Teoria dell’evoluzione: il bianconiglio nel precambriano – di Enzo Pennetta

Non domandate ad un darwinista cosa potrebbe confutare la sua teoria perché neanche un coniglio nel cambriano sarebbe sufficiente.

Vi propone un paese delle meraviglie pieno di miracoli, ma voi non fatevi distrarre, cercatelo il bianconiglio…

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Chi si interessa di evoluzione seriamente sa che la teoria dell’evoluzione non corrisponde alla teoria darwiniana in quanto la seconda è una possibile spiegazione della prima. Ciononostante l’unico argomento portato dai darwinisti come criterio di falsificabilità della teoria darwiniana è un argomento che invece può falsificare l’idea stessa di evoluzione e cioè il rinvenimento di una specie in uno strato fossile di un’epoca in cui la sua evoluzione non era ancora avvenuta, il caso storicamente famoso al riguardo è la frase di J.B.S. Haldane che indicò il ritrovamento del fossile di un coniglio nel precambriano come un fatto che l’avrebbe fatto ricredere riguardo la teoria dell’evoluzione.

L’esempio sta ad indicare che se si trovasse un reperto che contraddice il corso dell’evoluzione prevista dalla teoria (i mammiferi come i conigli essendo comparsi non prima del Triassico, circa 250 MLN di anni fa, vengono molto dopo il Cambriano, 540 MLN di anni fa).

Ciò premesso, esiste una notizia che i rappresentanti della scienza evoluzionista italiana, sempre attenti ad ogni minimo particolare come ad esempio le dimensioni delle foglie o la rivincita delle rane, si sono ben guardati non solo dal commentare ma anche solo dal pubblicare. Quella di cui parliamo è una notizia molto importante, della stessa tipologia di quella di un coniglio nel precambriano e cioè quella della scoperta di un uomo vissuto prima della “comparsa dell’uomo”, nel caso particolare si tratta del rinvenimento di impronte di una camminata di piedi umani avvenuta circa 5,7 MLN di anni fa, un po’ troppo lontana non solo dai circa 300.000 anni circa stimati dalla comparsa di Homo sapiens ma anche dalla presunta comparsa di ominidi con un piede di tipo umano.

La camminata più famosa finora conosciuta era quella avvenuta nell’attuale località di Laetoli in Tanzania, una camminata fatta circa 3,7 MLN di anni fa da nostri progenitori che avevano il piede come il nostro presentando infatti un alluce allineato (anche se Pikaia lo chiama pollice..). Così Pikaia racconta la cosa:

Le impronte, analizzate mediante scansioni digitali grazie alle quali è stata generata un’immagine tridimensionale, sono molto simili a quelle lasciate dai piedi dall’uomo anatomicamente moderno, con dita corte, talloni larghi così come la pianta e un’arcata longitudinale simile a quella umana. Tutte queste caratteristiche sono tipiche di una specie ormai svincolata dall’ambiente arboricolo e già in grado di stazionare e muoversi in posizione eretta. Ma il tratto più interessante (e più “umano”) è la presenza del pollice allineato con le altre quattro dita del piede, conformazione esclusiva (attualmente) dell’uomo moderno e non ancora presente negli ominidi australopitecini.

Dunque gli australopitechi, comparsi circa 4,2 MLN di anni fa (e che sarebbero i nostri progenitori), non avevano l’alluce umano (allineato), se dunque troviamo un piede con l’alluce umano 1,5 MLN di anni prima dobbiamo dire che gli australopitecini non sono i nostri progenitori, roba da far cambiare nome a interi musei e farli definire di zoologia anziché di antropologia, e non è questione da poco. Insomma, le impronte rinvenute a Creta smentiscono tutte le ricostruzioni sin qui effettuate mandando in cantina Lucy e le sue sorelle e spingendo a cercare una differente risposta al quesito sull’origine dell’Uomo. Se si volesse mantenere invece la narrazione corrente si dovrebbe rappresentare l’evoluzione umana con un’efficacissima e brillante immagine proposta dall’amico Stefano Bataloni alla quale ho aggiunto solo delle didascalie:

L’immagine che mostra l’attuale teoria evoluzionistica riguardo la specie umana alla luce del ritrovamento di Creta è di una forza visiva tale da incarnare la nota frase “una risata vi seppellirà” attribuita all’anarchico russo Mikhail Bakunin (1814-1876).

I biologi evoluzionisti per sfuggire alla sentenza di Bakunin scelgono allora di rifugiarsi presso il filosofo Georg Wilhelm Friedrich Hegel il quale avendo a suo tempo stabilito che il numero dei pianeti del sistema solare doveva essere 6, commentò spudoratamente la scoperta del settimo pianeta (Urano) avvenuta nel 1783, usando le seguenti parole: «Tanto peggio per i fatti se non si accordano con la teoria».

E così accade che i fatti vengono ancora oggi piegati alla teoria facendo ricorso all’argomento delle convergenze evolutive, per comprendere di cosa si tratti facciamo  l’esempio della forma dei cetacei e degli ittiosauri (Treccani):

Quindi, nel caso dei piedi che lasciarono le loro impronte a Creta 5,7 MLN di anni fa, deve essere stato qualche altro animale ad averli sviluppati prima della comparsa dell’uomo. Bene direte, ma dove sono allora i suoi discendenti? Scomparsi senza lasciare traccia presumiamo. Però come siete pignoli, mica possiamo avere tutte le prove, diamine…

NB, per la cronaca fu lo stesso Darwin a proporre questa scappatoia della mancanza delle prove fossili.

Insomma le cose funzionano così, se i reperti confermano la narrazione ufficiale si tratta di evoluzione, se invece la smentiscono si tratta di “convergenze evolutive”. In poche parole se un giorno trovassimo un coniglio tra i fossili del cambriano neanche l’argomento di Haldane varrebbe più, finirebbe per essere classificato come una convergenza evolutiva: una specie fu spinta dalla selezione naturale ad assumere la forma di un coniglio. Facile no?

Sconsiglio quindi di fare obiezioni agli ‘esperti’ della SIBE o di Pikaia, infatti ogni volta che qualcosa contrasta con le loro idee il minimo che possiate sentirvi rispondere è che non siete competenti o, se vi va bene, che non avete capito bene e fraintendete tutto… manco il Berlusca dei tempi migliori usava così bene questa scappatoia. Ma volendo restare in tema di conigli il suggerimento è quello di lasciar perdere quello di Haldane e seguire quello di Lewis Carroll, il Bianconiglio, quello che nel paese di Alice portava a capire le cose al di là delle finzioni:

Nella retorica odierna l’immagine del coniglio bianco sta ad indicare un evento inaspettato che porta alla comprensione di una realtà superiore che scardina in un sol colpo le convinzioni di una vita.

Seguire il coniglio bianco vuol dire fare attenzione a piccoli eventi apparentemente insignificanti…

Quello che Haldane non poteva immaginare è che trovare un coniglio nel cambriano sarebbe stata un’impresa più facile che trovare un darwinista in grado di ammettere le contraddizioni della sua teoria.

Fonte:https://www.enzopennetta.it/2017/09/la-teoria-dellevoluzione-e-il-bianconiglio-nel-precambriano/

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