Scelta di catastrofe (Sulla teoria malthusiana) – di Alfonso Pozio

Perché la teoria di Thomas Robert Malthus, sul rapporto tra popolazione e povertà, continua a distanza di due secoli a dominare le scelte di politica internazionale?

Una teoria smentita dalla storia ma utile per altri fini.

.Scelta di Catastrofe

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Thomas Robert Malthus

Nel 1979 Isaac Asimov, noto scrittore di fantascienza nonché biochimico, scrisse un libro dal titolo “A Choiche of  Catastrophes” (Catastrofi a Scelta, ed. Mondadori). Il libro è un estesa analisi di tutte le possibili apocalissi che incomberebbero sul pianeta terra.

Alla fine delle 474 pagine Asimov conclude stabilendo che l’umanità debba concentrarsi unicamente su eventi catastrofici probabili, che si profilino nel futuro immediato e che siano evitabili. Tra questi eventi Asimov ne focalizza uno in particolare, la crescita della popolazione. Asimov si ricollega alle teorie elaborate prima di lui da Thomas Malthus, già affrontate su CS molte volte in passato (2012, 2013, 2014, 2015) e che brevemente riassumiamo. Nel 1798 Malthus pubblicò “An essay of the principle of the population as it affects the future improvement of society” (Saggio sul principio della popolazione), in cui sostenne che l’incremento demografico avrebbe spinto a coltivare terre sempre meno fertili con conseguente penuria di generi di sussistenza per giungere all’arresto dello sviluppo economico, poiché la popolazione tenderebbe a crescere più velocemente della disponibilità di alimenti.

Le sue osservazioni partivano dallo studio delle colonie inglesi della Nuova Inghilterra, dove la disponibilità “illimitata” di nuova terra fertile avevano permesso uno sviluppo “naturale” della popolazione con una progressione quadratica, mentre dove ciò non è possibile, si verificano periodiche carestie con conseguenti epidemie che rappresentano naturali forme di controllo successivo.

La teoria demografica di Malthus ispirò vari intellettuali e originò la corrente del malthusianesimo che sostiene il ricorso al controllo delle nascite per impedire l’impoverimento dell’umanità. Le sue idee furono riprese negli anni 1920 da Margaret Sanger (negli USA) (CS-2014) che fondò la oggi tristemente nota Planned Parenthood e più tardi divenne presidente della IPPF (International Planned Parenthood Federation) con quartiere generale in Londra. Nel 1927 organizzò il primo “Congresso sul controllo delle nascite”. La Sanger fu anche la fondatrice del movimento massonico “Sessualità libera” e ricoprì il ruolo di principale finanziatore nella ricerca sulle “Pillole Abortive”. Negli anni ’30 la famiglia Rockefeller comincia a finanziare la causa di Margaret Sanger, utilizzando il suo metodo di controllo delle nascite come soluzione alla crisi di quel tempo. Al Congresso Americano disse:

spero che negli anni futuri possano nascere più figli da genitori capaci e abbienti, e meno figli da genitori poveri e incapaci”.

Per l’America di quel tempo, la contraccezione, l’aborto e la sterilizzazione erano la risposta al fatto che al mondo circa un miliardo di persone viveva nella povertà.

Un’altra fautrice del malthusianesimo fu la discutibile Marie Stopes, fondatrice nel 1921 del National Birth Control Council in Inghilterra poi Family Planning Association, coinvolta nel movimento eugenetico.

Paladino dell’ideologia del controllo demografico fu anche Brock Chisholm, direttore della Organizzazione Sanitaria Mondiale dal 1948 al 1953 e successivamente presidente della Federazione Mondiale di Salute Mentale. Sua la dichiarazione:

Per arrivare a governare il mondo bisogna rimuovere dalle menti l’individualismo, il rispetto delle tradizioni familiari, il patriottismo nazionale e i suoi dogmi religiosi

Nel 1957 fu pubblicato un trattato dal titolo “Popolazione: un dilemma internazionale”, il quale denunciava la crescita demografica come la più grande minaccia alla stabilità politica negli Stati Uniti e all’estero, nonché al progresso economico del paese.

Nel 1966 il controllo della popolazione era parte integrante della politica estera statunitense. Il bilancio chiamato Food for Freedom identificò nell’esplosione demografica mondiale, in particolare in quella del terzo mondo, uno dei motivi della fame nel mondo, e decise che le donazioni destinate agli aiuti alimentari fossero investite nell’ambito dei programmi di pianificazione familiare nel terzo mondo

Con Paul Ehrlich le idee malthusiane si sposarono con l’ambientalismo. Nel 1968 questo biologo di Stanford, pubblicò il libro “La bomba popolazione” in cui affermò che:

“gli esseri umani sono destinati all’oblio e che bisogna imporre provvedimenti per il controllo della popolazione, anche in maniera coercitiva se necessario.”

In tempi più moderni, nel 1972, il binomio malthusianesimo-ambientalismo emerge esplicitamente quando viene pubblicato “Il Rapporto sui limiti dello sviluppo”, commissionato al MIT dal Club di Roma, Donella Meadows ne fu l’autrice principale. Il rapporto, basato su una simulazione al computer, prediceva le conseguenze della continua crescita della popolazione sull’ecosistema terrestre e sulla stessa sopravvivenza della specie umana

Da parte sua Asimov era per così dire un simpatizzante, uno di quegli intellettuali che pur mal tollerando le pratiche abortive, nutriva una profonda inquietudine riguardo alla sovrappopolazione della Terra (che riteneva un pericolo maggiore della bomba atomica). Questo si riflette in alcuni dei suoi libri di fantascienza (da Abissi d’acciaio in cui immagina il nostro pianeta rinchiuso in gigantesche metropoli di metallo, a Preludio alla fondazione con la descrizione del pianeta Trantor abitato da 40 miliardi di individui). Ma, nel saggio “Catastrofi a scelta” Asimov non parla di fantascienza, si riferisce alle sue previsioni sulla realtà e a come porvi rimedio.

Nel 1979 così scriveva Asimov:

“Con l’attuale tasso di crescita del 2 per cento annuo, la popolazione della Terra raddoppierà ogni 35 anni. Nel 2014 sarà di 8 miliardi, nel 2049 sarà di 16 miliardi e così via. Ciò significa che, al tasso attuale di crescita la popolazione della Terra sarà di 50 miliardi nel 2100, solo fra 120 anni”

Asimov osserva poi che, certamente lo sviluppo dell’agricoltura e della medicina  hanno permesso in poco più di due secoli un aumento della popolazione e del tasso di crescita incredibile.

La realtà pare smentire Malthus e dare ragione al filosofo R.W. Emerson, quando disse:

Malthus, affermando che le bocche si moltiplicano geometricamente e il cibo solo aritmeticamente, dimenticò che la mente umana era anch’essa un fattore nell’economia politica, e che i crescenti bisogni della società, sarebbero stati soddisfatti da un crescente potere di invenzione“.

Tuttavia per Asimov proprio il fatto che questa realtà mostri una testimonianza a favore dei fautori del legame causale che lega la popolazione alla ricchezza, è allo stesso tempo una minaccia terribile in quanto, una popolazione che cresce non può in alcun modo continuare a farlo in modo indefinito e finirà prima o poi per esaurire risorse e spazi vitali.

Asimov dice infatti:

Questo è il fato che incombe sull’umanità. Proprio la vittoria che aumenta la nostra popolazione ci porterà ad un vertice da cui non potremo che cadere e quanto più alta sarà la cima tanto più disastrosa sarà la caduta.”

 

Si domanda infatti Asimov se i progressi tecnologici possano scongiurare questo male anche nel futuro come è stato in passato. La sua risposta è categoricamente no. Per inciso, Asimov era convinto che 8 miliardi di abitanti, fossero una cifra fantascientifica ed assolutamente insostenibile per il pianeta. Ebbene, il 6 ottobre scorso abbiamo raggiunto la cifra di 7.3 miliardi di abitanti e contrariamente alle previsioni catastrofiche stiamo meglio di 39 anni fa.

Le proiezioni delle Nazioni Unite ci consegnano per il 2050 una Terra con poco più di 9 miliardi di persone, in cui cresce la percentuale di popolazione africana (+8,4% rispetto al 2000) e si contrae ulteriormente la percentuale della popolazione europea (solo il 7,6% della popolazione mondiale, – 4,3% rispetto al 2000). Queste proiezioni evidenziano una diminuzione della fertilità passando dall’attuale livello mondiale di 2,5 bambini per donna a 2,1. Infatti, il dato certo è che al crescere dello sviluppo economico diminuisce il tasso di fertilità, ovvero il numero di figli per donna il cui valore minimo deve essere 2.1 per assicurare il ricambio generazionale. L’incremento dei paesi sviluppati è fittizio in quanto deriva esclusivamente dai flussi migratori. Tuttavia, le Nazioni Unite aggiungono che tali proiezioni tendenziali sono funzione della diminuzione della fertilità nei paesi in via di sviluppo. Senza un ulteriore calo della fertilità, la popolazione mondiale potrebbe aumentare fino a raggiungere quasi il doppio delle attuali stime e pertanto si afferma che:

Sarà molto importante continuare ed anzi aumentare i finanziamenti, diminuiti nell’ultimo periodo, destinati alla pianificazione familiare, altrimenti sarà arduo che le nostre proiezioni si rivelino attendibili

Dove il termine pianificazione familiare va inteso come “controllo demografico”.

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Fig. 1 – Andamento del tasso di fertilità (n. figli per donna). Mondo e regioni in relazione allo sviluppo.

A parte le previsioni ed i limiti considerati critici per il pianeta su cui discuteremo più avanti, il punto essenziale della questione demografica è che, al diminuire delle aspettative di vita, al crescere della mortalità infantile, l’unica soluzione dell’uomo che vuole continuare a nutrire una speranza per il futuro, è quella di mettere al mondo più figli possibile. Aumentare il livello di vita dei più poveri è il mezzo più naturale di equilibrare il tasso di crescita. La risposta non è dunque in campagne di denatalità imposte dall’alto o in strategie di ingegneria sociale ma in una distribuzione della ricchezza e delle risorse che lasci all’uomo ed alla donna quella libertà e responsabilità personale di procreare che la natura gli ha concesso.

Insomma, il problema come viene impostato da Asimov non trova riscontro nella realtà ed oggi assistiamo al fenomeno inverso e cioè che i paesi più sviluppati hanno ormai un tasso di crescita negativo ed inferiore a quello necessario al ricambio generazionale (2.1) e riescono a colmare tale lacuna solo attraverso i movimenti migratori da altri paesi. Nel libro “What to Expect When No One’s Expecting: America’s Coming Demographic Disaster” Jonathan Last sottolinea il crollo dell’indice di natalità in USA, evidenziando che il valore di ricambio generazionale attuale di 2.35 è dovuto solo ed esclusivamente alle donne di origine ispanica (immigrazione dall’America del Sud) ma che anche il loro apporto sta diminuendo. Insomma, paradossalmente in alcuni paesi il problema che si presenta attualmente non è più limitare la crescita della popolazione, ma come impedirne l’estinzione e gestire il crescente numero di anziani e lo squilibrio generazionale. A titolo di esempio, è interessante vedere questa pubblicità danese tesa ad incentivare le nuove nascite a causa del collasso del loro sistema di welfare e che nella sua pragmaticità mostra anche le conseguenze pratiche e un po’ buffe dell’ideologia anti natalista.

Le nazioni che si trovano a ridosso di questa fase demografica negativa, sono quelle nazioni in Europa ed USA che verso la fine degli anni 60 hanno portato avanti una programmazione anti natalista investendo ingenti risorse finanziarie nella messa a punto di sostanze contraccettive ed abortive (Levonorgestrel, Ulipristal, RU486).

Fu proprio in quegli anni che negli USA cominciò a diffondersi un progetto di pianificazione familiare ideato da Frederick Jaffe, presidente del Guttmacher Institute dal 1968 al 1978. Jaffe fu vicepresidente anche della International Planned Parenthood Federation, istituto e federazione attivi nella promozione di campagne contraccettive ed abortiste.

Jaffe mise a punto per conto di queste istituzioni un memorandum di proposte per ridurre la fertilità umana. Queste proposte, attraverso Bernard Berelson presidente della Population Council, diventeranno oggetto di analisi (B. Berelson, F.S. Jaffe, “Fam Plann Perspect”, 2/4, 1970, 25-31 e “A strategy for implementing family planning service in US”, Am J Public Healt, 58/4, 1968, 713-725) anche da parte dell’OMS prevedendo in tal modo di limitare a livello sociale la fertilità mediante alcuni strumenti di azione.

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Fig. 2 – Il Memorandum di Jaffe

Le proposte sono suddivise in tre parti, una prima parte ad “impatto universale” basate su una de-strutturazione della famiglia, una sorte di ingegneria sociale atta a scardinare la propensione alla natalità di questa oppure su un vero e proprio controllo della fertilità. La seconda parte ad “impatto selettivo” dovrebbe agire in funzione della condizione economica (deterrenti economici) con un meccanismo che consente maggiore natalità ai ricchi. La terza parte si focalizza su “controllo sociale” attraverso estensione dei metodi di contraccezione ed aborto. Si può notare che, dal 1969 ad oggi molte di queste misure sono state introdotte nella legislazione di molti paesi sviluppati soprattutto quelle legate all’aborto come si evidenzia dalla Fig. 3.

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Fig. 3 – Legislazione sull’aborto nel mondo

Per quanto riguarda il controllo sociale, la sterilizzazione spesso imposta (legatura delle tube) è il metodo oggi più diffuso di controllo delle nascite, secondo stime del 1995, centocinquanta milioni di donne in età riproduttiva ne hanno fatto ricorso. Di queste, centotrentotto milioni vivono in paesi in via di sviluppo.

La storica L. Scaraffia insieme alla giornalista E. Roccella hanno evidenziato come vi siano correnti molto forti sia nell’ONU (ed anche nella UE) con una visione anti natalista molto accentuata. Dietro i cosiddetti diritti riproduttivi si cela, nell’accezione dell’Onu, più che altro, i diritti a non riprodursi. (L’espressione “diritto riproduttivo” ha dunque un significato capovolto rispetto a quello che potrebbe sembrare naturale, cioè “diritto a riprodursi in salute”. E non si tratta dell’unico esempio di manipolazione linguistica adottato in ambito Onu: il “materiale per il pronto soccorso ostetrico“, su cui l’Unpfa (il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione) investe ingenti fondi, maschera i kit abortivi; il termine gender – “genere” – sostituisce “sesso”, per cancellare ogni dimensione procreativa; similmente, “genitorialità” sostituisce “maternità” e “paternità”; ecc.

La politica delle Nazioni Unite su questo tema, infatti, segue un doppio binario: da una parte si inzeppano risoluzioni e documenti di proclami sulla libera scelta delle donne (ma contemporaneamente si espelle dal vocabolario internazionale il termine maternità); dall’altra, attraverso organismi come l’Unfpa stessa, si finanziano e promuovono campagne di controllo demografico molto pressanti e talvolta prive di sostanziale rispetto nei confronti delle donne e della loro concreta libertà.


Il Rapporto 2007 sulla popolazione dell’Unfpa dal titolo “Liberare il potenziale della crescita urbana” è inquietante. Il “potenziale” che l’Unfpa vede positivamente è il fatto che nelle città è più facile raggiungere le persone, e soprattutto i giovani, con i “servizi di salute riproduttiva”, ovvero – nel senso dato dall’Unfpa – contraccezione e aborto. Si capisce allora la soddisfazione per il fatto che già nel 2008 la popolazione urbana mondiale supererà per la prima volta nella storia quella rurale. Tre miliardi e 300 milioni di persone che nel 2030 diventeranno 5 miliardi.

I dati dell’Unfpa dimostrano che nelle città i giovani usano di più i contraccettivi rispetto ai coetanei che vivono in zone rurali ed è più alta anche l’età a cui ci si sposa. Ma l’Unfpa avverte che questo non basta. La richiesta è quella di moltiplicare l’offerta di centri medici che garantiscano i “servizi di salute riproduttiva” in modo capillare, soprattutto fra i giovani e “in modo confidenziale”. Ovvero fare in modo che i giovani non abbiano figli, anche sfidando la potestà ai genitori.

Eppure questa impostazione demografica nel mondo ha già provocato tanti danni sociali. Ad esempio il grave squilibrio demografico in Cina e altri Paesi asiatici o le violazioni dei diritti umani attraverso barbare campagne di controllo delle nascite applicate nei Paesi poveri. Ora l’attenzione si sposta nelle periferie delle città del sud del mondo, l’obiettivo individuato dal rapporto dell’Unfpa. L’aumento della popolazione urbana, sottolinea, infatti, il rapporto, non è dovuto principalmente all’immigrazione dalle campagne, ma alla prolificità dei poveri delle città. L’intervento, per l’Unfpa, è urgente “soprattutto in Paesi dove il tasso di fecondità è alto e il 50% della popolazione ha meno di 24 anni e sta entrando nell’età riproduttiva”. E per rendere più efficace la sua azione, l’Unfpa strizza l’occhio anche ai movimenti ecologisti, in nome di una sostenibilità ambientale messa in pericolo da questo proliferare di esseri umani.

  1. Schooyans, docente di filosofia politica all’Università di Lovanio e inventore del termine “inverno demografico”, parla ampiamente riferendosi alle lobbies dentro tali agenzie (Unfpa, Oms, Unicef) di “terrorismo dal volto umano” efficace quanto più è discreto e che ricorre ad una serie di argomenti, nei quali si incontrano le scienze biomediche, la demografia, il diritto, le tecniche di comunicazione. Godendo dell’appoggio logistico e finanziario di tali organizzazioni internazionali questo nuovo terrorismo attacca innanzitutto l’integrità intellettuale e morale delle persone. Sembra avere un volto umano, sembra onorare la verità, sembra favorire la libertà, mentre nella realtà cerca di trascinare gli uomini in una cultura della morte.

Ma tutto questo non basta ancora ai fautori del controllo demografico ad oltranza per i quali la natalità è vista come il principale problema dell’umanità. Vi è un estesa parte degli abitanti della terra per i quali per ragioni culturali l’impatto del controllo sociale per il controllo demografico basato su aborto, contraccezione, sterilizzazione non sembra essere abbastanza incisivo. Come rimediare? La linea degli anti-natalisti sembra oggi indirizzarsi sulle costrizioni sociali ad impatto universale. Una di queste forme di costrizione è appunto il “controllo della fertilità”.

Daniel Taylor della Associazione Global Research ne parla in modo chiaro riferendosi alla cosiddetta alleanza GAVI di cui fanno parte governi nazionali dei paesi donatori e dei paesi in via di sviluppo, il Programma di Vaccinazione Infantile di Bill e Melinda Gates, la Federazione Internazionale delle associazioni delle case farmaceutiche (IFPMA), la Fondazione Rockefeller, l’UNICEF, il Gruppo della Banca Mondiale e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) (vedi CS 2014).

Questa elite mondiale ha lanciato un’operazione globale contro la popolazione ignara per ridurre e controllare la fertilità. Vaccini e anche colture alimentari di prima necessità sono state modificate per raggiungere questi obiettivi.

Dice Bill Gates:

Prendendo la nostra iniziativa e la nostra ispirazione dal lavoro già svolto dalla Fondazione Rockefeller, la nostra fondazione ha in effetti avviato GAVI impegnandosi con 750 milioni di dollari in qualcosa chiamato Fondo globale per la Vaccinazione Infantile, uno strumento di GAVI.’”

Egli ha anche elogiato la filantropia secolare della famiglia Rockefeller, dicendo:

Sembra che dovunque ci rivolgiamo, i Rockefeller siano già lì. E in alcuni casi, sono stati lì per un lungo, lungo tempo’.”

Bill Gates ribadì in passato l’agenda di controllo della popolazione globale durante la presentazione di una  conferenza nella quale dichiarò:

Il mondo oggi ha 6,8 miliardi di persone. Che si avviano a diventare circa nove miliardi. Ora, se facciamo veramente un grande lavoro sui nuovi vaccini, cure sanitarie, servizi per la salute riproduttiva, potremmo avere una riduzione forse del 10 o 15 per cento”.

L’OMS, uno dei partners di GAVI, ha collaborato con la Banca mondiale e con il Fondo per la popolazione delle Nazioni Unite nel 1970 all’interno della “Task Force sui Vaccini per la regolamentazione della fertilità”. Si tratta di un gruppo che agisce come un organo di coordinamento a livello mondiale per il vaccino anti-fertilità e sostiene la ricerca su approcci diversi, come ad esempio vaccini  anti-spermatozoi e anti-ovuli e vaccini destinati a neutralizzare le funzioni biologiche dell’ormone hCG. Veicolando l’hCG all’interno di un vaccino che agisce come  vettore – il corpo umano considera  l’hCG come un intruso e crea  anticorpi contro di essa. Questo ha l’effetto di sterilizzare le donne che ricevono il vaccino e in molti casi provocare l’aborto quando somministrato durante la gravidanza.

Altre due costrizioni sociali ad impatto universale del memorandum di Jaffe, sono quelle che suggeriscono l’alterazione dell’immagine tradizionale della famiglia, “l’istruzione obbligatoria dei bambini” e “l’incoraggiamento ad una maggiore omosessualità”.

Queste due costrizioni sociali riaffiorano oggi prepotentemente ben amalgamate nell’ideologia gender di cui CS si è già ampiamente occupata in passato (2015, 2014), evidenziando quanto poco vi sia di scientifico in questa teoria. Possiamo ribadirlo, qui la Scienza non c’entra per nulla, si tratta molto semplicemente di uno strumento di controllo sulla crescita della popolazione che si colloca insieme a quelli già prepotentemente in uso. La sua pericolosità e i danni sociali li sperimenteremo sulla nostra pelle negli anni a venire.

Quando Asimov scrive il suo libro, circa 10 anni dopo la pubblicazione del Memoriale di Jaffe, non sorprendentemente riprende questi due concetti quando dice:

“E’ necessario un abbassamento del tasso di natalità come mezzo per evitare la catastrofe. Ma come?

Perché non evitare semplicemente il concepimento in primo luogo?

E’ necessario dissociare sesso e concepimento, rendendo possibile l’avere il primo senza il secondo.

Vi sono, in effetti, anche varietà ben note di pratiche sessuali che danno ampiamente soddisfazione e se praticate non fanno assolutamente male ai partecipanti, o ad alcun altro, e che non portano con se alcun pericolo di concepimento.”

 

Per tradurre, Asimov riteneva che qualsiasi forma di sessualità fra adulti, non dannosa e senza procreazione, alla luce del problema del controllo delle nascite, dovesse essere considerata un “diritto morale” dell’uomo.

Insomma, quello che oggi a livello di mass media è presentata come espressione di un “diritto alla libertà”, in realtà a livello politico era già stata programmata come l’ennesima forma di controllo sulla fisiologia riproduttiva e sulla famiglia. Asimov non era l’unico a prospettare questo tipo di controllo. Sui modi di attuazione di questa politica un excursus storico di esempi dalle sue origini fino a tempi recenti lo offre Valerie Riches in “Sex and Social Engineering, Family and Youth Concern” (The Responsible Society) 1986.

Per alcuni, tutto ciò non sarebbe un problema serio, in quanto ritengono che non sia possibile modificare la natura di un individuo obbligandolo a perseguire comportamenti sessuali che non desidera. Il punto è che l’obiettivo occulto del metodo Jaffe è quello di agire sull’educazione sessuale dei giovani in modo da indurli ad uno stile di vita che riduca o rimuova la propensione alla natalità una volta diventati adulti. Questo, come potrebbe dimostrare qualunque pedagogista o psicologo dell’età evolutiva è estremamente facile, basta infatti orientare il bambino, che per sua natura è caratterizzato da mancanza di autocontrollo, facilità di indottrinamento e maggiore incoscienza, a fare esperienze che alterino la sua idea della sessualità dissociandola dal concepimento.

Queste attività di “istruzione obbligatoria” del metodo Jaffe sono un perfetto esempio di Chisholmismo. Chisholm era convinto che la barriera maggiore allo sviluppo di una società civile nel mondo fosse il concetto di “giusto e sbagliato”, un concetto che secondo lui doveva essere sradicato. Per tanto, i bambini dovevano essere liberati da pregiudizi culturali nazionali, religiosi o di qualsiasi tipo. I genitori erano considerati come dittatori e soppressori del meglio della natura del bambino, l’educazione sessuale doveva essere introdotta prima dell’adolescenza, eliminando la trasmissione dell’esperienza da parte della famiglia e degli adulti anche con la forza se necessario.

L’ideologia di Chisholm circa l’educazione sessuale, è profondamente radicata nel pensiero delle lobby anti-nataliste e si riflette in molte pubblicazioni e materiali.

Dunqe, l’obiettivo è quello di seminare confusione nella mente del bambino sulla validità del concetto di giusto e sbagliato, sul valore della morale, sganciando la sessualità dalla procreazione, instillando una mentalità abortiva convincendo all’uso di contraccettivi ogni volta che si hanno rapporti sessuali, indirizzando comunque ad un atteggiamento negativo verso le nascite.

Il Chisholmismo affiora nella parole di Asimov per cui il problema sembra essere di natura sociale o psicologica ovvero che molte culture, superate dai tempi, considerano l’avere figli come una benedizione.  Si lancia quindi in un accorato appello che termina con un affermazione sinistra:

“Che accadrà allora? L’umanità si lascerà scivolare fino alla catastrofe semplicemente per essersi abituata a un pensiero superato dai tempi? Eppure, un numero crescente di persone (come me stesso) hanno parlato e scritto sul pericolo della sovrappopolazione, e sulla visibile distruzione dell’ambiente provocata dal carico crescente dell’umanità e dalle richieste crescenti.

I leader politici stanno cominciando a riconoscere che nessun problema può essere risolto  finché non sarà risolto il problema della popolazione e che tutte le cause saranno cause perse mentre la popolazione continua a crescere. Come risultato c’e’ una spinta sempre maggiore per ridurre il tasso di natalità in un modo o nell’altro.”

Vi starete chiedendo: “Chi erano le persone ed i leader politici che stavano cominciando a capire in quel lontano 1979? Abbiamo già individuato i primi nei vari Chisholm, Elrich, Rockfeller, etc. Fra i politici  uno fra tanti, Henry Kissinger che nel 1974 quando era segretario di Stato del presidente Gerald Ford elaborò un rapporto dal titolo: “Implicazioni della crescita della popolazione mondiale per la sicurezza degli Stati Uniti”. In questo rapporto reso pubblico nel 1991 è anche noto come Rapporto Kissinger (CS-2014), troviamo scritto che:

Per garantire la sicurezza degli Stati Uniti è necessaria una politica di controllo demografico, specialmente in alcuni paesi del Terzo mondo, tra cui Messico, Colombia, Brasile, Egitto, Nigeria, Etiopia, Turchia, Pakistan, India, Bangladesh, Indonesia, Filippine, Tailandia. I mezzi per perseguire questa politica di controllo demografico, sono la contraccezione chimica, la sterilizzazione, la spirale, l’aborto.

Come si vede, la paranoia demografica è una malattia tutta occidentale di vecchia origine, e si comprende allora perché oggi sia tornata in auge questa campagna contro la famiglia naturale. Si tratta della prima parte del metodo Jaffe, quella ad impatto universale basata su costrizioni sociali che destrutturano la famiglia.

Vecchia strategia, nuovi interpreti. Citiamo i più famosi. Primo, il presidente Obama, Commander in Chief, in visita in Kenya nel 2015 fa un discorso alla nazione. Ci saremmo aspettati risposte alle necessità economiche, sanitarie e militari di un paese in via di sviluppo pieno di problemi? No, il punto essenziale sottolineato da Obama sono i diritti degli Lgbt, anche se per il presidente del Kenya questo non è il problema della sua nazione che ha una cultura e valori diversi. Per chi non avesse ben compreso, Obama sta parlando in codice e si riferisce all’alterazione dell’immagine tradizionale della famiglia come forma di controllo sociale sulla natalità. Il presidente del Kenya risponde che i kenyoti non desiderano questa imposizione culturale e che si tratta di politiche totalmente aliene dai problemi reali del paese.

Il Kenya non è un caso isolato come dimostra uno studio del Population Research Institute riguardo le politiche dell’Usaid (l’agenzia federale degli Stati Uniti responsabile per gli aiuti esteri) in Tanzania.

Seconda interprete, la candidata “progressista” alle prossime elezioni presidenziali USA Hilary Clinton, che nel corso di un convegno pro-abortista ha recentemente dichiarato in sintonia con il metodo Jaffe e in linea con il Chisholmismo più becero che:

I codici culturali profondamente radicati, le credenze religiose e le fobie strutturali devono essere modificate. I governi devono utilizzare i loro strumenti e le risorse coercitive per ridefinire i dogmi religiosi tradizionali.

Risorse coercitive”. Se queste parole vi sembrano sorprendenti e non ne eravate a conoscenza, è solo perché un velo di silenzio è stato calato dai principali media in tutto l’Occidente che hanno preferito non dargli risalto. E’ il metodo Jaffe, quello che abbiamo visto crescere in Occidente negli ultimi venticinque anni, dalla caduta del Muro di Berlino nel 1989: i programmi di ingegneria sociale dell’ONU (di frequente avallati dagli Stati Uniti), le politiche abortiste e sul controllo della sessualità adottate da molti paesi europei e lo smantellamento delle identità etniche e religiose nell’area occidentale che hanno una diversa idea della famiglia. Hilary Clinton si è di fatto limitata a rendere manifesto quello che già era latente.

Il 3 luglio 2015 alla 29esima sessione del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite di Ginevra viene approvata una risoluzione per la protezione della famiglia, come unità fondamentale della società, riconoscendo il diritto di priorità dei genitori di educare i propri figli invitando tutte le nazioni a creare politiche sensibili per le famiglie e a riconoscere i loro obblighi vincolanti per proteggerla. La risoluzione viene approvata con 29 sì (Paesi africani, del Medio Oriente, dell’Asia oltre Russia e Kazakistan), 14 no (Paesi europei, Giappone, Corea) e 6 astensioni. Sharon Slater, presidente di Family Watch International, rivela a Lifenews che gli Stati Uniti si sono prodigati “con grande energia” per impedire l’approvazione di questo emendamento. Secondo la Slater promuovere l’agenda Lgbt all’estero è diventato “un obiettivo primario della politica estera del nostro Paese”. Il suo riferimento è al fatto che la delegazione americana ha minacciato di sospendere gli aiuti ai Paesi in via di sviluppo se essi sostengono la famiglia naturale. Sulla rivista Touchston, del resto, il prof. Allan Carlson, segretario internazionale del World Congress of Families, ha spiegato che sotto l’amministrazione Obama “minacce, tangenti ed estorsioni” destinate a “terre vulnerabili in Africa, Asia, America Latina ed Est Europa” sono diventate strategie regolari al fine di esportare la rivoluzione sessuale.

A questo punto, dovrebbe essere chiaro a tutti, comunque la pensiate, che l’obiettivo primario non è la libertà o i diritti di qualcuno, quanto piuttosto distruggere la propensione alla natalità della famiglia naturale.

E’ chiaro adesso perché in un mondo sommerso di diritti negati e di ingiustizie perpetrate alla luce del sole come ad esempio quello delle spose bambine, del lavoro minorile, della schiavitù, della povertà, dei suicidi, principalmente l’agenda Lgbt corredata del manuale del Gender sia diventata così importante per i governi occidentali e per le lobbies della pianificazione familiare. I dibattiti sul genere e sulla sessualità sono orchestrati da un piccolo numero, un elite terrorizzata dalla prospettiva che i poveri insorgano e di dover dividere in modo equo con il resto dell’umanità le immense risorse disponibili sul nostro pianeta.

Perché questa minoranza è così terrorizzata dall’aumento della popolazione da imboccare una così folle ed inutile manipolazione sociale, volta a inibire la sessualità naturale e la forma più ovvia, elementare, naturale di associazione tra umani: quella della famiglia con un padre e una madre? La prima ragione è quella di continuare a mantenere la diseguaglianza nella distribuzione della ricchezza e la seconda è il timore che questa ricchezza non basti per tutti.

Emerge qui in tutta la sua dimensione la paura prospettata da Asimov, l’esaurimento delle risorse. Eppure, è proprio su questo punto che Asimov e tutti gli altri sembra si siano sbagliati alla grande. La previsione sull’esaurimento delle risorse alimentari ed energetiche.

Asimov dice:

La quantità totale di petrolio estratta dai tempi di Drake nel 1859 è di circa 350 miliardi di barili di cui metà sono stati estratti negli ultimi venti anni (dal 1959 al 1979). La riserva totale stimata ancora nel terreno è di circa 660 miliardi di barili e al tasso attuale di consumo durerà solo 33 anni…”

A distanza di 39 anni da questa sua affermazione apocalittica, la stima attuale del petrolio non ancora estratto è invece di 1170 miliardi di barili, a cui si aggiunge gas naturale pari all’equivalente di 1127 miliardi di barili, a cui si aggiunge carbone pari all’equivalente di 4365 miliardi di barili. Queste stime sono ovviamente legate allo stato tradizionale della tecnologia e alle rilevazioni effettuate e pertanto non sono e non possono essere definitive. Ma se lo fossero, avremmo circa 38 anni di autonomia sul petrolio, 162 anni sul gas e 420 anni sul carbone. Tuttavia, ragionare in questo modo significa rifare esattamente l’errore di Asimov circa l’impossibilità della scienza e della tecnologia di individuare nuove risorse. E’ interessante il fatto che benché Asimov fosse predisposto ad immaginare soluzioni “fantascientifiche” impensabili per la sua epoca, eppure non riesce ad andare molto oltre la sua realtà.

Qualche esempio può aiutarci a capire meglio. Quando Asimov scrive, le centrali nucleari sono ancora quelle di seconda generazione costruite con criteri di sicurezza dell’epoca. Oggi siamo agli impianti di terza generazione avanzata e in futuro di quarta generazione nei quali il miglioramento della tecnologia, dell’efficienza e della sicurezza dei reattori procede con obiettivi di breve, medio e lungo termine.

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Fig. 4 –  Evoluzione dei reattori nucleari.

Asimov intravede la possibilità di utilizzare la fusione nucleare ma all’epoca questa prospettiva era tecnicamente irraggiungibile mentre, per il prossimo futuro rappresenta forse l’opportunità più interessante da studiare e valutare attentamente per le prospettive che offre in termini di energia prodotta (Le Scienze 2014) .

Quando Asimov scrive, ipotizza l’uso degli scisti bituminosi presenti in grosse quantità, ma scarta questa ipotesi perché troppo complessa e costosa. Oggi le tecnologie estrattive hanno reso possibile il loro utilizzo (la stima è di 345 miliardi di barili) insieme con quello dello shale gas. Infatti, non sono solo le scoperte di nuovi pozzi ad aumentare la quantità di idrocarburi disponibili; un ruolo fondamentale è giocato dalle nuove tecniche estrattive e dall’incessante progresso tecnologico che agiscono come un moltiplicatore di disponibilità nei confronti dei giacimenti già conosciuti, accrescendo continuamente la loro redditività. Da notare che il tasso di recupero dai giacimenti tradizionali non supera attualmente il 35% del petrolio ivi presente; ossia è teoricamente possibile recuperare dai pozzi già esistenti un ulteriore 65%, poco meno del doppio di quanto si estrae oggi, il che vorrebbe dire quasi raddoppiare le riserve disponibili.

Quando Asimov scrive, non sa nulla delle possibilità di sfruttamento delle risorse di metano idrato stimate tra 4 e 28 trilioni di barili (Fig. 5), mentre questa appare oggi come una ipotesi realistica.

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Fig. 5 –  Depositi di Metano Idrato nel mondo.

Quando Asimov scrive, l’uso delle fonti rinnovabili era un ipotesi di qualche scienziato. Oggi le tecnologie associate incidono massicciamente ed incideranno sempre più sulla produzione globale di energia.

Quando Asimov scrive, l’efficienza di un pannello fotovoltaico al Silicio Cristallino è circa 12 %, oggi ci troviamo al 25 % ma in aggiunta si stanno sviluppando tecnologie allora inesistenti. La Fig. 6 evidenzia quanto detto, ovviamente i valori di cui si parla per il 2014 si riferiscono a prototipi ancora in laboratorio, mentre le celle commercializzate hanno prestazioni minori, ma come si vede le celle più efficienti sono le multi-junction, usate nel FV a concentrazione, arrivate al 44,7% di efficienza.

fotovoltaico

Fig. 6 –  Progressi in efficienza ottenuti con le diverse tecnologie del fotovoltaico.

Asimov con i suoi dati, ipotizza la realizzazione di grossi impianti fotovoltaici ma li ritieni costosi e difficili da mantenere. Al contrario oggi ne possiamo contare almeno 50 con potenze superiori a 50 MW (Fig. 7).

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Fig. 7 –  Impianto Longyangxia Hydro-solar PV Station da 320 MW.

Quando Asimov scrive, l’eolico ha uno sviluppo irrisorio e le turbine esistenti producono circa 50 kW, la figura seguente non ha bisogno di commenti.

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Fig. 8 –  Progressi in potenza ottenuti con le turbine eoliche.

Quando Asimov scrive il solare termodinamico è solo un idea ma non esistono impianti come quello in Fig. 9. Su questa tecnologia, entrata nella fase commerciale, una considerazione valga su tutte; è stato stimato che una superficie di qualche km quadrato in una zona adeguata (es: deserto libico) dotata di impianti solari termici, sarebbe in grado di catturare l’energia equivalente al fabbisogno dell’Europa per un anno (870 GWatt).

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Fig. 9 – Torri Solari in Andalusia

 

Quando Asimov scrive, lo sviluppo della produzione geotermica è agli albori, oggi siamo arrivati a 11.700 megawatt installati in 24 paesi del mondo (Fig. 10), con un potenziale di ben 50 mila volte superiore rispetto alle riserve di petrolio e gas.

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Fig. 10 – Energia elettrica prodotta da impianti geotermici installati nel mondo

Questa carrellata di esempi, non esaustiva, serve solo ad evidenziare come lo sviluppo della tecnologia avanza incessantemente ma, noi ci fermiamo qui con un ultima osservazione: la vita sulla terra dipende essenzialmente da due fattori, la presenza di acqua e di sole inteso come luce e calore (il vento è la conseguenza delle variazioni di temperatura) e sono questi che stabiliscono il limite potenziale delle risorse energetiche in quanto dal sole è possibile produrre energia. L’energia del sole può essere trasformata in idrogeno e l’idrogeno rappresenta sia un vettore che un sistema di accumulo chimico utile per produrre combustibili, materie prime e/o energia stessa. Le immense risorse di acqua e sole sono condizione necessaria ed imprescindibile per la vita sulla terra e sono anche quelle di cui con molta probabilità si avvarranno le generazioni future.


Per quanto riguarda le risorse alimentari, la loro produzione è legata strettamente all’energia ed all’acqua. Le previsioni della FAO sono ottimistiche. Gli esperti ritengono che attuando le politiche giuste il pianeta sia in grado di sfamarci tutti anche con la popolazione in crescita. I numeri del resto parlano chiaro, sei miliardi di uomini su sette sono fuori dalla fame. Sei volte di più di appena 50 anni fa e questo è stato possibile solo perché l’agricoltura è stata rivoluzionata dalla tecnologia, dalla chimica, dalla biologia, dalla estensione dei mercati, dai trasporti, dalle macchine, dai fertilizzanti, dagli antiparassitari, dalla selezione delle sementi e degli animali da allevamento, dai sistemi di irrigazione, dalle nuove tecniche produttive e di conservazione. La prima rivoluzione verde (nel 1700) ha trasferito energia alle campagne sotto forma di macchine e di concimi. La seconda, che stiamo vivendo (1900), in linea con la rivoluzione tecnologica e informatica che pervade ogni attività umana, trasferisce informazioni e innovazioni a partire dalle biotecnologie sino all’utilizzo sempre più efficace e controllato dell’energia impiegata, dell’acqua e del suolo. Anche in questo caso la sostenibilità non può non prescindere da un cambiamento di mentalità che limiti gli sprechi e valuti i carichi energetici e ambientali associati a tutte le fasi del processo produttivo di un alimento, dalla coltivazione delle materie prime fino alla distribuzione e all’eventuale cottura degli alimenti considerati. L’analisi del ciclo di vita degli alimenti permette di riorganizzare le classi di alimenti secondo valori di impatto ecologico decrescente. In tal modo a fianco della piramide alimentare classica si può costruire la piramide ambientale, i cui strati superiori (la base della piramide) ospitano gli alimenti a maggiore impatto, mentre al vertice si trovano gli alimenti a impatto minore (Fig. 11).

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Fig. 11 – La Doppia Piramide Alimentare-Ambientale

Un altro punto centrale è quello sull’attuazione di un economia sostenibile basata sul riciclo. Asimov nel libro non ne parla. La sua sensibilità di scienziato e scrittore di 39 anni fa non gli permettono di capire che la relazione tra produzione e consumo vada chiusa sempre attraverso il riciclo e che questa opzione dell’uso delle risorse sia una delle chiavi per garantire la sostenibilità del pianeta per una popolazione crescente. In tal senso, l’umanità rappresenta la vera maggiore risorsa del pianeta. Il punto è quello di spostare gli investimenti da politiche finalizzate al controllo delle nascite a politiche finalizzate allo sviluppo umano, nella convinzione che è proprio il maggiore sviluppo che garantisce il minore impatto ambientale.

Tutto ciò per mostrare che, sono possibili scelte propositive, a livello scientifico tecnologico e produttivo, volte a individuare nuove risorse e/o a custodirle garantendo la vita sulla terra per tutti fuori da logiche classiste.

Una delle persone che rifiuta le connessioni tra la sovrappopolazione e i problemi ambientali è Betsy Hartmann, membro del Committee on Women, Population and Environment (comitato delle donne, popolazione e ambiente). Nel suo testo rivoluzionario “Reproductive rights and wrongs: the global politics of population control” (Diritto alla riproduzione: giusto e sbagliato nelle politiche globali di controllo della popolazione”) la Hartmann afferma:

Il mito della sovrappopolazione è uno dei più diffusi nella società occidentale, così profondamente radicato nella cultura che esso influenza fortemente la visione del mondo che la cultura ci propone. Non gli si può resistere per via della sua semplicità. Più persone significano meno risorse e più fame, povertà, degrado ambientale e instabilità politica. Questa equazione aiuta a giustificare la sofferenza umana che affligge l’“altro” mondo al di là degli ordinati confini di affluenza. Procreando, il povero crea la sua stessa povertà. Così noi siamo assolti dalle responsabilità e liberati dalla complessità del tutto.

Se non esiste uno studio definitivo che stabilisca la reale capacità del pianeta di reggere un certo numero di abitanti, ciò che invece è accertato, è che la denatalità e l’invecchiamento della popolazione saranno un grosso problema per il futuro.

Asimov lo previde quando affermò che l’attuazione delle politiche di denatalità e i progressi della medicina, avrebbero prodotto cambiamenti sociali da valutare:

Saremo testimoni dell’incanutimento e le istituzioni dovranno occuparsi sempre più di pensioni, previdenza, medicina sociale.”

Ciò che Asimov non previde, forse perché gli ripugnava, è che anche a questo problema il rimedio sarebbe stato pensato dai posteri con un cinismo senza precedenti attraverso, eutanasia e suicidio assistito. “Cinismo”, questo è l’aggettivo che ci contraddistingue che trae l’origine, per citare nuovamente Jonathan Last dal fatto che:

Anni di bombardamento mediatico ed educativo sui pericoli della sovrappopolazione sommati alla colpevolizzazione della stessa esistenza umana la quale starebbe danneggiando irreparabilmente il pianeta, hanno cresciuto generazioni ciniche. La storia dell’umanità insegna che l’uomo ha saputo superare i suoi limiti completamente, trovando risorse fino a poco prima impensabili”.

L’idea di riuscire a superare i limiti non sembra interessare molto i sostenitori ad oltranza del neo-malthusianesimo i quali, a fronte di una realtà che contraddice le ipotesi catastrofiste, creano nuove paure sempre più elaborate e che ci rendono più cinici ancora. E’ forse il caso del “Global Warming”?

In riferimento al riscaldamento climatico, la tematica emerse alla I Conferenza ONU su Ambiente e Sviluppo (Rio de Janeiro, 1992), che vide riuniti, per la prima volta, scienziati, ambientalisti e politici. In quella conferenza, fu stabilito un collegamento tra riscaldamento climatico globale e causa antropica e fu segnalata la necessità di ridurre le emissioni di gas serra provenienti, in prevalenza, dalle attività umane. Come si è arrivati a questa impostazione?

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Fig. 12 – Incremento della popolazione e della CO2 dal 1950 al 2010.

La figura 12 evidenzia la crescita della popolazione dal 1950 ad oggi e l’incremento della CO2 (di circa 85 ppm) nello stesso periodo. Il biossido di carbonio è un composto naturale che fa parte dei cicli biogeochimici ed è presente nell’atmosfera in quantità dello 0,04% (400 ppm) circa, mentre nell’aria esalata dopo un respiro è circa il 4,5% (45.000 ppm). Un’atmosfera che contiene oltre il 5% (50.000 ppm) di biossido di carbonio è pericolosa per gli esseri umani e per gli animali, dato che va a saturare l’emoglobina del sangue impedendole di legarsi all’ossigeno e bloccando quindi l’ossigenazione dei tessuti. Normalmente in un ambiente chiuso, casa, ufficio, ecc,  i livelli di CO2 possono variare tanto ed essere solitamente compresi tra i 500 ed i 2000 ppm. Molti studi indicano che le concentrazioni di CO2, a questi livelli, non hanno un impatto sulla salute

Infatti, i limiti fissati dall’OSHA (equivalente USA della nostra ISPESL) per la concentrazione di biossido di carbonio sul posto di lavoro sono pari a 0,5% (5000 ppm) per un’esposizione continua di 8 h mentre, il limite di esposizione a breve tempo (STEL) è pari invece al 3% (30.000 ppm).

Questi numeri mostrano che possiamo essere ragionevolmente tranquilli rispetto ai margini di tolleranza per la CO2 e che, senza isterie, possiamo dedicarci con tranquillità ad elaborare ed attuare tecnologie energetiche e stili di vita “CO2 free”, come stiamo già facendo incrementando l’uso delle fonti rinnovabili.

Qualcuno potrebbe non essere d’accordo su questa stima, ma ciò farebbe parte del normale dibattito scientifico. Il problema assume una connotazione molto diversa se si afferma invece che, l’incremento della CO2 produrrà una catastrofe planetaria, a causa di un concomitante aumento della temperatura. Questa affermazione rappresenta il cavallo di Troia per considerare l’aumento della popolazione mondiale come il vero ed autentico problema da risolvere.

Ebbene, dalla Conferenza di Rio del 1992, il riscaldamento climatico antropico, da semplice teoria è stato presentato come “verità scientifica” e, quindi, anche come motivazione per giustificare il controllo demografico, da realizzare incentivando la diffusione delle strutture sanitarie al fine di erogare servizi per la salute riproduttiva, cioè contraccezione, sterilizzazione e aborto (Conferenza ONU, Il Cairo, 1994).

Prima di procedere oltre, forse è utile ricordare la più diretta delle dieci strategie della manipolazione attraverso i mass media descritte da Noam Chomsky:

“La principale strategia di manipolazione consiste nel creare falsi problemi e poi offrire le soluzioni. Questo metodo, anche chiamato problema-reazione-soluzione, consiste nel creare un problema, una “situazione” prevista per causare una certa reazione da parte dell’opinione pubblica o della politica, con lo scopo che sia questa il mandante delle misure che si desiderano far accettare.”

 

Come far digerire le politiche di denatalità nei paesi in via di sviluppo? Porre il problema dell’aumento della temperatura causata dall’effetto antropico legato alla crescita della popolazione, suscitare una reazione di paura che porti alla soluzione desiderata ovvero la riduzione della natalità attraverso qualsiasi metodo. Il riscaldamento climatico, quindi, è stato posto come il problema ed è stato utilizzato dalla strategia antinatalista come nuova motivazione per giustificare la “necessità” di ridurre la popolazione mondiale.

A tale riguardo, si deve notare che questo metodo ha radici antiche, infatti, la crescita della popolazione è stata presentata, nel tempo, come causa di problemi di varia natura: scarsità delle risorse alimentari (seconda metà del 700); ostacolo allo sviluppo dei popoli (Anni 60); inquinamento ambientale (Anni 70-80); riscaldamento climatico (Anni 90 e 2000).

Sull’ipotesi catastrofista dell’aumento della temperatura globale del pianeta CS ha già pubblicato molti contributi a cui si rimanda (2015, 2014a, 2014b). Comunque la pensiate, in questa sede ci sembra opportuno sottolineare il pericolo, già evidenziato da altri, dell’idea di correlare la  riduzione delle emissioni alla riduzione della popolazione mondiale.

Un esempio? Il giornalista Alan Weisman che, come Asimov 39 anni, fa sostiene nelle oltre 500 pagine del suo ultimo libro, tradotto in Italia da Einaudi ”Conto alla rovescia” che:

“Se non prendiamo il controllo e non caliamo di numero, senza brutalità, reclutando pochi nuovi membri della nostra razza affinché un giorno ci sostituiscano, sarà la natura a darci una bella pila di lettere di licenziamento”.

La sinistra affermazione di “reclutare pochi nuovi membri della nostra razza” suoni come un campanello d’allarme del rischio di una tale idea. Questo libro sorprendentemente è considerato un capolavoro proprio da chi dovrebbe avere maggiore cautela nel fare certe affermazioni (“Lo Spettro di Malthus” su Le Scienze). In questo articolo, esplicitamente si afferma la validità dell’idea di Weisman:

Perché ultimamente invochiamo la sostenibilità del nostro impatto sul pianeta come se fosse un parametro indipendente dal numero degli abitanti, mentre i due problemi sono inestricabilmente legati.”

In antitesi a questa idea si colloca Penn Loh, ex membro della commissione organizzativa del Political Ecology Group, che scrive:

L’argomento della popolazione è interessante per molti in quanto viene mascherato dietro termini scientifici e quantitativi”.

La formula usata per capire la questione della popolazione, inventata nel 1970 dal già citato Paul Ehrlich e John Holden, è:

I = PAT

dove I rappresenta l’impatto di qualsiasi gruppo umano sull’ambiente, ed equivale all’estensione della popolazione. P misura il livello di affluenza (o la media di consumo individuale delle risorse); A indica l’impatto ambientale delle tecnologie che procurano i beni di consumo, questi indicati dalla lettera T. L’espressione uniforma tutto in una realtà che non tiene affatto conto delle istituzioni politiche ed economiche che influenzano e determinano il consumo.

L’equazione trascura anche qualsiasi distinzione tra classi, con il risultato che gli immigrati poveri risultano avere lo stesso impatto sull’ambiente delle famiglie benestanti, senza considerare minimamente i livelli di consumo di ciascuno. Istituzioni come quella militare, che è responsabile per la più alta percentuale d’inquinamento, non sono considerate in questa operazione né sono ritenute responsabili.

Loh scrive ancora che:

“finché le questioni sulla popolazione sono costruite su formule come I=PAT, allora il controllo della crescita demografica non è un problema scientifico di valore neutro, ma un problema politico con un reale impatto sociale”.

Un altro termine frequentemente usato dai sostenitori del controllo demografico è quello di “capacità sostenibile” definita come “il numero di persone che può vivere in maniera sostenibile in una data area senza arrecare danno all’ambiente naturale, sociale, culturale ed economico per la presente e le future generazioni.”

La capacità sostenibile comprende la possibilità dell’ambiente naturale di fornirci le risorse, il cibo, il vestiario ed il riparo di cui abbiamo bisogno, e la capacità dell’ambiente sociale di fornire una buona qualità della vita.

Questa concezione di capacità sostenibile è altamente criticabile in alcune libere interpretazioni. La possibilità dell’ambiente di fornire risorse in modo sostenibile è legata alla capacità tecnica dell’uomo di ottenerle e alla sua responsabilità nel farlo in modo corretto. Se le risorse sono quelle del mondo in via di sviluppo, lo sfruttamento segue la logica del “libero mercato” senza responsabilità di istituzioni economiche e produttive e se, infine, la qualità della vita è quella definita da una ricca elite, beh allora è chiaro che non vi è capacità sostenibile che tenga. La capacità sostenibile deve presupporre uno sfruttamento razionale ed allo stesso tempo equo. Insomma, se la qualità della vita è stabilita da personaggi come Rockfeller Jr., Bill Gates o Rupert Murdock è probabile che le risorse non basteranno mai.

Il punto fondamentale su cui si dovrebbe riflettere è dunque il modello di sviluppo occidentale, insostenibile per motivi ecologici e socio-economici, piuttosto che il numero di abitanti della terra. Quanto più se questo numero è stabilito a priori, proprio da quella minoranza responsabile di tale modello di sviluppo. Principi quali vita e famiglia (e conseguente libertà procreativa) non possono essere posti in modo ricattatorio nelle scelte politiche prendendo come scusa l’allarme climatico e ambientale.

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Fig. 13 – Ranch Paesana 116 ettari, una tra le tante proprietà di Bill Gates (costo 18 mln US$).

Dando un occhiata ad alcuni numeri possiamo aggiungere qualche elemento interessante a queste considerazioni su impatto, capacità sostenibile ed uso delle risorse. Attualmente circa il 70% dell’energia mondiale, il 75% dei metalli, l’85% di legno ed il 60% di cibo sono consumati dalla popolazione industrializzata, cioè dal 22 per cento della popolazione mondiale. Ad esempio, negli Stati Uniti il patrimonio dell’1 % della popolazione a reddito più alto è uguale al patrimonio totale del 90 % della popolazione povera. Inoltre i ritmi di consumo nei paesi industrializzati sono determinati da profonde disuguaglianze di classe. Per esempio, nel rapporto delle Nazioni Unite sullo sviluppo umano si osserva che negli ultimi tre decenni il dislivello economico nel mondo è più che raddoppiato, e che attualmente il 20 per cento della popolazione più ricca ha un reddito 150 volte superiore a quello del 20 per cento della popolazione più povera.

Come è possibile che in un mondo a due velocità popolato da circa 1.6 miliardi di persone sovrappeso di cui 583 milioni obese a fronte di 783 milioni di persone denutrite, in un mondo in cui si spendono ogni anno circa 1348 miliardi di dollari in spese militari, 307 miliardi di dollari per l’acquisto di droghe illegali e 55 miliardi di dollari in “video giochi” si ponga il problema delle risorse? Come è possibile che la soluzione che ci venga offerta sia il Memoriale di Jaffe, declinato in tutte le sue possibili varianti? Come è possibile che la maggior parte delle persone non si rendano conto della manipolazione in atto per cui, comunque la pensiate, finiate sempre all’interno della logica “meno siamo meglio stiamo”?

Sappiate allora che, comunque la pensiate, il lugubre contatore del numero di aborti si muove al ritmo di 80 aborti/min e la destrutturazione della famiglia, con tutte le conseguenze sociali che ne deriveranno, procede in occidente a suon di leggi e di sentenze con l’accompagnamento di organi di informazione utilizzati come cassa di risonanza della politica che, facendo leva sull’impatto emotivo, orientano mentalità e comportamenti individuali e collettivi verso scelte antinataliste. A questo punto, non possiamo non ricordare le sinistre parole di Asimov:

“…una spinta sempre maggiore per ridurre il tasso di natalità. In un modo o nell’altro…”

E così, in un modo o nell’altro noi colti e lungimiranti occidentali, europei ed americani, stiamo evitando la catastrofe da sovrappopolazione. O forse, stiamo solo scegliendo la nostra catastrofe personale? Ai posteri, cioè a quella frazione di umanità che non si sta impegnando a tagliare con protervia i germogli del suo futuro, l’ardua sentenza.

Ma, ci piacerebbe una conclusione diversa della storia, più ottimistica e che induca a nutrire speranze più profonde.

Torniamo per un momento alla fantascienza. Il romanzo “Abissi d’Acciaio” del 1954 può essere considerato il paradigma di tutto quello che abbiamo detto. Infatti in questo libro Asimov descrive la sua grande paura, la sovrappopolazione, e la contrappone alla soluzione da lui intravista, controllo delle nascite ed eugenetica. Egli immagina una terra popolata da 8 miliardi di abitanti caratterizzata da una situazione di conflittualità tra i terrestri, il cui stile di vita è diventato pseudo-socialista a causa della sovrappopolazione e della mancanza di spazio, e gli spaziali (uomini emigrati in altri mondi), che limitando le nascite e sviluppando la selezione genetica (eugenetica) sono diventati longevi, ricchi e con un grandissimo senso della privacy.

Questa è fantascienza. Nella realtà, il mondo è davvero popolato da quasi otto miliardi di persone, ma abbiamo spazio e risorse, il socialismo reale è crollato con il muro di Berlino nel 1989, non sarebbe forse il caso di convincere gli “spaziali”, preoccupati solo della loro ricchezza, della loro longevità, della loro privacy e con le loro bizzarre idee che sia meglio essere pochi ed eletti, di pensare al vero bene dei terrestri?

Crediamo che Asimov, genio indiscusso della fantascienza, ce ne sarebbe certamente grato e sarebbe forse il finale migliore della storia che i nostri figli dovranno scrivere.

Fonte:http://www.enzopennetta.it/2015/10/scelta-di-catastrofe/

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