Benvenuti nella povera Germania – di Henry Tougha

 

Proponiamo ancora un articolo di The Globalist sulla Germania. Le infrastrutture fatiscenti, l’arretratezza digitale, la carenza di investimenti pubblici e privati, e un cumulo enorme di risparmio costretto a spingersi all’estero esponendosi verso debitori sempre più deboli: la Germania “locomotiva d’Europa” è un paese fragile che, per inseguire oggi, per ideologia cieca o mera tattica politica, il feticcio del deficit zero, ha compromesso il suo futuro e quello di un intero continente.

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 Di Daniel Stelter, 2 ottobre 2018

“La povera Germania”. Ma è vero? Non è una grossolana esagerazione? La Germania non è forse la locomotiva d’Europa, con la potenza di un enorme surplus commerciale, di una disoccupazione ai minimi storici e di un debito pubblico in diminuzione? Certo. Ma questa visione è superficiale e trascura ciò che sta accadendo sotto la superficie scintillante di una economia in crescita. Il paese sta sperperando il suo futuro, sta consumando troppo senza investire. La colpa è da attribuire ai vari governi guidati da Angela Merkel. Facendo la somma totale, le singole cause degli scarsi e mal diretti investimenti, esposte più in dettaglio di seguito, spiegano molto del profondo senso di frustrazione degli elettori verso i principali partiti politici tedeschi. Spiegano il senso sempre crescente di malessere nazionale, che si estende ben oltre il problema, spesso citato, dell’immigrazione.

Il feticcio dello zero

È iniziato tutto con la politica del cosiddetto “zero nero” (in italiano corrisponderebbe a “zero rosso”, ndt) nelle finanze pubbliche, che non è altro che l’impegno a un surplus di bilancio permanente da parte del governo a livello nazionale.

Il raggiungimento di questo obiettivo è stato piuttosto facile negli ultimi anni. Grazie alla politica della BCE e alla crisi irrisolta dell’eurozona, i tassi di interesse sui titoli di stato tedeschi sono crollati sotto lo zero. Questo effetto da solo ha permesso al ministero delle finanze tedesco di risparmiare 300 miliardi di euro in spese per interessi dal 2009 a oggi.

In aggiunta a questo, il boom economico favorito dall’ambiente di bassi tassi di interesse e dell’euro relativamente debole ha ridotto i costi di finanziamento della disoccupazione e ha spinto il gettito fiscale ai massimi storici in Germania.

Nonostante ciò lo “zero nero” è un’illusione creata dai politici, e specialmente dall’ex ministro delle finanze Wolfgang Schäuble, per costruirsi la propria immagine pubblica. Un’occhiata data più da vicino rivela che lo “zero nero” ha i suoi costi e, se uno fa i conti giusti, non è nemmeno uno zero.

Infrastrutture che crollano

Ossessionato dall’obiettivo del surplus di bilancio, il governo federale tedesco ha continuato nella sua pratica di prendersi un’elevata quota dei redditi del cittadino tedesco medio (la Germania ha la più alta pressione fiscale dei paesi OCSE dopo il Belgio). Al tempo stesso il governo ha tagliato le spese in alcuni ambiti, e in particolare nelle infrastrutture.

Di conseguenza le infrastrutture pubbliche in Germania si stanno deteriorando. Circa la metà dei ponti autostradali in Germania è stato costruito tra il 1965 e il 1975. C’è la necessità urgente di rifarli nuovi. In più, il 17,5 per cento della rete autostradale ha bisogno di essere ricostruito, così come il 34 per cento della rete stradale nazionale.

Tutto questo getta un’ombra lunga sulla ostinata idea che la Germania abbia infrastrutture di livello globale. A dire il vero il deterioramento della qualità delle infrastrutture tedesche sta rallentando gli investimenti privati e mina il potenziale di crescita economica del paese per il futuro.
Per compensare la carenza di investimenti degli ultimi anni, sarebbe necessario un investimento immediato di 120 miliardi di euro. Nel lungo termine la Germania dovrebbe investire almeno a livello della media OCSE, ossia al 3,2 per cento del PIL. Questo implicherebbe una spesa aggiuntiva di 33 miliardi di euro l’anno, ovvero 1.000 miliardi in un periodo di 30 anni.

Questa dimensione di grave sottoinvestimento dimostra, da sola, che lo “zero nero” è una pura fantasia politica. Anziché affrontare questi problemi, il governo attuale ha annunciato di voler ridurre ancora di più gli investimenti negli anni a venire.

Mancanza di digitalizzazione

Non è solo la rete stradale e autostradale a cadere a pezzi. Le scuole tedesche soffrono di una cronica carenza di investimenti negli edifici, nonché di una sorprendente mancanza di digitalizzazione e della necessità di decine di migliaia di nuovi insegnanti. Tutto questo a dispetto dell’evidenza ben visibile di queste carenze, dato l’imminente pensionamento di una intera ondata di insegnanti della scuola pubblica.

Solo il 2 per cento delle famiglie tedesche possiede internet veloce via fibra, contro il 22,3 per cento della media OCSE. In Spagna, un paese non certo ricco come la Germania, più del 50 per cento delle famiglie ha accesso a internet veloce. Questo non solo frena lo sviluppo economico in Germania, ma dà anche alle aziende un netto incentivo per investire all’estero.

L’esercito tedesco, la Bundeswehr, ha equipaggiamenti obsoleti che non funzionano. Molti dei suoi caccia, carri armati e navi non sono idonei al combattimento. I soldati stessi non dispongono di un adeguato abbigliamento invernale.

Si potrebbe pensare che tutto ciò debba causare imbarazzo ai politici di una nazione. Eppure loro restano impassibili. Forse, anzi, ai politici questa sembra una buona scusa per non dover fornire sostegno alle missioni internazionali occidentali.

Per fare fronte a queste carenze servirebbero altri 130 miliardi di euro, e questo solo per rimettere l’esercito tedesco in condizioni di funzionare. Nel lungo termine il paese dovrà raggiungere gli obiettivi NATO di spesa del 2 per cento del PIL per la difesa. Questo implicherebbe un aumento di spesa di circa 26 miliardi di euro l’anno, ovvero 750 miliardi in un periodo di 30 anni.

Nonostante il suo riconoscimento a parole di tutti questi problemi, il socio di minoranza del governo, cioè la SPD, resta nei fatti contraria a rendere disponibili i fondi che sarebbero necessari.

Al contempo il governo di Angela Merkel ha aumentato le spese per il welfare sociale, fino a toccare un nuovo record di quasi 1.000 miliardi di euro l’anno. Questo è piuttosto notevole, se si pensa che la disoccupazione in Germania è ai minimi e l’economia è in crescita.

I risparmi spostati all’estero

L’ossessione dei politici tedeschi per lo “zero nero” non ha delle ripercussioni negative solo sull’andamento economico, a causa della carenza degli investimenti, ma anche nell’ottica delle tensioni globali sui rapporti commerciali. Il surplus delle esportazioni non è solo l’esito di un euro debole e di industrie tedesche super-competitive, come viene spesso (e falsamente) suggerito. È anche, significativamente, l’esito di una spesa insufficiente per consumi e investimenti all’interno della Germania. Le aziende, le famiglie e il governo stesso sono tutti risparmiatori netti, che spingono i loro risparmi all’estero e contribuiscono a un surplus commerciale che supera l’8 per cento del PIL. Un surplus commerciale significativo e un eccesso di risparmio vanno a braccetto.

Al contrario della credenza popolare, questo surplus non è nemmeno nell’interesse della Germania. Da un certo punto di vista, questa propensione della Germania a investire all’estero i propri risparmi è totalmente negativa. Durante la crisi finanziaria le banche tedesche, le compagnie assicurative e i fondi pensione hanno perso una cifra tra i 400 e i 600 miliardi di euro. Oggi una parte consistente dei risparmi finisce nei fondi non redditizi della Bundesbank come parte del sistema BCE (il cosiddetto bilancio Target-2).

Complessivamente non è affatto una buona idea essere creditori in un mondo sommerso dal debito. Ma la Germania continua a ignorare questa basilare intuizione, a suo rischio e pericolo.

Il governo tedesco è cieco anche al fatto che il surplus commerciale porta a una frustrazione crescente negli altri paesi: non solo negli Stati Uniti del Presidente Donald Trump, ma anche in Francia e in Italia. Il rischio di misure protezioniste, specialmente orientate verso l’industria automobilistica, che d’altronde i politici del governo tedesco sono ben determinati a proteggere, è alto.

L’alternativa c’è

Sarebbe molto meglio se il governo tedesco utilizzasse l’eccesso di risparmio del suo settore privato per finanziare gli investimenti, così necessari, nel proprio paese. Questo potrebbe:

– Offrire al settore privato un’opportunità sicura e attrattiva di risparmio all’interno della Germania.

– Rafforzare le infrastrutture tedesche in tutti i loro aspetti.

– Ridurre il surplus commerciale tedesco e dunque ridurre il rischio di misure protezioniste.

– Ridurre l’esposizione dei risparmiatori tedeschi verso debitori esteri di dubbia affidabilità.

Ovviamente un cambiamento delle proprie politiche da parte della Germania sarebbe nell’interesse di tutti.

 http://vocidallestero.it/2018/10/05/benvenuti-nella-povera-germania/

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