Trump, un maestro delle sconfitte – di James Petras

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Introduzione
Per qualche tempo, i critici delle politiche del presidente Trump le hanno attribuite a un disturbo mentale; maniaco-depressione incontrollato, narcisismo e altre patologie. La questione della salute mentale di Trump solleva una domanda più profonda: perché le sue patologie assumono una direzione politica specifica? Inoltre, le decisioni di Trump hanno una storia e un background politico, e derivano da logica e credenza nelle ragione e logica del potere imperiale. Esamineremo la ragione per cui Trump ha abbracciato tre decisioni strategiche che hanno conseguenze storiche mondiali, in particolare: Trump rinnega l’accordo nucleare con l’Iran; la dichiarazione di guerra commerciale alla Cina; e l’incontro di Trump con la Corea democratica. In breve esploreremo le ragioni politiche delle sue decisioni; cosa si aspetta di guadagnare; e qual è il suo piano se non riesce a ottenere i risultati atteso e i suoi avversari adottano rappresaglie.

Quadro strategico di Trump
L’ipotesi alla base del pensiero strategico di Trump è che il “potere funziona”: più la sua postura è intransigente, maggiore è la convinzione nel mondo unipolare basato sulla potenza degli Stati Uniti. Come corollario, Trump interpreta qualsiasi alleato, avversario, concorrente che cerca trattative, reciprocità o concessioni come “debole” che dovrebbe spingere o costringere a concedere maggiori concessioni e ulteriori ritiri e sacrifici, fino all’obiettivo finale della resa e sottomissione. In altre parole, la politica della forza di Trump riconosce solo la contro-forza: limitazioni nelle politiche di Trump si avranno solo quando perdite e costi economici e militari tangibili nelle vite degli Stati Uniti minacceranno il dominio imperiale degli USA.

Ragioni per cui Trump ha rotto l’accordo con l’Iran
Trump ha rotto l’accordo con l’Iran perché l’accordo si basava sulla limitazione delle sanzioni statunitensi all’Iran; il totale smantellamento del programma nucleare e la discussione del ruolo limitato dell’Iran a favore di possibili alleati in Medio Oriente. Concessioni unilaterali dell’Iran; lo scambio tra difesa ed opportunità di mercato incoraggiava Trump a credere di poter intimidire militarmente l’Iran chiudendone tutti i mercati. Trump vede il presidente Ruhani come un venditore di tappeti e non uno stratega militare. Trump crede che una stretta economica porterà il Presidente Rouhani a sacrificare gli alleati in Siria, Libano (Hezbollah), Yemen (huthi), Palestina (Hamas) e Iraq (sciiti) e a smantellare la strategia della difesa basata sugli ICBM. Trump persegue l’obiettivo strategico d’indebolire l’Iran e prepararne il cambio di regime, riportando l’Iran a Stato cliente, come prima della rivoluzione del 1979. sotto lo Shah. La seconda ragione della politica di Trump è il rafforzamento del potere militare israeliano in Medio Oriente. Il regime di Trump è profondamente influenzato dalla configurazione del potere sionista (ZPC) negli Stati Uniti, soprannominata “Lobby”. Trump riconosce e si sottomette ai dettami sionisti-israeliani perché hanno un potere senza precedenti nei media, nel settore immobiliare, finanziario e assicurativo (FIRE). Trump riconosce il potere della ZPC nell’acquistare i voti del Congresso, controllare partiti e assicurarsi nomine nel ramo esecutivo. Trump è un tipico autoritario: salta alla gola di deboli, cittadini, alleati e avversari e s’inginocchia al potente ZPC, ai militari e a Wall Street. La sottomissione di Trump al potere sionista rafforza e persino detta la sua decisione di rompere l’accordo con l’Iran e la volontà di fare pressione. Francia, Germania, Regno Unito e Russia a sacrificare accordi commerciali da miliardi di dollari con l’Iran e perseguire una politica di pressione su Teheran per accettarne il programma di disarmo e l’isolamento unilaterale di Trump. Trump crede di poter costringere le multinazionali europee a disobbedire ai propri governi e rispettare le sanzioni.

Ragioni della guerra commerciale di Trump alla Cina
Prima della presidenza di Trump, in particolare col presidente Obama, gli Stati Uniti lanciarono la guerra commerciale e il “perno militare”contro la Cina. Obama propose il Patto Transpacifico per escludere la Cina e dirigere un’armata aeronavale nel Mar Cinese Meridionale. Obama istituì un potente sistema di sorveglianza in Corea del Sud e le esercizitazioni di guerra al confine con la Corea democratica. La politica di Trump ha approfondito e radicalizzato le politiche di Obama. Trump ha esteso la politica bellicosa di Obama nei confronti della Corea democratica, chiedendo la de-nuclearizzazione del suo programma di difesa. Il Presidente Kim della Corea democratica, e il presidente Moon della Corea del Sud raggiunsero l’accordo per aprire negoziati per il trattato di pace per porre fine a 60 anni di ostilità. Tuttavia, il presidente Trump aderì alla conversazione sulla presunzione che le aperture di pace della Corea democratica fossero dovute alle sue minacce di guerra ed intimidazioni. Insisteva sul fatto che qualsiasi accordo di pace e fine delle sanzioni economiche si sarebbero avuti solo cil disarmo nucleare unilaterale, mantenimento delle forze statunitensi nella penisola e supervisione di ispettori approvati dagli Stati Uniti. La dichiarazione unilaterale di Trump della guerra commerciale contro la Cina accompagna la sua convinzione che le minacce militari abbiano portato alla “capitolazione” della Corea democratica, e la promessa di porre fine al programma nucleare. Trump ha imposto un dazio di oltre 100 miliardi di dollari alle esportazioni cinesi per ridurre lo squilibrio commerciale di 200 miliardi in due anni. Ha chiesto alla Cina di chiudere unilateralmente lo “spionaggio” industriale, il “furto tecnologico” (tutte accuse fasulle) e conformarsi al monitoraggio trimestrale degli Stati Uniti. Trump ha chiesto che la Cina non reagisse a dazi o restrizioni o affrontava sanzioni peggiori. Trump minacciava di rispondere a qualsiasi dazio da Pechino, con maggiori dazi e restrizioni su beni e servizi cinesi. Gli obiettivi di Trump è convertire la Corea democratica in un satellite militare per invadere il confine settentrionale della Cina; e della guerra commerciale per spingere la Cina nella crisi economica. Trump crede che se la Cina declina come potenza economica mondiale, gli Stati Uniti cresceranno e domineranno l’economia asiatica e mondiale. Trump ritiene che una guerra commerciale porterà a una guerra militare riuscita. Trump crede che una Cina sottomessa, basata sul suo isolamento dal mercato ‘dinamico’ degli Stati Uniti, migliorerà la ricerca di Washington del dominio incontrastato sul mondo.Dieci tesi errate di Trump
L’agenda politica di Trump è profondamente errata! La rottura dell’accordo nucleare e l’imposizione di dure sanzioni hanno isolato Trump dagli alleati europei e asiatici. L’intervento militare infiammerà una guerra regionale che distruggerebbe i giacimenti petroliferi sauditi. Costringerà l’Iran a perseguire lo scudo nucleare contro l’aggressione USA-Israele e porterà a una guerra prolungata, costosa e alla fine perdente. Le politiche di Trump unificheranno gli iraniani, liberali e nazionalisti, minando i collaborazionisti degli statunitensi. Il mondo musulmano unificherà le forze e porterà il conflitto in Asia, Africa e Medio Oriente. I bombardamenti di Tel Aviv porteranno a contrattacchi su Israele. I prezzi del petrolio saliranno alle stelle, i mercati finanziari crolleranno, le industrie andranno in bancarotta. Le sanzioni di Trump e l’aggressione militare all’Iran porteranno alla reciproca distruzione economica.
La guerra commerciale di Trump con la Cina porterà all’interruzione della catena di approvvigionamento che sostiene l’economia statunitense e in particolare le sue 500 multinazionali che dipendono dall’economia cinese per le esportazioni verso gli Stati Uniti. La Cina aumenterà il consumo interno, diversificherà i mercati e i partner commerciali e rafforzerà la sua alleanza militare con la Russia. La Cina ha maggiore capacità di recupero e di superare le perturbazioni a breve termine e riguadagnare il ruolo dominante di potenza economica globale. Wall Street subirà un catastrofico collasso finanziario e manderà gli Stati Uniti in depressione mondiale.
Le trattative di Trump con la Corea democratica non andranno da nessuna parte finché chiederà il disarmo nucleare unilaterale, il controllo militare USA sulla penisola e l’isolamento politico dalla Cina. Kim insisterà sulla fine delle sanzioni e il trattato di mutua difesa con la Cina. Kim offrirà la fine dei test nucleari ma non delle armi nucleari. Dopo che Trump ha rinnegato l’accordo con l’Iran, Kim riconoscerà che gli accordi cogli Stati Uniti non sono degni di fiducia.

Conclusione
La gesticolazione minacciosa di Trump è un vero pericolo per la pace e la giustizia nel mondo. Ma le sue ipotesi sulle conseguenze della propria politica sono profondamente errate. Non vi è alcuna base per ritenere che le sanzioni possano rovesciare il regime iraniano; che Israele sopravviverà incolume a una guerra con l’Iran: che una guerra petrolifera non metterà a repentaglio l’economia statunitense; che l’Europa permetterà alle sue compagnie di essere congelate sul mercato iraniano.
La guerra commerciale di Trump con la Cina è morta. Non trova siti di produzione alternativi per le multinazionali statunitensi. Non può escludere la Cina dal mercato mondiale, poiché ha legami con cinque continenti.
Trump non può dominare la Corea democratica e costringerla a sacrificare la propria sovranità sulla base di vuote promesse economiche nel revocare le sanzioni.
Trump veleggia verso sconfitte su tutti i fronti. Ma potrebbe portarvi il popolo statunitense nell’abisso nucleare.

Epilogo
Le minacce belluine di Trump fanno parte della strategia del bluff e del bombardamento intimidatorio, al fine di garantirsi vantaggi politici? Trump interpreta la tattica “pazza” di Nixon-Kissinger, in cui il segretario di Stato diceva agli avversari di accettare le sue “ragionevoli” richieste o di affrontare il peggio dal presidente? Non lo penso. Nixon a differenza di Trump non era menato per il naso da Israele. Nixon a differenza di Trump non era guidato da consiglieri favorevoli alla guerra nucleare. Nixon, al contrario di Trump, aprì gli Stati Uniti al commercio con la Cina e firmò accordi per la riduzione nucleare con l’URSS. Nixon promosse con successo la coesistenza pacifica. Trump è un maestro nelle sconfitte.Prof. James Petras è ricercatore associato del Centro di ricerca sulla globalizzazione.

Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Fonte:https://aurorasito.wordpress.com/2018/05/15/trump-un-maestro-delle-sconfitte/

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