Il Saker intervista Dmitry Orlov

“Penso che l’impero americano sia già finito, ma non è stato ancora sottoposto ad alcun serio stress test e quindi nessuno si rende conto che è così”

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Se dovessi descrivere l’attuale situazione internazionale usando solo una parola, la parola “caos” sarebbe una scelta abbastanza decente (anche se non l’unica). Caos in Ucraina, caos in Venezuela, caos ovunque l’Impero è coinvolto e, naturalmente, caos negli Stati Uniti. Ma questo non lo apprendereste ascoltando i portavoce e altri “esperti” che svolgono all’incirca la stessa funzione per l’Impero dell’orchestra sul Titanic: distrarre dal disastro in via di sviluppo il più a lungo possibile.

Ho deciso di rivolgermi all’esperto incontrastato sul collasso sociale e politico, Dmitry Orlov, che ho sempre ammirato per le analisi molto logiche, non ideologiche e comparative del crollo dell’Unione Sovietica e degli Stati Uniti. Il fatto che i suoi detrattori debbano ricorrere a rozzi e, francamente, stupidi ad hominem mi convincono ulteriormente che le opinioni di Dmitrij devono essere ampiamente condivise. Dmitrij ha gentilmente acconsentito a rispondere alle mie domande in modo dettagliato, cosa di cui sono molto grato. Spero che questa intervista sia interessante come l’ho trovata io.

Il Saker

Il Saker: Come valuteresti la situazione attuale in Ucraina in termini di collasso sociale, economico e politico?

Dmitrij Orlov: L’Ucraina non è mai stata valida come stato indipendente e sovrano, e quindi ci si doveva aspettare la sua disintegrazione. L’applicabilità del concetto di collasso si basa sull’esistenza di un’entità intatta e autonoma in grado di collassare, e con l’Ucraina questo non è assolutamente il caso. Mai nella sua storia è stata in grado di stare da sola come entità stabile, autosufficiente, sovrana. Non appena ha ottenuto l’indipendenza, è semplicemente decaduta. Proprio come i paesi baltici (Estonia, Lettonia, Lituania), aveva raggiunto il suo apice dello sviluppo economico e sociale proprio mentre l’URSS stava per crollare, e da allora ha subìto degenerazioni e perdite di popolazione. Quindi, il modello giusto per discuterne non è un improvviso collasso, ma una costante degenerazione e decadenza.

Il territorio dell’Ucraina fu messo in piedi dai Bolscevichi – prima da Lenin, poi da Stalin, poi da Khrushchev. Fu Lenin a concedergli le sue regioni orientali (in particolare Donetsk e Lugansk) che in precedenza facevano parte della Russia vera e propria. Stalin quindi aggiunse territori orientali, che furono in varie epoche polacchi, austro-ungarici o romeni. Infine, Khrushchev concesse la Crimea russa in una mossa che era incostituzionale all’epoca, dal momento che nessun referendum pubblico era stato tenuto in Crimea per decidere questa faccenda, come richiesto dalla costituzione sovietica.

Prima di questa azione bolscevica, “Ucraina” non era usata come una designazione politica o geografica appropriata. Il territorio era considerato parte della Russia, distinto dal resto dal prefisso “Malo-“ (piccolo) e chiamato “Malorossija”. La parola “Ucraina” è semplicemente una forma arcaica della parola russa “okrajna” (periferia, terra di confine). Ecco perché è richiesto l’articolo determinativo “L’”: l’Ucraina è letteralmente “la periferia della Russia”. I sovietici hanno dotato questa terra di confine di un’identità fittizia, e costretto molti dei suoi abitanti ad onorare ufficialmente la propria etnia come “ucraina”, in un tentativo di ottenere un seggio aggiuntivo all’ONU.

Questa miscela politica era presumibilmente tenuta insieme da un’identità etnica ucraina, che è a sua volta un intruglio. La lingua ucraina è una combinazione dei dialetti dei villaggi russi meridionali con un po’ di polacco gettato come condimento. Ha un tocco in più che i russi trovano incantevole, rendendola adatta per le canzoni popolari. Ma non ha mai avuto molto valore pratico, e la lingua usata dagli ucraini è sempre stato il russo. Ancora oggi i nazionalisti ucraini passano al russo se l’argomento è abbastanza impegnativo. Religiosamente, la maggior parte della popolazione è stata per molti secoli ed è ancora Ortodossa russa.

Nelle mie conversazioni sull’Ucraina con molti ucraini nel corso degli anni ho scoperto una verità scioccante: a differenza dei russi, gli ucraini sembrano avere esattamente zero solidarietà etnica. Ciò che li unisce è la loro comunanza di esperienze storiche come parte dell’Impero russo, poi dell’Unione Sovietica, ma questa eredità storica viene attivamente cancellata. Dopo il crollo sovietico e l’indipendenza ucraina, seguì una campagna per de-sovietizzare e de-russizzare l’Ucraina, deprecando questo comune retaggio storico e sostituendolo con un’identità sintetica ucraina basata su una storia falsificata che è estranea alla maggior parte della popolazione. Questa finta storia acclama i collaboratori nazisti, e tenta di cancellare completamente tutta la memoria del ruolo un tempo molto attivo dell’Ucraina nel più vasto mondo russo.

Abbiamo quindi un territorio prevalentemente russofono, storicamente prevalentemente russo, dove la maggior parte della gente parla sia russo (alcuni con un accento) o una sorta di pasticcio ucraino chiamato Surzhik, che ha un suono ucraino ma con parole prevalentemente russe (la sovrapposizione tra le due lingue è così grande che è difficile tracciare una linea di divisione). Apparentemente il vero ucraino viene parlato nell’ovest del paese, che non è mai stato parte dell’Impero russo, ma è un dialetto per lo più incomprensibile nel resto del paese.

Nonostante questa confusa situazione linguistica, l’ucraino è stato imposto come lingua di insegnamento in tutto il paese. La mancanza di libri di testo in ucraino e la mancanza di insegnanti qualificati per insegnare in ucraino hanno fatto precipitare la qualità dell’istruzione pubblica, dando origine a diverse generazioni di ucraini che non conoscono veramente l’ucraino, hanno avuto poca istruzione formale in russo, e parlano una sorta di mezza lingua informale. Più recentemente, sono state approvate leggi che limitano severamente l’uso del russo. Ad esempio, le persone che non hanno mai parlato una parola di ucraino sono ora costrette ad usarlo per fare acquisti o per ottenere servizi governativi.

L’identità artificiale sintetica ucraina è troppo labile per dare al paese un senso di sé o un senso dell’orientamento. È un’identità puramente negativa: l’Ucraina è ciò che non è la Russia. Il buco che ne è derivato nella coscienza pubblica è stato colmato facendo dell’integrazione europea un culto del carico: è stato annunciato che l’Ucraina si stava lasciando il mondo russo alle spalle e si stava unendo all’Unione Europea e alla NATO. Più recentemente l’intento di aderire all’UE e alla NATO è stato scritto direttamente nella Costituzione ucraina. Nel frattempo, è diventato abbondantemente chiaro che né l’adesione all’UE né alla NATO è quantomeno probabile o necessaria: l’UE ha ottenuto tutto ciò che voleva dall’Ucraina, costringendola a firmare l’Accordo di Associazione senza dare nulla di valore in cambio; e il territorio ucraino serve già da campo di gioco per le esercitazioni della NATO.

Quindi, per quanto riguarda il collasso sociale, non c’è davvero molto da discutere, perché il termine “società ucraina” ha pochissime basi nella realtà. Se abbandoniamo l’idea che l’Ucraina sia un paese se separato dalla Russia, cosa possiamo dire delle sue possibilità come parte di una Grande Russia?

Qui devo fare una digressione per spiegare la differenza tra un vero impero e l’URSS. Un vero impero funziona come una pompa della ricchezza che risucchia la ricchezza dai suoi possedimenti imperiali, o all’estero, come nel caso dell’Impero britannico, o nella sua periferia, come nel caso dell’Impero russo. Quest’ultimo ereditò le tradizioni dell’Impero Mongolo che lo precedette. Il termine mongolo “tamga” era spesso usato per indicare il tributo annuale da raccogliere dalle tribù di nuova conquista mentre l’impero russo si espandeva verso est. (Molte di queste tribù erano in precedenza soggetti mongoli che capivano il significato del termine).

Ecco il punto chiave: l’URSS non era affatto un impero normale. Invece di funzionare come una pompa della ricchezza che pompava ricchezza dalla periferia al centro imperiale, funzionava come un incubatore rivoluzionario, sfruttando le risorse del nucleo (Russia) ed esportandole alla periferia per costruire il Socialismo, con l’ulteriore obiettivo di fomentare la rivoluzione comunista globale. I vari gruppi etnici che erano grossolanamente sovrarappresentati tra i Bolscevichi, provenivano tutti dalla periferia – Zona di Residenza Ebraica, Bielorussia, l’Ucraina, Caucaso e Baltico – e non pensavano altro che a sacrificare la Madre Russia sull’altare della rivoluzione mondiale.

Il loro zelo rivoluzionario fu ostacolato dalla totale mancanza di merito pratico. Quando questo venne riconosciuto, Lev Trockij – il grande esponente della rivoluzione mondiale – fu prima esiliato, poi assassinato. Più tardi, quando divenne chiaro che senza appellarsi ai sentimenti patriottici russi era improbabile che il compito di prevalere contro la Germania nazista avesse successo, Stalin ricostituì la Chiesa Ortodossa russa e fece altri sforzi per il ripristino dell’identità etnica russa, che era stata precedentemente denigrata come retrograda e sciovinista. Ci furono anche notevoli ostacoli a questo processo: negli anni ‘40 un gruppo di leader Comunisti di Leningrado tentò di promuovere gli interessi russi attraverso la cooperazione regionale. Furono epurati e subirono la repressione politica in quello che divenne nota come l’“Affare di Leningrado”.

Fortunatamente, l’idea della Russia come terreno di coltura per la rivoluzione Comunista mondiale non è mai stata pienamente attuata. Tuttavia, la tendenza a sfruttare la Russia a vantaggio della sua periferia sovietica è rimasta intatta. I leader più significativi dell’URSS, Stalin, Khrushchev e Brezhnev, non erano russi; Stalin era georgiano, mentre gli altri due erano ucraini. Tutte le altre repubbliche sovietiche avevano le loro organizzazioni del Partito Comunista che sviluppavano quadri da inviare a Mosca, mentre la Russia stessa mancava di tale organizzazione. L’inevitabile risultato fu che la maggior parte delle altre repubbliche sovietiche riuscirono a succhiare risorse dalla Russia, diventando più prospere della stessa Russia.

Quindi, l’immagine dell’URSS come un tipico impero è semplicemente sbagliata. La giusta immagine mentale dell’URSS è quella di una scrofa prostrata ed emaciata (la Russia) che allatta 14 maiali avidi e grassi (le altre Repubbliche Socialiste Sovietiche). Nonostante tutte le sue numerose mancanze, Boris Eltsin ha fatto una cosa giusta: ha smantellato l’Unione Sovietica (anche se il modo in cui lo ha fatto è stato più che incompetente e rasentava il tradimento).

Se hai bisogno di una spiegazione sul perché la Russia sia ora in ripresa, sempre più prospera e in grado di investire somme ingenti in sistemi di armi ipersoniche e in infrastrutture modernizzate per il suo popolo, è questa: i 14 maialini sono stati mandati a pascolare da soli. Questo pezzettino di prospettiva, a proposito, ripaga la grandezza dell’idiozia della “Grande Scacchiera” di Zbigniew Brzezinski: la sua teoria secondo cui la Russia vuole essere un impero ma non può farlo senza l’Ucraina, si frantuma a contatto con la consapevolezza che la Russia non è stata un impero per oltre un secolo e non ha bisogno né voglia di diventarlo di nuovo.

In ogni caso, in questi giorni gli imperi sono un po’ retrò, sai, e per niente utili se non come un modo per gli stupidi americani di finire in bancarotta. La Russia ha bisogno di partner commerciali affidabili che possano pagare a modo loro, non dipendenti indifesi che chiedono a gran voce l’elemosina. Portare la Crimea agli standard contemporanei della Russia dopo 30 anni di abbandono ucraino si è rivelata un compito monumentale; per quanto riguarda il resto dell’Ucraina, dimenticatevelo!

Quindi, armati di questa prospettiva, cosa possiamo dire dell’Ucraina dalla prospettiva russa contemporanea?

Prima di tutto, è uno spettacolo di fenomeni da baraccone, come attesta il contenuto dei talk show russi in cui gli esperti ucraini appaiono come personaggi dei cartoni animati, clowneschi e indistruttibili: ogni volta che i loro argomenti risibili a nome dell’Ucraina gli esplodono in faccia, per un momento restano lì bruciacchiati e furiosi, poi si ripuliscono dalla cenere e appaiono nel segmento successivo freschi come margherite. Questo spettacolo bizzarro ha un certo merito didattico: aiuta il corpo politico russo a sviluppare potenti anticorpi contro l’ipocrisia occidentale, perché è stata l’ingerenza occidentale che ha trasformato l’Ucraina contemporanea nel pasticcio orribile che è. Ma questo era, in un certo senso, inevitabile: privata del biberon sovietico, l’Ucraina ha cercato di farsi allattare dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea per 30 anni e, in mancanza di ciò, si è tagliata e ha arrostito i suoi stessi lombi.

In secondo luogo, l’Ucraina è una ricca fonte di immigrati, avendo perso circa un terzo della popolazione dall’indipendenza. Gran parte della sua popolazione si qualifica come russa: linguisticamente, culturalmente e religiosamente sono perfettamente compatibili con la popolazione russa. Gli ucraini sono già il terzo gruppo etnico più popoloso in Russia (dopo russi e tartari) e la Russia è stata in grado di assorbire gli ucraini che sono fuggiti in Russia negli ultimi anni. Mentre la popolazione dell’Ucraina si assottiglia, si sta verificando una separazione naturale. Coloro che sono più compatibili con il mondo russo tendono a trasferirsi in Russia, mentre gli altri vanno in Polonia e in altri paesi dell’UE.

Infine, c’è una grande quantità di stanchezza in Russia verso l’Ucraina. Attualmente è un argomento di discussione importante a causa delle farsesche elezioni presidenziali, ma sempre più si sente la domanda: “Dobbiamo continuare a parlare di questo?” Non c’è niente di positivo da dire sull’Ucraina, e le persone tendono a scuotere semplicemente la testa e cambiare canale. Quindi, l’elemento finale della prospettiva russa sull’Ucraina è che è doloroso da guardare e preferiscono guardare qualcos’altro.

Tuttavia, questo non deve accadere. Per ampie ragioni storiche, la Russia rimane il principale partner commerciale dell’Ucraina. Le economie russa e ucraina sono state concepite come un’unità, basata sullo stesso insieme di piani, standard e regolamenti. Nonostante gli sforzi concertati e politicamente motivati dei leader ucraini per interrompere questi legami, molti di essi sono rimasti ostinatamente al loro posto, per mancanza di alternative. Nel frattempo, l’Ucraina fa molto poco di quello che l’Unione Europea o il resto del mondo vorrebbero facesse, e molto poco di questo molto poco è conforme ai voluminosi standard e regolamenti dell’UE. Nello specifico, l’UE non trova assolutamente alcuna utilità per i manufatti ucraini, e vede principalmente l’Ucraina come fonte di materie prime e manodopera a basso costo.

È la Russia che fornisce il combustibile nucleare alle vecchie centrali nucleari ucraine, che forniscono oltre la metà di tutta l’elettricità, mentre il carbone russo (antracite, in particolare) fornisce gran parte del resto. Ma, per ragioni politiche, i funzionari ucraini sono riluttanti ad ammettere che il cordone ombelicale che collega l’Ucraina alla Russia non può essere reciso. Ad esempio, non acquistano direttamente il gas naturale russo, ma attraverso intermediari nell’UE e dopo una maggiorazione (una parte della quale viene intascata). Sulla carta, l’Ucraina importa gas dall’UE; fisicamente, le molecole di metano inviate dalla Russia non lasciano mai il territorio ucraino; vengono semplicemente dirottate per l’uso locale.

Quando l’Unione Sovietica è crollata, l’Ucraina era la sua parte più sviluppata e forse la più ricca, e alcuni si aspettavano che, avendo gettato il giogo sovietico, che il suo futuro sarebbe stato troppo brillante da poter guardare senza occhiali protettivi. Aveva abbondanti risorse naturali (terra fertile, carbone) e una forza lavoro istruita. Produceva numerosi prodotti high-tech come aerei a reazione, motori diesel marittimi, motori per elicotteri, motori per razzi, e molto altro che era il migliore del mondo. Invece, ciò che è accaduto sono diversi decenni di furti, stagnazione e decadenza. Ormai l’Ucraina ha perso gran parte della sua industria, e le infrastrutture dell’era sovietica sono degradate al punto che gran parte di esse sono consumate e sull’orlo del crollo. L’industria ha chiuso, e gli specialisti che un tempo impiegava sono andati in pensione o sono andati a lavorare in Russia, nell’UE o negli Stati Uniti. (Alcuni scienziati missilistici ucraini sono apparentemente andati a lavorare in Corea del Nord, e questo spiega i recenti incredibili successi della Corea nel campo dei missili e la sua improbabile, esotica scelta di combustibile per razzi: dimetilidrazina asimmetrica).

Il Saker: E le repubbliche del Donbass? Come paragoneresti la situazione in Novorussia con quello che sta avvenendo in Ucraina?

Dmitrij Orlov: Il termine “Novorossija” (Nuova Russia) risale a diversi secoli, al tempo in cui Caterina la Grande espanse l’impero russo per includere la Crimea e altri possedimenti meridionali. Quelle che Lenin riassegnò alla Repubblica Socialista Sovietica ucraina erano regioni russe, tra cui Donetsk eLugansk.

Ci sono molte altre regioni ucraine che sono quasi interamente russe – Charkiv e Odessa in particolare, ma Donetsk e Lugansk non sono affatto ucraine. Ecco perché, dopo il rovesciamento del governo del 2014, quando divenne chiaro che le intenzioni dei nazionalisti ucraini che presero il potere a Kiev erano opprimere la parte russa della popolazione, queste due regioni decisero di mettersi in proprio. I nazionalisti ucraini hanno reagito lanciando una guerra civile, iniziata esattamente cinque anni fa, e che hanno perso. Per salvare la faccia, hanno dichiarato la loro sconfitta come risultato di una “invasione russa”, ma non sono stati in grado di presentarne alcuna prova. Se i russi avessero invaso, il risultato sarebbe stato un replay dell’azione della Russia in Georgia nell’agosto del 2008, durata circa una settimana.

Gli ucraini continuano a lanciare missili nei territori di Donetsk e Lugansk, causando sporadiche vittime civili. Di tanto in tanto mettono in scena piccole schermaglie, subiscono perdite e si ritirano. Ma soprattutto la loro “Operazione Antiterrorista”, che è come chiamano questa guerra civile, si è trasformata in un’iniziativa di propaganda, con i mitici “invasori russi” invocati ogni volta per spiegare la loro sequela altrimenti inesplicabile di sconfitte.

Dopo alcuni sforzi da parte degli istruttori della NATO per addestrare gli ucraini, gli istruttori hanno rinunciato. Gli ucraini si sono limitati a ridergli in faccia perché gli era chiaro che gli istruttori non sapevano come combattere. Fu allora deciso che la “road map” per l’inclusione dell’Ucraina nella NATO doveva essere messa da parte, perché gli ucraini sono semplicemente troppo pazzi per la sedata e sedentaria NATO. Gli istruttori sono stati poi rimpiazzati con tizi della CIA che hanno semplicemente raccolto informazioni su come combattere una guerra terrestre ad alta intensità senza supporto aereo – qualcosa che nessuna forza della NATO avrebbe mai considerato di fare. In tali condizioni le forze della NATO si ritirerebbero automaticamente o, in caso contrario, si arrenderebbero.

Nel frattempo, le due regioni orientali, che sono altamente sviluppate economicamente e hanno molte industrie, si sono integrate sempre più strettamente nell’economia russa. Le loro università e istituti sono ora pienamente accreditati all’interno del sistema russo di istruzione superiore, la loro moneta è il rublo e, sebbene in termini di riconoscimento internazionale rimangano parte dell’Ucraina, è molto importante notare che l’Ucraina non le tratta come tali.

Il governo ucraino non tratta i cittadini di Donetsk e Lugansk come cittadini: non paga le loro pensioni, non riconosce il loro diritto di voto e non fornisce loro i passaporti. Reclama il territorio di Donetsk e Lugansk ma non le persone che vi risiedono. Ora, il genocidio e la pulizia etnica sono generalmente disapprovati dalla comunità internazionale, ma in questo caso viene fatta un’eccezione a causa della russofobia: i russi che vivono a Donetsk e Lugansk sono stati etichettati come “filo-russi” e sono quindi obiettivi legittimi.

La Russia ha resistito alle richieste di concedere il riconoscimento ufficiale a queste due Repubbliche popolari o fornire un chiaro sostegno militare (armi e volontari filtrano dalla parte russa senza alcun ostacolo, sebbene il flusso di volontari sia rallentato di recente). Da una prospettiva puramente cinica, questa piccola guerra è utile per la Russia. Se in futuro l’Ucraina fallirà completamente e si frammenterà, come sembra probabile, e se alcuni di questi pezzi (che potrebbero teoricamente includere non solo le regioni di Donetsk e Lugansk ma anche Kharkov, Odessa e Dnepropetrovsk) vorranno unirsi alla Russia, la Russia affronterà un problema serio.

Vedete, negli ultimi 30 anni la maggior parte degli ucraini si è accontentata di sedersi a bere birra e guardare la televisione mentre il loro paese veniva saccheggiato. Non hanno avuto problemi ad uscire per manifestare e protestare, a condizione che fossero pagati per farlo. Hanno votato nel modo in cui sono stati pagati per votare. Non si sono fatti problemi per l’industria ucraina che veniva chiusa finché hanno potuto lavorare all’estero e inviare denaro in patria. Non sono infuriati o nemmeno imbarazzati dal fatto che il loro paese sia praticamente gestito dall’ambasciata americana a Kiev. Tra gli unici con passione ci sono i nazisti che marciano con le torce e mostrano le insegne naziste. In breve, questo non è il tipo di persone con cui qualsiasi paese che si rispetti vorrebbe avere qualcosa a che fare, non importa se li assorbe nella sua popolazione in massa, perché l’effetto sarebbe quello di demoralizzare la sua intera popolazione.

Ma la gente di Donetsk e Lugansk non è affatto così. Questi minatori di carbone, operai e conducenti di taxi hanno passato giorni e notti in trincea per anni, tenendo a bada uno degli eserciti più grandi d’Europa e lottando per ogni metro quadrato del loro suolo. Se l’Ucraina dovesse mai rinascere come qualcosa che la Russia trovasse accettabile, sono queste persone che possono fornire la cultura di partenza. Devono vincere e devono vincere senza l’aiuto dell’esercito russo, che può schiacciare l’esercito ucraino come un insetto, ma che utilità c’è nel farlo? Pertanto, la Russia fornisce aiuti umanitari, opportunità commerciali, alcune armi e alcuni volontari, e aspetta il suo tempo, perché la creazione di una nuova Ucraina percorribile da una defunta è un processo che richiederà molto tempo.

Il Saker: Qual è la tua opinione sul primo turno delle elezioni presidenziali in Ucraina?

Dmitrij Orlov: Il primo turno delle elezioni è stato una vera e propria frode. L’obiettivo dell’esercizio era di consentire in qualche modo al presidente Poroshenko di passare al secondo turno. Ciò è stato fatto falsificando il numero di voti necessario. In un numero significativo di distretti l’affluenza era esattamente al 100% invece del solito 60% circa, e contava voti di persone che si erano trasferite, erano morte o emigrate. Tutti questi voti falsi sono andati a Poroshenko, permettendogli di arrivare al secondo turno.

Ora la lotta è tra Poroshenko e un comico di nome Volodymyr Zelenskyj. L’unica differenza tra Poroshenko e Zelenskyj, o una delle altre 30 e più persone apparse nel ballottaggio, è che Poroshenko ha già rubato i suoi miliardi, mentre i suoi concorrenti non hanno ancora avuto la possibilità di farlo; l’unica ragione per candidarsi alla presidenza, o a qualsiasi incarico eletto in Ucraina, è mettersi in condizione di fare qualche furto importante.

Quindi, c’è una ragione obiettiva per preferire Zelenskyj a Poroshenko, ovvero che Poroshenko è un grande ladro, mentre Zelenskyj non ancora, ma bisogna capire che questa differenza inizierà ad assottigliarsi il momento dopo l’inaugurazione di Zelenskyj. In effetti, le élite di Kiev sono attualmente tutte molto interessate al loro piano ingegnoso di vendere tutto il territorio ucraino agli investitori stranieri (senza dubbio intascandosi una grossa “gabella”).

Le piattaforme di tutti i 30 e più candidati erano identiche, ma questo non fa differenza in un paese che ha rinunciato alla sua sovranità. In termini di relazioni estere e considerazioni strategiche, l’Ucraina è gestita dall’ambasciata statunitense a Kiev. In termini di funzionamento interno, la principale prerogativa di tutti al potere, incluso il presidente, è il furto. La loro idea è di prendersi la loro fetta e fuggire dal paese prima che l’intera faccenda esploda.

Resta da vedere se il secondo turno elettorale sarà anche una vera e propria frode, e cosa succederà di conseguenza. Ci sono molte alternative, ma nessuna assomiglia a qualche tipo di esercizio democratico. Per essere sicuri, ciò che si intende per “democrazia” in questo caso è semplicemente la capacità di eseguire gli ordini emessi da Washington; l’incapacità di farlo renderebbe l’Ucraina un “regime autoritario” o una “dittatura” e soggetta al “cambio di regime”. Ma a parte questo, non importa.

Le macchinazioni dei “democratici” ucraini sono tanto interessanti per me quanto la vita sessuale dei topi di fogna, ma per completezza, lascia che ti descriva la situazione. Poroshenko è arrivato al secondo turno con i brogli, perché la perdita di questa elezione, all’interno della catena alimentare politica ucraina, lo avrebbe immediatamente trasformato da predatore a preda. Tuttavia, non è stato troppo sottile al riguardo, ci sono ampie prove dei suoi imbrogli, e il contendente che ha schiacciato – Julija Timoshenko – potrebbe teoricamente contestare il risultato in tribunale e vincere. Ciò invaliderebbe l’intera elezione e lascerebbe Poroshenko in carica fino alla prossima. Mescolare, sciacquare, ripetere.

Un’altra opzione potrebbe essere che Poroshenko riesca a superare il secondo turno (rubando in maniera ancora più pesante, visto che questa volta è dietro di oltre il 30%), nel qual caso Zelenskyj potrebbe teoricamente contestare il risultato in tribunale in caso di vittoria. Ciò invaliderebbe l’intera elezione e lascerebbe Poroshenko in carica fino alla prossima. Mescolare, sciacquare, ripetere. Sei ancora eccitato?

Niente di tutto questo è importante, perché non sappiamo quale dei due sia la scelta del Dipartimento di Stato americano. A seconda di quale sia, e indipendentemente dai risultati di eventuali elezioni o cause legali, un piede gigantesco uscirà dal cielo e calpesterà la testa dell’altro. Certo, sarà tutto fatto in modo da apparire altamente democratico, per amore delle apparenze. La dirigenza dell’UE si impegnerà con alcune battute sul golf mentre soffocherà il vomito, e il mondo andrà avanti.

Il Saker: dove sta andando, secondo te, l’Ucraina? Qual è la tua migliore “stima” di ciò che accadrà nel futuro a breve-medio termine?

Dmitrij Orlov: Credo che continuerà tutto come adesso, anche se alcune cose non possono andare avanti all’infinito, e quindi qualcosa cambierà. La cosa più preoccupante è che le centrali nucleari dell’era sovietica che attualmente forniscono la maggior parte dell’elettricità in Ucraina si stanno avvicinando alla fine della loro vita operativa, e non ci sono soldi per rimpiazzarle. Pertanto, dovremmo aspettarci che la maggior parte del paese vada al buio nel tempo. Allo stesso modo, il gasdotto che attualmente alimenta il gas russo sia in Ucraina che in gran parte dell’UE è usurato e pronto per essere dismesso, mentre i nuovi oleodotti che verranno installati nel Mar Baltico e nel Mar Nero stanno per sostituirlo. Dopo questo l’Ucraina perderà anche l’accesso al gas naturale russo.

Se gli ucraini continueranno ad arrendersi incondizionatamente, placandosi con i sogni irrealizzabili di adesione all’UE/NATO, il paese si spopolerà, la terra sarà venduta all’agrobusiness occidentale, e diventerà una sorta di terra agricola di nessuno presidiata dalle truppe NATO. Ma quella sorta di transizione graduale potrebbe essere difficile da orchestrare per l’UE e gli americani. L’Ucraina è altamente militarizzata, è piena di armi, piena di gente che è stata mandata in prima linea nel Donbass e sa come combattere, e potrebbe decidere di combattere fino a un certo punto. Va ricordato che gli ucraini, nonostante il decadimento degli ultimi 30 anni, hanno ancora qualcosa dello spirito combattivo russo in loro, e combatteranno come i russi – fino alla vittoria o fino alla morte. I tecnici militari dalla sessualità ambivalente della NATO non vorrebbe affatto incontrarli sulla loro strada.

Anche il sogno di un’Ucraina spopolata trasformata in un parco giochi per l’agribusiness occidentale potrebbe essere un po’ ostacolato dal fatto che i russi hanno una visione molto debole degli OGM occidentali, e non vorrebbe vedere il polline contaminato da OGM soffiare attraverso i loro confini da ovest. Senza dubbio, troverebbero un modo meno impegnativo per rendere non redditizi i tentativi dell’agroindustria occidentale in Ucraina. L’orchestrazione di una fuga di radiazioni piuttosto piccola ma molto pubblicizzata da una delle vecchie centrali nucleari ucraine probabilmente funzionerebbe. Piuttosto stranamente, agli occidentali non importa di avvelenarsi col glifosato, ma hanno una paura mortale di un po’ di radiazioni ionizzanti.

Il Saker: E l’Unione Europea e l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa? Dove si trova l’UE nella tua opinione?

Dmitrij Orlov: L’UE ha una serie di problemi importanti. Non è fiscalmente o monetariamente sana. Nel suo complesso, come le sue nazioni costituenti, non è più in grado di esercitare la sua piena sovranità, cedendola agli Stati Uniti. Ma gli Stati Uniti non sono più in grado di mantenere il controllo, perché sono internamente in conflitto al punto di diventare incoerenti nelle loro dichiarazioni. Nel complesso, la struttura sembra una bambola matrioska. Hai gli Stati Uniti, come una specie di guscio esterno rotto. Al suo interno c’è la NATO, che è una forza occupante in gran parte dell’Europa fino al confine russo. Sarebbe inutile contro la Russia, ma può rappresentare una minaccia credibile di violenza contro le popolazioni occupate. All’interno della NATO c’è l’UE, un parlatorio politico con una burocrazia tentacolare che diffonde risme su risme di regole e regolamenti.

Dal momento che nessuna di queste sovrastrutture militari/politiche è in realtà strutturale senza l’ingrediente chiave dell’egemonia statunitense, non dovremmo aspettarci che si comporti particolarmente bene. Continuerà come un parlatorio mentre vari governi nazionali tenteranno di rivendicare la propria sovranità. Gli elettori del referendum britannico hanno certamente cercato di spingere il loro governo in quella direzione, e in risposta il loro governo ha sperimentato vari metodi per mettersi pancia all’aria e fingersi morto, ma un governo diverso potrebbe effettivamente tentare di eseguire la volontà della gente. D’altra parte, i governi di Ungheria e Italia hanno fatto qualche passo nella direzione di riaffermare la loro sovranità, con il sostegno pubblico.

Ma nulla è ancora successo. Una volta che l’élite politica di ogni nazione è stata completamente distrutta dalla resa della sua sovranità nazionale, ci vuole un po’ prima che si faccia ricrescere i pettorali e inizi a rappresentare una minaccia credibile agli interessi transnazionali. Persino in Russia ci volle quasi un decennio per contrastare il potere politico e l’influenza dell’oligarchia. Possiamo vedere che l’impero si sta indebolendo e che alcuni paesi stanno iniziando a rifiutare di essere vassalli, ma non è ancora successo nulla di definitivo.

Ciò che potrebbe accelerare le cose è che l’Europa, insieme con gli Stati Uniti, sembra dirigersi verso una recessione/depressione. Un effetto di ciò sarà che tutti i lavoratori ospiti dell’Europa orientale che lavorano in Occidente saranno obbligati a tornare a casa. Un altro sarà che le sovvenzioni dell’UE alle sue recenti acquisizioni orientali – in particolare la Polonia e i paesi baltici – saranno probabilmente ridotte o scompariranno del tutto. L’afflusso di migranti economici di ritorno combinato con la mancanza di sostegno finanziario probabilmente segnerà la fine di alcune élite nazionali che hanno festeggiato la generosità occidentale in cambio di un po’ di russofobia.

Possiamo immaginare che questa marea vorticosa di umanità, espulsa dall’Europa occidentale, si dirigerà a est, sbatterà contro la Grande Muraglia della Russia, e rifluirà nell’ovest, ma ora armata con le armi e il know-how ucraini e con in mente pensieri di saccheggio piuttosto che di lavoro. Lì combatteranno con i nuovi venuti dal Medio Oriente e dall’Africa, mentre gli indigeni andranno a letto, sperando per il meglio e penseranno a buone idee sulla neutralità di genere e su altre cause meritevoli.

Queste vecchie nazioni europee stanno invecchiando, non solo in termini demografici, ma in termini di età massima assegnata dalla natura a qualsiasi etnia. Gli ethnoi (plurale di “ethnos”) generalmente durano solo un migliaio di anni, e alla fine del loro ciclo di vita tendono ad esibire alcune tendenze rivelatrici: smettono di riprodursi bene, diventano depravati sessualmente e generalmente decadenti nei gusti. Queste tendenze sono già in piena vista. Ecco un esempio particolarmente assurdo: i certificati di nascita francesi non contengono più voci per padre e madre ma per genitore1 e genitore2. Forse i barbari invasori vedranno questo e moriranno dal ridere; ma cosa succede se non lo fanno?

Non più in grado di sopportare un combattimento, gli ethnoi impoveriti tendono ad essere facilmente invasi dai barbari, a quel punto chiedono pietà. A sua volta, basandosi sull’esempio del tardo impero romano e su quelli simili della storia cinese e persiana, concedere loro pietà è uno dei peggiori errori che un barbaro possa fare: il risultato è un gruppo di barbari sessualmente depravati e generalmente decadenti… Che verrà facilmente sopraffatto e massacrato dal successivo branco di barbari.

Ciò che susciterà il prossimo ciclo di etnogenesi dell’Europa occidentale è impossibile da prevedere, ma possiamo essere certi che ad un certo punto arriverà sulla scena un ceppo mutante di zeloti, con un istinto smorzato di autoconservazione ma una sete incrollabile di caos, gloria e morte, e poi tornerà alle gare di nuovo.

Il Saker: cosa accadrà una volta terminato il Nord Stream II? Dove si sta dirigendo l’Europa, specialmente nei suoi rapporti con USA e Russia?

Dmitrij Orlov: I nuovi oleodotti sotto il Mar Baltico e il Mar Nero saranno completati, insieme alla seconda installazione per il gas naturale liquefatto a Sabetta, e la Russia continuerà a fornire gas naturale ad Europa e Asia. Sospetto che la stravagante fratturazione idraulica degli Stati Uniti [fracking] stia entrando nell’ultimo atto, e che il sogno delle esportazioni di gas su larga scala in Europa non si materializzeranno mai.

Le nazioni europee si renderanno gradualmente conto che il loro rapporto con la Russia è in gran parte benefico, mentre le loro relazioni con gli Stati Uniti sono per lo più dannose, e apporteranno alcuni aggiustamenti. L’Ucraina, col suo sistema di gasdotti decrepiti e non riparabili, continuerà ad importare gas naturale dall’Europa, solo che ora le molecole di metano affluiranno da ovest piuttosto che da est.

Il Saker: come vedi il clima politico in Russia? Ho sentito molto spesso che mentre Putin personalmente e la politica estera del Cremlino godono di un grande sostegno, la riforma delle pensioni fa davvero del male a Putin, e che ora c’è un’“opposizione patriottica” interna (in contrapposizione a quella pagata e comprata da CIA & Co., che sta diventando più rumorosa. È vero?

Dmitry Orlov: È vero che non c’è molto dibattito in Russia sulla politica estera. La popolarità di Putin è leggermente diminuita, sebbene sia ancora molto più popolare di qualsiasi altro leader nazionale in Occidente. La riforma delle pensioni lo ha ferito un po’, ma ha recuperato spingendo per una serie di misure volte a facilitare la transizione. In particolare, tutti i benefici attualmente goduti dai pensionati, come la riduzione delle tariffe del trasporto pubblico e le tasse sulla proprietà ridotte, saranno estesi a coloro che si avvicinano all’età della pensione.

Sta diventando chiaro che Putin, sebbene sia ancora molto attivo sia nella politica interna che in quella internazionale, sta andando verso la pensione. La sua principale spinta in politica interna sembra essere quella di mantenere una rigida disciplina all’interno del governo nel far passare il suo elenco di priorità. Il modo in cui intende effettuare la transizione verso l’era post-Putin rimane un mistero, ma quello che è successo di recente in Kazakistan può offrire alcuni indizi. Se è così, dovremmo aspettarci una forte enfasi sulla continuità, con Putin che mantiene un certo grado di controllo sulla politica nazionale come statista di alto livello.

Ma di gran lunga il cambiamento più significativo nella politica russa è che una nuova generazione di leader regionali si sta mettendo in luce. Un gran numero di governatorati sono stati concessi a giovani manager ambiziosi con potenziali incarichi nazionali. Sono di una nuova generazione di politici di carriera, molto professionali, con competenze manageriali aggiornate. Nel frattempo, si è proceduto ad una pulizia completa dei ranghi, con alcuni funzionari di alto livello che sono stati incarcerati per corruzione. Ciò che è particolarmente degno di nota è che alcuni di questi nuovi leader regionali sono ora popolari quanto o più di Putin. La maledizione della gerontocrazia, che condannò l’esperimento sovietico e che ora affligge l’establishment degli Stati Uniti, non minaccia più la Russia.

Il Saker: di recente hai scritto un articolo intitolato “La USS Nave dei Fessi imbarca acqua?” [in inglese] in cui discuti l’alto livello di stupidità nella moderna politica americana. Ho una domanda semplice per te: pensi che l’Impero possa sopravvivere a Trump e, in caso affermativo, per quanto tempo?

Dmitry Orlov: Penso che l’impero americano sia già finito, ma non è stato ancora sottoposto ad alcun serio stress test, e quindi nessuno si rende conto che è così. Arriverà qualche evento che lascerà il centro di potere completamente umiliato e incapace di sostenere questa umiliazione e fare aggiustamenti. Le cose andranno in discesa da lì, poiché tutti i membri del governo faranno del loro meglio per fingere nei media che il problema non esista. La mia speranza è che il personale militare statunitense disperso su tutto il pianeta non sarà semplicemente abbandonato una volta esauriti i soldi, ma non sarei troppo sorpreso se questo accadesse.

Il Saker: Infine, una domanda simile ma fondamentalmente diversa: gli USA (diversamente dall’Impero) possono sopravvivere a Trump e, in tal caso, come? Ci sarà una guerra civile? Un colpo di Stato militare? Insurrezione? Scioperi? Una versione americana dei Gilet Gialli?

Dmitry Orlov: Gli Stati Uniti, come alcune serie di istituzioni che servono gli interessi di un numero in calo di persone, probabilmente continueranno a funzionare per un bel po’ di tempo. La domanda è: chi sarà incluso e chi no? Non c’è dubbio che i pensionati, in quanto categoria, non hanno nulla da aspettarsi dagli Stati Uniti: i loro pensionamenti, sia pubblici che privati, sono già passati. Non c’è dubbio che i giovani, che sono già stati dissanguati dalle scarse prospettive di lavoro e dai ridicoli prestiti agli studenti, non hanno nulla da aspettarsi.

Ma, come ho detto prima, gli Stati Uniti non sono un paese come un country club. L’appartenenza ha i suoi privilegi e ai membri non importa affatto come sia la vita per chi è nel paese ma non è membro del club. Le recenti iniziative per permettere ai non cittadini di entrare nel paese e votare dimostrano ampiamente che la cittadinanza americana, da sola, non conta assolutamente nulla. L’unico diritto di nascita di un cittadino americano è vivere come un barbone per strada, circondato da altri vagabondi, molti dei quali stranieri provenienti da quelli che Trump ha definito “cessi di paesi”.

Sarà interessante vedere come i lavoratori pubblici e governativi, come gruppo, reagiranno alla consapevolezza che i pensionamenti che sono stati promessi non esistono più; forse questo indicherà che l’intero sistema è defunto. E una volta che la bolla della fratturazione idraulica sarà finita e un altro terzo della popolazione scoprirà che non può più permettersi l’automobile, anche quello potrebbe costringere ad una sorta di reset. Ma l’intero sistema della polizia militarizzata è progettato per schiacciare qualsiasi tipo di ribellione, e la maggior parte della gente lo sa. Data la scelta tra morte certa e stare seduti sul marciapiede a farsi di droga, la maggior parte delle persone sceglierà quest’ultima.

E così, Trump o non Trump, avremo più o meno lo stesso: brillanti giovani specialisti IT che saltano e fischiano sulla strada per lavorare lasciandosi dietro mucchi di cadaveri umani e i loro escrementi; casalinghe rifatte che acquistano falsi prodotti biologici mentre persone affamate nel retro del negozio rovistano i cassonetti; cittadini preoccupati che chiedono che i migranti siano ammessi, quindi chiamano i poliziotti non appena questi migranti installano le tende sul loro prato o suonano il loro campanello e chiedono di usare il bagno; coppie anziane benestanti che sognano di aggirarsi in qualche complesso tropicale gringo in una palude di mangrovie dove sarebbero state abbattute col machete e date da mangiare ai pesci; e tutti loro credono che sia tutto magnifico perché il mercato azionario sta andando molto bene.

A questo ritmo, quando finalmente arriverà la fine degli Stati Uniti, la maggior parte delle persone non sarà in grado di notarla, mentre il resto non sarà in grado di assorbire quel tipo di informazioni sconvolgenti e sceglierà di ignorarlo. Tutti vogliono sapere come finisce la storia, ma quella specie di informazione probabilmente non va bene per la sanità mentale di nessuno. Il clima mentale negli Stati Uniti è già abbastanza malato; perché dovremmo renderlo ancora più malato?

Il Saker: Dmitrij, grazie mille per il tuo tempo e per un’intervista molto interessante!

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Articolo a cura del Saker, pubblicato da The Saker
Traduzione in Italiano a cura di Raffaele Ucci per Saker Italia

http://sakeritalia.it/interviste/il-saker-intervista-dmitry-orlov/

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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