio nella beata ignoranza del resto del mondo. I governi devono abbandonare l’idea fatale che la nazionalità richieda che loro facciano e controllino il denaro usato nel loro territorio. Le monete nazionali e i mercati globali semplicemente non si mescolano; insieme formano una miscela micidiale di crisi valutarie e tensioni geopolitiche e creano facili pretesti per il protezionismo dannoso. Al fine di globalizzarsi in modo sicuro, i paesi debbono abbandonare il nazionalismo monetario e abolire le monete non desiderate, la fonte di gran parte dell’instabilità di oggi”.

Inoltre, “il nazionalismo Monetario è semplicemente incompatibile con la globalizzazione. Lo è sempre stato, anche se questo è diventato evidente solo dal 1970, quando i governi di tutto il mondo hanno reso le loro valute intrinsecamente prive di valore.” L’autore afferma che: “Dal momento che lo sviluppo economico al di fuori del processo di globalizzazione non è più possibile, i paesi debbono abbandonare il nazionalismo monetario. I governi dovrebbero sostituire le monete nazionali con il dollaro o l’euro o, nel caso dell’Asia, collaborare per produrre una nuova moneta multinazionale su un’area relativamente ampia ed economicamente diversificata.”[48]

Nel 2008 è stata costituita l’Unione delle Nazioni Sudamericane (UNASUR), “un organismo regionale volto a rafforzare l’integrazione economica e politica nella regione,” [49], che “ricerca una moneta comune, come parte degli sforzi di integrazione regionale,” così come una banca centrale comune [50].

Il Consiglio di cooperazione del Golfo, un blocco regionale dei governi arabi del Medio Oriente, persegue l’integrazione economica nella forma di una banca centrale comune e di una moneta comune. [51] Allo stesso modo, si è molto discusso di un’Unione monetaria asiatica e di un’integrazione economica dell’Asia dell’Est, specificamente pubblicizzate come la soluzione per la prevenzione di future crisi economiche in Asia orientale come quella che la colpì nel 1997 [52]. L’integrazione sarebbe modellata sul blocco regionale Est Asiatico dell’ASEAN (Associazione delle Nazioni del Sudest asiatico), e nel 2008, “i vice-governatori bancari e i vice-ministri finanziari dell’ASEAN si sono riuniti in Vietnam centrale, nella città di Da Nang, discutendo dei problemi per l’integrazione finanziaria e monetaria e la cooperazione nella regione.” [53] Inoltre, l’Africa si è organizzata come un blocco regionale sotto l’Unione africana, e sta anche portando avanti l’integrazione economica regionale, e ha anche fissato l’ordine del giorno per la creazione di una banca continentale dell’Africa centrale e la formazione di una moneta unica africana [54].

Nel 2006, la Banca dei regolamenti internazionali “ha suggerito l’affossamento di molte monete nazionali in favore di un piccolo numero di blocchi di valuta formale basati sul dollaro, l’euro e il renminbi o lo yen.” [55]

Costruire la struttura politica di un governo mondiale

Strobe Talbott, vice segretario di Stato dell’amministrazione Clinton nel 1994-2001, è anche un membro del Council on Foreign Relations e della Commissione Trilaterale ed è attualmente presidente della Brookings Institution, un importante think tank statunitense. Nel 1992, prima di diventare vice segretario di Stato, ha scritto un articolo per il Time Magazine originariamente intitolato “La nascita della nazione globale”, e che è ora stato ribattezzato, negli archivi Time Magazine, in “l’America all’estero.” Nell’articolo, egli afferma che entro i prossimi 100 anni, “la nazione come la conosciamo noi sarà obsoleta; tutti gli Stati riconosceranno un’unica autorità mondiale. Una frase breve e di moda a metà del 20° secolo – “cittadino del mondo” – avrà assunto un significato reale entro la fine del 21°.”

È interessante notare che Talbott condivide la prospettiva costruttivista sociale degli stati-nazione e dell’ordine internazionale, affermando che, “tutti i paesi sono sostanzialmente assetti sociali, strutture ricettive al mutare delle circostanze. Non importa quanto permanenti e perfino sacri possano sembrare in un qualsiasi momento, in realtà sono tutti artificiali e temporanei. Attraverso i secoli, c’è stata una generale tendenza verso unità più grandi che rivendicano la sovranità e, paradossalmente, c’è stata effettivamente una graduale diminuzione della quantità di vera sovranità in ogni paese”.

Egli ha spiegato che gli imperi “sono stati una forza potente nel cancellare le barriere naturali e demografiche creando connessioni tra lontane parti del mondo,” e in seguito, che, “L’Impero ha infine ceduto alla stato-nazione”, e che, “Il principale motore guida del processo di espansione politica e di consolidamento è stata la conquista. Il grande ha assorbito i piccoli, i forti i deboli. La potenza Nazionale faceva il diritto internazionale. Così il mondo era in uno stato di guerra più o meno costante”. Talbott afferma che” la sovranità nazionale, forse non era una grande idea, dopo tutto.”

Continuava dicendo che “essa ha occupato gli eventi nel nostro meraviglioso e terribile secolo, per ribadire le ragioni di un governo mondiale. Con l’avvento dell’energia elettrica, la radio e viaggi aerei, il pianeta è diventato più piccolo che mai, la sua vita commerciale più libera, le sue nazioni più interdipendenti e i suoi conflitti più sanguinosi.” Inoltre, “Ogni guerra mondiale ha ispirato la creazione di un’organizzazione internazionale, la Lega delle Nazioni nel 1920 e le Nazioni Unite negli anni ’40.” Egli ha spiegato che, “La trama si è appesantita con l’opprimente respiro dell’arrivo sulla scena di una nuova specie di ideologia – il totalitarismo espansionistico – come quello perpetrato dai nazisti e dai sovietici. Esso ha minacciato la stessa idea di democrazia e diviso il mondo. [Così] La difesa di qualsiasi tipo di governo del mondo è diventata molto sospetta.” Tuttavia, come sottolinea Talbott, l’espansione sovietica ha aperto la strada per l’espansione della NATO, e “La guerra fredda ha visto anche la pioniera Comunità europea come il tipo di coesione regionale che può spianare la strada al globalismo”.

In cima a questo, “il mondo libero ha formato delle istituzioni finanziarie multilaterali, che dipendono dalla volontà degli Stati membri a rinunciare a un certo grado di sovranità. Il Fondo monetario internazionale può virtualmente dettare le politiche fiscali, compreso anche quante tasse un governo dovrebbe prelevare ai suoi cittadini. L’Accordo generale sulle tariffe doganali e il commercio disciplina l’obbligo di quante tasse una nazione può chiedere sulle importazioni. Queste organizzazioni possono essere viste come dei protoministeri del commercio, della finanza e dello sviluppo per un mondo unito”. Rivolgendosi alle crisi, Talbott ha scritto che, “La globalizzazione ha anche contribuito alla diffusione del terrorismo, del traffico di droga, dell’AIDS e il degrado ambientale. Ma siccome queste minacce sono più grandi di quelle che una nazione è in grado di affrontare da sola, esse costituiscono un incentivo per la cooperazione internazionale.” Così, a causa delle crisi, arrivano la possibilità, dal caos arriva l’ordine.

Nel prescrivere una soluzione, Talbott postula che, “il meccanismo migliore per la democrazia, sia a livello dello Stato multinazionale o a quello del pianeta nel suo complesso, non è un onnipotente Leviatano o superstato centralizzato, ma una federazione, una unione di stati separati, che assegnano determinati poteri a un governo centrale, pur mantenendone molti altri per se stessi.”[56]

Nel 1974 in un fascicolo di Foreign Affairs, Richard N. Gardner ha scritto circa la formazione del Nuovo Ordine Mondiale. Gardner, ex ambasciatore americano alle Nazioni Unite, in Italia e in Spagna, è anche membro della Commissione Trilaterale. Nel suo articolo, The Hard Road to World Order, Gardner ha scritto che, “La ricerca di una struttura del mondo che mantienga la pace, avvantaggi i diritti umani e fornisca le condizioni per il progresso economico – ciò che è genericamente chiamato ordine mondiale – non è mai sembrata più frustrante ma allo stesso tempo stranamente ottimistica.”[57] Ha spiegato che, “poche persone conservano molta fiducia nelle strategie più ambiziose per un ordine mondiale che ha avuto un cattivo sostegno una generazione fa – ‘federalismo mondiale,’ ‘revisione della Carta’ e ‘pace nel mondo attraverso una giustizia mondiale’.” Inoltre,”Le stesse considerazioni fanno pensare alla dubbia utilità di una coraggiosa conferenza [delle Nazioni Unite] per la revisione della Carta.”[58]

Gardner ha scritto: “Se l’urgente governo mondiale, la revisione della Carta, e un Tribunale Internazionale notevolmente rafforzato non forniscono le risposte, quale speranza c’è per il progresso? La risposta non soddisferà coloro che cercano soluzioni semplici a problemi complessi, ma si riduce essenzialmente a questo: la speranza per il futuro si trova, non nella costruzione di una qualche ambiziosa istituzione centrale di appartenenza universale e competenza generale, come era stato prospettato nella fine dell’ultima guerra, ma nel molto più decentrato, disordinato e pragmatico processo di inventare o di adattare istituzioni di competenza limitata e di appartenenza selezionata per far fronte a problemi specifici, caso per caso, come la necessità della cooperazione è percepita da parte dei paesi in questione.”

Egli ha poi sottolineato, “In breve, ‘l’edificio dell’ordine mondiale’, dovrà essere costruito dal basso verso l’alto piuttosto che dall’alto verso il basso. Esso apparirà come una grande “rimbombante, ronzante confusione”, per usare la celebre descrizione della realtà di William James, ma un percorso verso la fine della sovranità nazionale, erodendola pezzo per pezzo, sarà molto più realizzare così rispetto al vecchio attacco frontale”. [59]

Nel 2001 in un fascicolo di Foreign Affairs, Richard Falk e Andrew Strauss hanno scritto un articolo intitolato “Verso il Parlamento Globale.” Hanno scritto che “la governance internazionale non è più limitata alla tradizionale e passeggera definizione di confini internazionali, di protezione diplomatica, e di proscrizione dell’uso della forza. Molti problemi di politica globale che riguardano direttamente i cittadini stanno prendendo forma nel sistema internazionale. I lavoratori possono perdere il loro posto di lavoro a seguito delle decisioni prese in seno all’OMC o nell’ambito di regimi commerciali regionali.”[60] Nel 2006, un rapporto delle Nazioni Unite ha dichiarato che,” lo stato-nazione è un vecchio concetto che non ha più alcun ruolo da svolgere in un mondo moderno globalizzato.”[61]

Inoltre, “Come nel caso di gruppi di cittadini, la partecipazione delle elite del business nel sistema internazionale sta diventando istituzionalizzata. Il miglior esempio è il World Economic Forum di Davos, in Svizzera. Nel 1980, il WEF si è trasformata da una organizzazione dedicata a monotoni problemi di gestione in un dinamico forum politico. Una volta l’anno, un migliaio di dirigenti corporativi più potenti del mondo stanno insieme con un altro migliaio di alti esponenti del mondo politico per partecipare a una settimana di tavole rotonde e presentazioni. Il WEF prevede anche arene di discussione e di raccomandazioni in materia di definizione della politica mondiale.” Essi continuano spiegando che “L’assemblea di Davos e le reti sovrapposte di elite aziendali, come la Camera di Commercio Internazionale, sono riuscite a plasmare politiche globali compatibili. Il loro successo è sopraggiunto con l’espansione dei regimi del commercio internazionale, la modesta regolamentazione dei mercati dei capitali, il predominio della filosofia del mercato neoliberista, e la collaborazione di supporto alla maggior parte dei governi, soprattutto quelli dei paesi ricchi.”[62]

Nello spiegare la proposta di un parlamento mondiale, in sostanza, per affrontare il “deficit democratico”, creato dalle organizzazioni internazionali, gli autori hanno scritto che, “Alcuni imprenditori certamente si opporrebbero a un parlamento mondiale perché amplierebbe le scelte dei popoli che premerebbero probabilmente per regolamenti transnazionali. Ma altri stanno arrivando a credere che il deficit democratico deve essere colmato da una sorta di sistemazione delle parti interessate. Dopo tutto, molti membri della classe dirigente che inizialmente erano ostili a tale riforma si sono resi conto che il New Deal – o il suo equivalente social-democratico in Europa – è stato necessario per salvare il capitalismo. Molti imprenditori oggi pure convengono che la democratizzazione è necessaria per rendere la globalizzazione politicamente accettabile in tutto il mondo.” Essenzialmente, il suo scopo sarebbe quello di dare alla globalizzazione “dal basso l’accettazione e la legittimità.”[63]

David Rothkopf, uno studioso presso il Carnegie Endowment for International Peace, ex Sottosegretario di Commercio per gli affari Internazionali con l’amministrazione Clinton, ex amministratore delegato di Kissinger e soci, e un membro del Council on Foreign Relations, ha recentemente scritto un libro intitolato Superclass: The Global Power Elite e il mondo che essi stanno facendo. In qualità di membro di tale “superclasse”, la sua scrittura dovrebbe fornire una visione penetrante nella costruzione di questo “nuovo ordine mondiale.” Egli afferma che: “In un mondo di movimenti globali e di minacce che non presentano i loro passaporti alle frontiere nazionali, non è più possibile per uno stato-nazione agire da solo per compiere la sua parte del contratto sociale.” Ha scritto che “i progressi continueranno ad essere fatti”, tuttavia, sarà impegnativo, poichè questi “vendono a caro prezzo molte strutture di potere nazionali e locali, e i concetti culturali che hanno fondamenti profondi alla base della civiltà umana, cioè il concetto di sovranità.” Egli ha inoltre scritto che,”meccanismi di governance globale sono più realizzabili in un ambiente come quello di oggi”, e che questi meccanismi “sono spesso creativi con soluzioni temporanee ai problemi urgenti, i quali non possono aspettare che il mondo abbracci un’idea più grande e più controversa come quella di un reale governo mondiale.”[64]

Jacques Attali, fondatore ed ex presidente della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, e consigliere economico del presidente francese Nicholas Sarkozy, intervistato da Euronews, ha detto che, “o stiamo andando verso un governo mondiale, o mettiamo in primo piano le questioni nazionali.” L’intervistatore ha dichiarato che l’idea di un governo mondiale potrà spaventare molte persone, al che Attali ha risposto:”infatti, c’è da aspettarselo, perché sembra una fantasia. Ma c’è già un’autorità mondiale in molti settori,” e che, “anche se è difficile pensare ad un governo europeo per il momento, che è lì, ma molto debole, l’Europa può almeno spingere la sua esperienza al mondo. Se gli europei non saranno in grado di creare un quadro economico affiancato ad un quadro politico, allora non potranno andare a farlo su scala globale. E allora il modello economico mondiale si romperà, e ci sarà il ritorno alla Grande Depressione.”[65]

Nel dicembre del 2008, il Financial Times ha pubblicato un articolo intitolato: “And Now for A World Government”, in cui l’autore, ex partecipante Bilderberg, Gideon Rachman, ha scritto che, “per la prima volta nella mia vita, credo che la formazione di una sorta di governo mondiale sia plausibile”, e che, “Un ‘governo mondiale’ comporterebbe molto di più che la cooperazione tra le nazioni. Ci dovrebbe essere un soggetto con caratteristiche simili allo stato, sostenuto da un corpo di leggi. L’Unione europea ha già istituito un governo continentale per 27 paesi, il quale potrebbe essere un modello. L’UE dispone di una corte suprema, una moneta, migliaia di pagine di diritto, un servizio civile di grandi dimensioni e la capacità di dispiegare la forza militare”.

Egli ha affermato che “è sempre più chiaro che le questioni più difficili di fronte ai governi nazionali sono di natura internazionale: vi è il riscaldamento globale, una crisi finanziaria globale e una ‘guerra globale al terrore’.” Ha scritto che il modello europeo potrebbe “diventare globale” e che un governo mondiale “si potrebbe fare”, e “La crisi finanziaria e il cambiamento climatico stanno spingendo i governi nazionali verso soluzioni globali, anche in paesi come la Cina e gli Stati Uniti che sono fieri guardiani della sovranità nazionale”. Citò un consigliere del presidente francese Nicolas Sarkozy che disse, “la global governance è solo un eufemismo per il governo mondiale”, e che il “nucleo della crisi finanziaria internazionale è che abbiamo dei mercati finanziari mondiali e nessuna norma di diritto a livello mondiale.” Tuttavia, Rachman afferma che ogni spinta verso un governo mondiale “sarà un doloroso, lento processo.” Egli afferma poi che il problema principale in questa spinta può essere spiegato con un esempio da parte dell’Unione europea, che “ha subito una serie di sconfitte umilianti nei referendum, quando i piani di ‘unione sempre più stretta’ sono stati sottoposti agli elettori. In generale, l’Unione ha progredito più velocemente quando un’ampia gamma di accordi è stata concordata da tecnocrati e politici – e poi spinta senza il riferimento diretto agli elettori. La Governance internazionale tende ad essere efficace, solo quando è anti-democratica. [Corsivo aggiunto] “[66]

Nel novembre del 2008, l’United States National Intelligence Council (NIC), “il centro della comunità dell’intelligenge statunitense per il pensiero sulle strategie a medio e a lungo termine”, ha pubblicato un rapporto che essa ha prodotto in collaborazione con numerosi gruppi di riflessione, società di consulenza, istituzioni accademiche e centinaia di altri esperti, tra i quali ci sono il Consiglio atlantico degli Stati Uniti, il Centro Wilson, la RAND Corporation, la Brookings Institution, l’ American Enterprise Institute, la Texas A & M University, il Council on Foreign Relations e il Chatham House di Londra [67].

Delineando le tendenze globali che il mondo attraverserà fino all’anno 2025, la relazione afferma che la crisi finanziaria “richiederà sforzi a lungo termine per creare un nuovo sistema internazionale.” E suggerisce che il “modello cinese” per lo sviluppo diventa sempre più interessante, ci può essere un “calo della democratizzazione” per le economie emergenti, per i regimi autoritari, e per le “democrazie deboli frustrate da anni di scarso rendimento economico.” Inoltre, il dollaro cesserà di essere la moneta di riserva mondiale, in quanto vi sarebbe probabilmente un “movimento lontano dal dollaro.” [68]

Inoltre, il dollaro diventerà “una sorta di primus inter pares in un paniere di monete entro il 2025. Ciò potrebbe verificarsi improvvisamente a seguito di una crisi, o gradualmente con un riequilibrio globale.”[69] La relazione fornisce i particolari per la costruzione di un nuovo sistema internazionale, affermando che, “entro il 2025, gli Stati-nazionali non saranno più gli unici — e spesso nemmeno i più importanti – attori sulla scena mondiale e il ‘sistema internazionale’ si trasformerà per accogliere la nuova realtà. Ma la trasformazione sarà incompleta e irregolare.” Inoltre, sarebbe “improbabile vedere un generale, globale e unitario approccio alla governance globale. Le tendenze attuali indicano che la governance globale nel 2025 sarà un patchwork di sovrapposti, e spesso ad hoc, sforzi frammentati, con spostamenti nelle coalizioni dei paesi membri, delle organizzazioni internazionali, dei movimenti sociali, delle organizzazioni non governative, delle fondazioni filantropiche, e delle aziende.” Esso rileva inoltre che,”la maggior parte dei pressanti problemi transnazionali – compresi i cambiamenti climatici, la regolamentazione dei mercati finanziari globalizzati, la migrazione, gli Stati falliti, le reti di criminalità, ecc – è improbabile che siano effettivamente risolti con le azioni dei singoli stati-nazione. La necessità di un’efficace governance globale aumenterà più velocemente a discapito dei meccanismi esistenti in grado di rispondere.”[70]

La relazione esamina il regionalismo, e afferma che, “il regionalismo asiatico potrebbe avere conseguenze a livello mondiale, forse uno scintillamento o un rafforzamento di una tendenza verso tre gruppi finanziari e commerciali che potrebbero divenire quasi-blocchi (Nord America, Europa e Asia orientale).” Questi blocchi “avrebbero implicazioni per la capacità di raggiungere futuri accordi globali dell’Organizzazione mondiale del commercio, e i raggruppamenti regionali potrebbero concorrere nella definizione di standard di prodotto trans-regionale per l’informatica, le biotecnologie, le nanotecnologie, i diritti di proprietà intellettuale, e gli altri prodotti della ‘nuova economia’.”[71 ]

Discutendo la democrazia e la democratizzazione, il rapporto afferma che, “i progressi sono lenti ed è probabile che la globalizzazione sarà oggetto, in molti paesi di recente democratizzazione, alle crescenti pressioni sociali ed economiche che potrebbero minare le istituzioni liberali.” Questo in gran parte perché “il miglior risultato economico di molti governi autoritari potrebbe seminare dubbi tra alcuni sul fatto che la democrazia sia la migliore forma di governo. Le indagini che abbiamo consultato hanno indicato che molti asiatici dell’est mettono maggiormente l’accento sulla buona gestione, compreso l’aumento degli standard di vita, piuttosto che di democrazia.” Inoltre, “anche in molte democrazie consolidate, i sondaggi dimostrano la crescente frustrazione sull’attuale funzionamento del governo democratico e interrogativi tra le élite sulla capacità dei governi democratici di intraprendere le azioni necessarie per affrontare rapidamente ed efficacemente il crescente numero di sfide transnazionali.”[72] In altre parole, le “ben consolidate democrazie “, come quelle in Europa occidentale e Nord America , saranno, attraverso crisi successive (clima, finanza, guerra), erose e si sostituiranno i loro sistemi democratici di governo con strutture totalitarie che saranno in grado di “intraprendere le ardite azioni necessarie” per affrontare “le sfide transnazionali”.

David Rockefeller scrisse nel suo libro, Memorie, che, “Per più di un secolo gli estremisti ideologici, ai due lati dello spettro politico hanno colto episodi ben pubblicizzati, come il mio incontro con Castro, per attaccare la famiglia Rockefeller per l’influenza eccessiva che essi sostengono esercititi sulle istituzioni Americane politiche ed economiche. Alcuni credono persino che facciamo parte di una congiura segreta che lavora contro gli interessi degli Stati Uniti, caratterizzando la mia famiglia e me come ‘internazionalisti’ e che cospiriamo con altri in tutto il mondo per costruire una struttura politica ed economica globale integrata – un unico mondo, se volete. Se questa è l’accusa, mi dichiaro colpevole e sono fiero di esserlo.”(Il corsivo è mio) [73]

La Crisi Economica Globale nel Contesto

L’attuale crisi economica mondiale non ha le sue radici nell’amministrazione Bush, la quale è un lineare e diluito pensare al meglio, ma nella natura sistematica del sistema capitalistico mondiale. La Crisi non è separata dal capitale; la crisi è l’espansione del capitalismo. Per affrontare le basi della crisi economica, la teoria neo-marxista può aiutare a spiegare gran parte delle azioni e delle funzioni che hanno portato alla crisi.

Nel 2006, Walden Bello scrisse un articolo per il Third World Quarterly, in cui spiegava che, “La crisi della globalizzazione e l’eccessivo accumulo è una delle tre crisi centrali che stanno attualmente erodendo l’egemonia degli Stati Uniti. Le altre due sono l’eccessiva estensione della potenza militare statunitense e la crisi di legittimità della democrazia liberale.” Ha spiegato che,”la manipolazione monetaria, attraverso il regime elevato del tasso di interesse avviato dal capo della Federal Reserve Paul Volcker nei tardi anni ’80, mentre era diretto a combattere l’inflazione, è stato anche orientato strategicamente a canalizzare il risparmio globale verso gli Stati Uniti per alimentare l’espansione economica. Una delle conseguenze principali di questa mossa memorabile fu la crisi del debito del Terzo Mondo nei primi anni ’80, che ha concluso il boom delle economie del Sud e ha portato alla loro risubordinazione ai centri del Nord capitalista.”[74]

Le basi economiche della crisi attuale si sono viste nel “progetto mondialista di Clinton.” Come Bello ha spiegato, “L’amministrazione ha abbracciato la globalizzazione come la sua ‘Grand Strategy’ – la quale è la sua fondamentale posizione di politica estera nei confronti del mondo.” Inoltre, “La posizione dominante degli Stati Uniti ha permesso alla fazione liberale della classe capitalista degli Stati Uniti di agire come una punta di un’élite transnazionale nel processo di formazione – un’alleanza di un’élite transnazionale che potrebbe agire per promuovere l’interesse generale della classe capitalista internazionale.” [75]

Bello ha poi spiegato che, “la dinamica dominante del capitalismo globale durante il periodo di Clinton – quella che è stata la fonte della sua forza e il suo Tallone d’Achille – non è stato il movimento di capitale produttivo, ma le evoluzioni del capitale finanziario.” La posizione dominante del capitale finanziario è stata “un risultato del calo di redditività che il settore industriale ha portato con la crisi di sovrapproduzione. Nel 1997 i profitti nel settore industriale degli Stati Uniti avevano smesso di crescere. La speculazione finanziaria, o quella che si potrebbe concettualizzare come la spremitura di valore dal valore già creato, è diventata la fonte più dinamica della redditività.” Questo è stato definito “finanziarizzazione”, la quale aveva molti componenti che componevano la sua struttura e la spinta per la sua posizione dominante. Tra questi vi era l’eliminazione “delle restrizioni, risalenti al 1930, che avevano creato una muraglia cinese tra le banche di investimento e banche commerciali negli Stati Uniti, aprendo così una nuova era di rapido consolidamento nel settore finanziario statunitense.” [76]

In particolare, questo è avvenuto in riferimento all’abrogazione del Glass-Steagall Act, messo in atto nel 1933 in risposta alle azioni che avevano creato la Grande Depressione, il quale intraprese riforme bancarie, in particolare quelle intese a limitare la speculazione. Nel 1987, il Federal Reserve Board votò per alleggerire i regolamenti sotto il Glass-Steagall, dopo aver sentito “le proposte da Citicorp, JP Morgan e Bankers Trust che sostenevano l’allentamento delle restrizioni Glass-Steagall al fine di consentire alle banche di gestire la sottoscrizione di imprese, tra cui commercial paper, obbligazioni comunali sul reddito, e mortgage-backed securities.” E “Nel mese di agosto 1987, Alan Greenspan – ex direttore della JP Morgan e un sostenitore della deregulation nel settore bancario – [divenne] presidente della Federal Reserve Board.” Nel 1989, “il consiglio della Fed approva una domanda da parte di JP Morgan, Chase Manhattan, Bankers Trust, e Citicorp per espandere la feritoia del Glass-Steagall includendo le trattative in debito e titoli azionari in aggiunta ai titoli municipali e ai commercial paper.” Nel 1990, “JP Morgan [divenne], la prima banca a ricevere l’autorizzazione dalla Federal Reserve a sottoscrivere titoli”.

Nel 1998, la Camera dei Rappresentanti approvò “la normativa con una votazione di 214-213 che permise la fusione di banche, titoli aziendali e compagnie di assicurazione in enormi conglomerati finanziari.” E nel 1999, “Dopo 12 tentativi in 25 anni, il Congresso ha finalmente abrogato il Glass-Steagall, premiando di sforzi di lobbying delle società finanziarie agiti per più di 20 anni valutati in 300 milioni di dollari.”[77]

E ‘stato “alla fine degli anni 1990, con l’impennata ad altezze inimmaginabili del mercato azionario, con grandi banche che si fusero inghiottendo le banche più piccole, e con un enorme aumento delle banche con filiali transnazionali, che Wall Street e i suoi molti amici nel Congresso volevano eliminare i regolamenti che erano stati destinati a tutelare gli investitori e stabilizzare il sistema finanziario. Quindi il Gramm-Leach-Bliley Act del 1999 rimpiazzò parti chiave del Glass-Steagall e del Bank Holding Act e consentì alle banche commerciali e di investimenti di unirsi, per offrire mutui casa, vendere titoli e azioni, e offrire assicurazioni.”[78]

Uno degli architetti dell’abrogazione del Glass-Steagall è stato il segretario al Tesoro di Clinton, Robert Rubin. Rubin ha trascorso 26 anni con Goldman Sachs prima di entrare il Tesoro. Robert Rubin ha lavorato a stretto contatto con Alan Greenspan nell’opporsi alla regolamentazione dei derivati, ed è stato sostenuto dal suo Vice Segretario del Tesoro Lawrence Summers. Rubin, dopo aver lasciato il Tesoro, andò a lavorare come dirigente con Citigroup. [79] Robert Rubin è attualmente il co-presidente del Council on Foreign Relations. Lawrence Summers era un ex capo economista della Banca mondiale, prima di essere stato vice segretario al Tesoro nell’amministrazione Clinton. Poi è diventato presidente della Harvard University, ed è ora Direttore del National Economic Council della Casa Bianca nell’amministrazione Obama. L’attuale segretario al Tesoro, Timothy Geithner, è stato l’ex presidente della Federal Reserve Bank di New York, ed è anche un protetto di Robert Rubin.

Gli anni di Clinton hanno visto la nascita di strumenti derivati, che sono strumenti finanziari (o contratti), i cui prezzi sono derivati da una o più sottostanti attività, indici, o altri oggetti. Il valore di un derivato cambia quanto il valore delle variazioni delle attività sottostanti. Essi sono utilizzati a copertura dei rischi, ma anche come strumenti di speculazione. I Derivati “i quali monetizzano e commerciano il rischio nello scambio di una vasta gamma di prodotti,” sono un fattore chiave che ha portato alla crisi economica.

Un’altra causa della crisi è stata “La creazione del massiccio credito al consumo per il consumo di carburante, con gran parte della sorgente di questo capitale proveniente da investitori stranieri”, che “ha creato una pericolosa lacuna tra il debito dei consumatori e il loro reddito, aprendo la possibilità di un collasso o di un default dei consumatori che avrebbe portato via sia i consumatori che i loro creditori.” Inoltre, il ruolo del mercato azionario nel guidare la crescita ha giocato la sua parte nel preparare il terreno per una crisi finanziaria. “L’attività di borsa ha guidato, in particolare, il settore della cosiddetta tecnologia, creando una condizione di ‘capitalismo virtuale’ le cui dinamiche sono basate su aspettative di redditività futura, piuttosto che sulle prestazioni attuali, che era la regola di ferro nell’ ‘economia reale’. “[80]

La Federal Reserve, sotto Alan Greenspan, inizialmente creò la bolla dot-com, fornendo liquidità per le speculazioni nel mercato azionario e nel “capitalismo virtuale”, [81] e, quando la bolla dot-com scoppio, come fanno tutte le bolle, Greenspan e il Fed crearono la bolla immobiliare, tagliando i tassi di interessi e offrendo più Adjustable Rate Mortgages (AMRS), con Fannie Mae e Freddie Mac che incoraggiavano le banche a fare prestiti ad alto rischio [82].

La speculazione aveva dimostrato di essere una potente arma del capitale finanziario. Nel 1990, questo è stato prima esemplificato da “un attacco speculativo sul peso che aveva mandato gli investitori in preda al panico riscuotendo i loro pesos per i dollari, portando alla svalutazione e al collasso dell’economia messicana nel 1994,” e poi in “Asia dell’Est nel 1997. Un centinaio di miliardi di dollari di capitali speculativi allagava la regione tra il 1994 e il 1997 quando i paesi liberalizzarono i conti capitale.” Questo denaro speculativo scorreva in immobili e nel mercato azionario, ed ha portato a un sovra-investimento, e “la crisi si fiutava nell’aria, gli hedge fund e altre speculazioni mirarono il baht tailandese, il won coreano e altre valute, scatenando il panico finanziario di massa che ha portato alla drastica svalutazione di queste valute e ha condotto verso il basso le economie delle tigri asiatiche. In poche settimane nell’estate del 1997 circa 100 miliardi dollari si precipitarono fuori delle economie asiatiche, portando ad una drastica inversione della crescita sfrigolante che aveva segnato le economie nel decennio precedente. In meno di un mese, circa 21 milioni di indonesiani e un milione di thailandesi si sono trovati spinti sotto la soglia di povertà.”[83] Questa è stata conosciuta come la Crisi Finanziaria dell’Asia dell’Est.

Questa crisi “ha aiutato a far precipitare la crisi finanziaria russa nel 1998, così come i problemi finanziari in Brasile e Argentina che hanno contribuito al disfacimanto spettacolare dell’economia argentina nel 2001 e nel 2002, quando, quell’economia che si era distinta come la più fedele seguace delle prescrizioni di commercio e di liberalizzazione finanziaria del FMI, si è trovata costretta a dichiarare l’insolvenza su 100 miliardi dollari del suo debito estero di 140 miliardi dollari”[84]

L’attuale crisi non è finita. I parallelismi tra la crisi attuale e la Grande Depressione sono spaventosi. Questa tendenza alla costruzione di bolle speculative ricorda le speculazioni del mercato azionario degli anni ’20 che guidarono la bolla costruita dalla Federal Reserve, che aveva ridotto i tassi di interesse, fornito liquidità alle banche e attivamente incoraggiato la speculazione. Bolle che sono state create per poi scoppiare.

Nel 1932, il deputato Louis T. McFadden ha dichiarato davanti al Congresso che le banche della Federal Reserve non sono delle agenzie di governo, ma “sono monopoli di credito privati che sfruttano il popolo degli Stati Uniti a favore di se stessi e dei loro clienti stranieri; speculatori e truffatori stranieri e nazionali; e ricchi e predatori usurai.”[85] In seguito alla creazione della Federal Reserve nel 1913, il deputato Charles A. Lindbergh ha detto: “D’ora in poi, le depressioni saranno scientificamente create.” In effetti, aveva ragione. La crisi attuale, che probabilmente condurrà ad una Grande Depressione, viene utilizzata come mezzo principale attraverso il quale verrà costruito un governo mondiale.

Nel 2007, il primo ministro britannico Gordon Brown ha chiesto un nuovo ordine mondiale con la riforma delle Nazioni Unite, della Banca mondiale, del Fmi e del G7.[86] Quando la banca Bear Stearns è crollata, a causa delle sue pesanti partecipazioni sul mercato dei titoli ipotecari, la Federal Reserve acquistò la banca per conto della JP Morgan Chase, il cui amministratore delegato siede nel consiglio di amministrazione della New York Federal Reserve Bank. Poco tempo dopo questa azione, una grande azienda finanziaria ha pubblicato un rapporto che dice che le banche sono di fronte ad un “nuovo ordine mondiale” di “consolidamento e acquisizioni.” [87]

Nel mese di ottobre del 2008, Gordon Brown ha detto che “ci deve essere una nuova Bretton Woods – con la costruzione di una nuova architettura finanziaria internazionale per gli anni a venire.” Ha continuato a dire che “ora dobbiamo riformare il sistema finanziario internazionale intorno ai principi concordati di trasparenza, integrità, responsabilità, buona gestione interna e cooperazione attraverso le frontiere.” Un articolo del Telegraph ha riferito che Gordon Brown vorrebbe “vedere il FMI riformato per diventare una ‘ banca centrale globale’ che monitorizzi da vicino l’economia internazionale e il sistema finanziario.”[88] In una op-ed per il Washington Post, Gordon Brown ha scritto che la “nuova Bretton Woods” dovrebbe basarsi sul concetto di “governance globale”. [89] Ci furono anche richiami per una “polizia economica globale,” magari nella forma della Banca dei regolamenti internazionali (BRI). [90] Nel novembre del 2008, è stato riferito che il barone David de Rothschild “condivide il punto di vista della maggior parte delle persone che vi sia un nuovo ordine mondiale. A suo parere, le banche ridurranno la leva finanziaria e ci sarà una nuova forma di governance globale.”[91]

Dalle ceneri della crisi finanziaria, un nuovo ordine mondiale emergerà nella costruzione di un governo mondiale.

Note

[1] Membership, Peter Sutherland. The Trilateral Commission: October 2007: http://www.trilateral.org/membship/bios/ps.htm

[2] Daily Mail, EU Constitution – the main points. The Daily Mail: June 19, 2004: http://www.dailymail.co.uk/news/article-307249/EU-Constitution–main-points.html
[3] Time, 10 Questions For Vaclav Klaus. Time Magazine: March 13, 2005: http://www.time.com/time/magazine/article/0,9171,1037613,00.html
[4] Valéry Giscard d’Estaing, Valéry Giscard d’Estaing: The EU Treaty is the same as the Constitution. The Independent: October 30, 2007: http://www.independent.co.uk/opinion/commentators/valeacutery-giscard-destaing-the-eu-treaty-is-the-same-as-the-constitution-398286.html
[5] Bruno Waterfield, Lisbon Treaty resurrects the defeated EU Constitution. The Telegraph: June 13, 2008: http://www.telegraph.co.uk/news/newstopics/eureferendum/2123045/EU-Treaty-Lisbon-Treaty-resurrected-defeated-EU-Constitution.html
[6] Mel Hurtig, The Vanishing Country: Is It Too Late to Save Canada? (McClelland & Stewart Ltd., 2002), page 365
[7] CFR, Brian Mulroney. About US, Leadership and Staff: International Advisory Board: http://www.cfr.org/bios/9841/brian_mulroney.html
[8] Robert O’Brien and Marc Williams, Global Political Economy: Evolution and Dynamics, 2nd ed. (Palgrave Macmillan: 2007), page 226
[9] David Rockefeller, What Private Enterprise Means to Latin America. Foreign Affairs: Vol. 44, No. 3 (April, 1966): page 411
[10] David Rockefeller, Memoirs. New York: Random House: 2002: Pages 436-437
[11] David Rockefeller, A hemisphere in the balance. The Wall Street Journal: October 1, 1993
[12] Alexander Dawson, First World Dreams: Mexico Since 1989. Fernwood Books, 2006: Pages 8-9
[13] Alexander Dawson, First World Dreams: Mexico Since 1989. Fernwood Books, 2006: Page 29
[14] Alexander Dawson, First World Dreams: Mexico Since 1989. Fernwood Books, 2006: Page 120
[15] Joseph Stiglitz, Globalization and its Discontents. W.W. Norton & Co.: 2003: page 121
[16] Robert Pastor, A North American Community: A Modest Proposal to the Trilateral Commission. The Trilateral Commission: Toronto, Ontario: November 1-2, 2002: www.american.edu/internationalaffairs/cnas/PastorTrilateral.pdf : page 4
[17] Robert Pastor, A North American Community: A Modest Proposal to the Trilateral Commission. The Trilateral Commission: Toronto, Ontario: November 1-2, 2002: www.american.edu/internationalaffairs/cnas/PastorTrilateral.pdf : page 6
[18] News and Information, Paul Martin Urged to Take the Lead in Forging a New Vision for North American Cooperation. CCCE: November 5, 2003: http://www.ceocouncil.ca/en/view/?document_id=38&type_id=1
[19] CCCE, North American Security and Prosperity. http://www.ceocouncil.ca/en/north/north.php
[20] News and Information, Trinational Call for a North American Economic and Security Community by 2010. CCCE: March 14, 2005: http://www.ceocouncil.ca/en/view/?document_id=395
[21] Office of the Press Secretary, Joint Statement by President Bush, President Fox, and Prime Minister Martin. The White House: March 23, 2005: http://www.whitehouse.gov/news/releases/2005/03/20050323-2.html
[22] CFR, Building a North American Community. Independent Task Force on the Future of North America: May 2005: http://www.cfr.org/publication/8102/building_a_north_american_community.html
[23] Issues Center, North American Competitiveness Council (NACC). US Chamber of Commerce: http://www.uschamber.com/issues/index/international/nacc.htm
[24] CoA, Board of Directors. The Council of the Americas: http://coa.counciloftheamericas.org/page.php?k=bod
[25] Herbert Grubel, Fix the Loonie. The Financial Post: January 18, 2008:
http://www.nationalpost.com/opinion/story.html?id=245165
Herbert Grubel, The Case for the Amero. The Fraser Institute: September 1, 1999:
http://www.fraserinstitute.org/Commerce.Web/publication_details.aspx?pubID=2512
Thomas Courchene and Richard Harris, From Fixing to Monetary Union: Options for North American Currency Integration. C.D. Howe Institute, June 1999:
http://www.cdhowe.org/display.cfm?page=research-fiscal&year=1999
Consider a Continental Currency, Jarislowsky Says. The Globe and Mail: November 23, 2007:
http://www.theglobeandmail.com/servlet/story/LAC.20071123.RDOLLAR23/TPStory/?query=%22Steven%2BChase%22b
[26] Barrie McKenna, Dodge Says Single Currency ‘Possible’. The Globe and Mail: May 21, 2007
[27] Anne-Marie Slaughter, The Real New World Order. Foreign Affairs: September/October, 1997: pages 183-184
[28] Anne-Marie Slaughter, The Real New World Order. Foreign Affairs: September/October, 1997: pages 184-185
[29] Mark Carney, Remarks by Mark Carney, Governor of the Bank of Canada to the International Economic Forum of the Americas / Conference of Montreal. The Bank of Canada: June 11, 2009: http://www.bankofcanada.ca/en/speeches/2009/sp110609.html
[30] Robert Jackson and Georg Sørensen, Introduction to International Relations: Theories and Approaches, Third Edition, OUP 2006: page 162
[31] William I. Robinson and Jerry Harris, Towards a Global Ruling Class? Globalization and the Transnational Capitalist Class. Science & Society, Vol. 64, No. 1, Spring 2000: pages 11-12
[32] William I. Robinson and Jerry Harris, Towards a Global Ruling Class? Globalization and the Transnational Capitalist Class. Science & Society, Vol. 64, No. 1, Spring 2000: page 12
[33] Robert Jackson and Georg Sørensen, Introduction to International Relations: Theories and Approaches, Third Edition, OUP 2006: page 258
[34] William I. Robinson and Jerry Harris, Towards a Global Ruling Class? Globalization and the Transnational Capitalist Class. Science & Society, Vol. 64, No. 1, Spring 2000: page 27
[35] William I. Robinson and Jerry Harris, Towards a Global Ruling Class? Globalization and the Transnational Capitalist Class. Science & Society, Vol. 64, No. 1, Spring 2000: page 28
[36] William I. Robinson and Jerry Harris, Towards a Global Ruling Class? Globalization and the Transnational Capitalist Class. Science & Society, Vol. 64, No. 1, Spring 2000: page 29
[37] William I. Robinson and Jerry Harris, Towards a Global Ruling Class? Globalization and the Transnational Capitalist Class. Science & Society, Vol. 64, No. 1, Spring 2000: page 30
[38] Glen McGregor, Secretive power brokers meeting coming to Ottawa? Ottawa Citizen: May 24, 2006: http://www.canada.com/topics/news/world/story.html?id=ff614eb8-02cc-41a3-a42d-30642def1421&k=62840
[39] Ambrose Evans-Pritchard, The G20 moves the world a step closer to a global currency. The Telegraph: April 3, 2009: http://www.telegraph.co.uk/finance/comment/ambroseevans_pritchard/5096524/The-G20-moves-the-world-a-step-closer-to-a-global-currency.html
[40] Get ready for the phoenix. The Economist: Vol. 306: January 9, 1988: pages 9-10
[41] ECB, The euro and the dollar – new imperatives for policy co-ordination. Speeches and Interviews: September 18, 2000: http://www.ecb.int/press/key/date/2000/html/sp000918.en.html
[42] Jeffrey E. Garten, Needed: A Fed for the World. The New York Times: September 23, 1998: http://www.nytimes.com/1998/09/23/opinion/needed-a-fed-for-the-world.html
[43] Jeffrey Garten, Global authority can fill financial vacuum. The Financial Times: September 25, 2008: http://www.ft.com/cms/s/0/7caf543e-8b13-11dd-b634-0000779fd18c.html?nclick_check=1
[44] Jeffrey Garten, We Need a Bank Of the World. Newsweek: October 25, 2008: http://www.newsweek.com/id/165772
[45] Andrew Gavin Marshall, North-American Monetary Integration: Here Comes the Amero. Global Research: January 20, 2008: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=7854
[46] Commission Européenne, EU and US to sign up to transatlantic economic integration plan at Washington Summit on 30 April. UN: April 27, 2007: http://www.eu-un.europa.eu/articles/fr/article_6987_fr.htm
[47] Andrew Coyne, The crossroads of international trade. Macleans: September 18, 2008: http://www2.macleans.ca/tag/council-of-canadians/
[48] Benn Steil, The End of National Currency. Foreign Affairs: Vol. 86, Issue 3, May/June 2007: pages 83-96
[49] BBC, South America nations found union. BBC News: May 23, 2008: http://news.bbc.co.uk/2/hi/americas/7417896.stm
[50] CNews, South American nations to seek common currency. China View: May 26, 2008: http://news.xinhuanet.com/english/2008-05/27/content_8260847.htm
[51] AME Info, GCC: Full steam ahead to monetary union. September 19, 2005: http://www.ameinfo.com/67925.html
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[80] Walden Bello, The Capitalist Conjuncture: Over-accumulation, Financial Crises, and the retreat from globalization. Third World Quarterly: Vol. 27, No. 8: 2006: page 1350
[81] Bill Virgin, et. al, The Insider: Dot-com boom just another of ‘Greenspan’s Bubbles’. Seattle PI: February 10, 2008: http://seattlepi.nwsource.com/business/350766_theinsider11.html?source=rss
[82] Richard C. Cook, They Did It On Purpose: The Housing Bubble & Its Crash were Engineered by the US Government, the Fed & Wall Street. Global Research: October 23, 2008: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=10654
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[84] Walden Bello, The Capitalist Conjuncture: Over-accumulation, Financial Crises, and the retreat from globalization. Third World Quarterly: Vol. 27, No. 8: 2006: page 1352
[85] Louis T. McFadden, Congressional Record. June 10, 1932: pages 12595-12596 http://www.scribd.com/doc/16502353/Congressional-Record-June-10-1932-Louis-T-McFadden
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[91] Rupert Wright, The first barons of banking. The National: November 6, 2008: http://www.thenational.ae/article/20081106/BUSINESS/167536298/1005
Andrew Gavin Marshall is a Research Associate with the Centre for Research on Globalization (CRG). He is currently studying Political Economy and History at Simon Fraser University.
Andrew Gavin Marshall is a frequent contributor to Global Research.

Fonte: http://nwo-truthresearch.blogspot.it/2010/03/forgiare-un-nuovo-ordine-mondiale-sotto.html
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