Il “Jaffe Memo”, un’agenda nera per le politiche famigliari di Planned Parenthood – di Emanuela

Il memorandum del vicepresidente della Planned Parenthood scritto nel 1969 rivela le tattiche che saranno attuate in seguito, fino ad oggi, per forzare la popolazione inconsapevole verso il controllo delle nascite.

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Se queste affermazioni possono risultare scioccanti, forse lo sembreranno un po’ meno se si vede chi è la fondatrice di  Planned Parenthood. Si tratta infatti  dall’attivista per i diritti femminili Margaret Sanger . Sebbene la Sanger fosse contraria alla legalizzazione dell’aborto, preferendo la contraccezione (ed è quindi un’ironia che oggi la Planned Parenthood sia il maggior provider di aborti negli USA), essa era una sostenitrice dell’eugenetica. Tra le altre cose, riteneva che occorresse ridurre la riproduzione degli “inadatti” e  sterilizzare i “ritardati”.

“In The Morality of Birth Control, un discorso del 1921, divise la società in tre gruppi: la classe “educata e informata” che regolava le dimensioni delle loro famiglie, gli “intelligenti e responsabili” che desideravano controllare le loro famiglie malgrado gli mancassero i mezzi o le conoscenze e le “persone irresponsabili e sconsiderate” i cui scrupoli religiosi “impediscono loro di esercitare il controllo sul loro numero”. Sanger conclude: “non c’è dubbio nelle menti di tutte le persone pensanti che la procreazione di quest’ultimo gruppo debba essere fermata”.

Infine, per quello che riguarda i “permessi” per fare figli, c’è già chi comincia a rifletterci su.   Se le famiglie che vogliono adottare vengono sottoposte a un’attenta analisi, perché non si fa lo stesso anche con tutti gli altri? In questo modo si potrebbero evitare violenze e abusi sui bambini. Nel caso di gravidanze accidentali, i genitori dovranno richiedere un permesso e, qualora venisse negato, il bambino verrà affidato allo Stato.

Il fatto che qualcuno, anche se solo per amor di discussione, abbia iniziato a parlare della cosa, probabilmente vuol dire che la finestra di Overton si è aperta.

Ecco i punti fondamentali di questa agenda nera.

Frederick S. Jaffe (1925–1978) è stato il vicepresidente di Planned Parenthood, la nota organizzazione no-profit specializzata nella “salute riproduttiva” delle donne e in aborti (finita alcuni mesi fa anche al centro di uno scandalo dovuto alla vendita di parti o tessuti di feti abortiti). Secondo Jaffe, il controllo delle nascite riguardava sia la salute e che i diritti umani, e fu anche grazie a lui che i programmi di pianificazione famigliare oggi ricevono fondi federali.

Nel 1969 Janne inviò un memorandum   a Bernard Berenson, capo del Population Council, che conteneva tutta una serie di proposte per tenere sotto controllo l’aumento della popolazione. Il memorandum, reso pubblico di recente, ha dato ovviamente origine a molte discussioni, poiché ci si è chiesti fino a che punto Planned Parenthood appoggiasse, intendesse mettere in pratica o avesse già messo in pratica tali proposte.

Forniamo qui una traduzioni parziale del memorandum, con particolare rilievo alla tabella finale.

Questo memorandum è in risposta alla tua lettera del 24 gennaio, in cui cercavi idee utili alla creazione di politiche relative alla popolazione, definite come “misure legislative, programmi amministrativi e altre azioni governative destinate ad alterare i trend della popolazione, o che già li alterano”.  […]

A parte l’astrazione che, nel lungo termine, una crescita della popolazione pari a zero sarà inevitabile, gli argomenti avanzati per giustificare delle politiche statunitensi volte a fissare uno specifico limite universale circa l’ampiezza della famiglia fanno capo a due affermazioni:

  • Negli USA, la continua crescita della popolazione causerà inevitabilmente un deterioramento della qualità della vita di questa e delle future generazioni; questa può essere descritta come la posizione ecologista.

  • Negli USA, delle politiche esplicite che incoraggiano o obbligano a famiglie di ridotte dimensioni sono necessarie affinché il nostro governo possa incoraggiare o costringere le nazioni in via di sviluppo a muoversi in direzioni simili; questa posizione riguarda le relazioni pubbliche internazionali.

Il memorandum elenca quindi cinque aree di ricerca che dovrebbero essere affrontate in modo da capire se davvero gli USA hanno bisogno di adottare politiche circa la natalità.

  1. Gli usi e i limiti dei contraccettivi

  2. Chiarificare i termini del discorso

  • Valutazione dell’impatto di altre politiche pubbliche sull’andamento della popolazione
  1. Valutazione dell’effettività dell’educazione della popolazione nell’influenzare le preferenze di fertilità

[…]

In quest’area, sembra particolarmente importante distinguere tra educazione e indottrinamento. Quali che possano essere i meriti e l’effettività di un autentico sforzo educativo, una campagna di indottrinamento potrebbe avere solo effetti trascurabili sulla fertilità, ma potrebbe fornire un involontario sostegno alla costruzione di un’opinione pubblica che richieda un controllo della fertilità obbligatorio e legale per  determinati gruppi (in particolare chi vive di welfare).  

  1. Valutazione delle conseguenze di politiche di popolazione alternative in una società stratificata

Finora, negli USA il dibattito è proseguito senza che nessuno riconoscesse esplicitamente il fatto che la società statunitense è economicamente e razzialmente stratificata. Tuttavia, è chiaro che non possiamo aspettarci che le politiche proposte in alternativa alla pianificazione famigliare tocchino allo stesso modo tutti i segmenti della popolazione. La tabella di seguito riassume le principali misure discusse, a seconda che il loro impatto sia universale o selettivo. Ad esempio, delle politiche che abbiano soprattutto degli effetti economici (tasse, incentivi o disincentivi) non possono avere lo stesso impatto sul comportamento della classe media e medio-alta e quello delle famiglie a più basso reddito. Altre proposte (come ad esempio l’aborto obbligatorio per gravidanze extramatrimoniali) possono essere applicate solo su gravidanze visibili, e questo ha delle connotazioni razziali. La stratificazione sociale, quindi, ci porta a sollevare la questione “Chi avrà l’ultima parola sulle gravidanze, e per quali propositi?”

Risulta urgente, quindi, che le politiche più utili proposte dai punti da I a IV siano analizzate alla luce di una società stratificata. Un’analisi del genere dovrebbe stabilire quali politiche attuare in maniera universale e quali invece potrebbero avere un impatto differenziato sui vari segmenti della popolazione. Le conseguenze politiche di tale differenziazione dovranno essere esaminate, in modo da fornire risposte a domande come:

  • Ci si può aspettare che la società accetti politiche che limitino la fertilità in maniera universale, o forse è più realistico aspettarsi che quelli che hanno potere favoriscano e adottino politiche che avranno conseguenze prima di tutto su chi di potere ne ha poco o per niente? Un tale trattamento differenziato è politicamente attuabile?
  • È possibile proporre e giustificare delle politiche universali di controllo della fertilità senza rinforzare e legittimare (politicamente, filosoficamente e ideologicamente) le opinioni di chi, per ragioni che non hanno nulla a che fare col problema della popolazione,già richiede un controllo della fertilità obbligatorio per chi vive di welfare e per le minoranze?

Questo studio sarà necessario per rispondere alle domande principali che riguardano un’esplicita politica della popolazione negli USA, e cioè:

Abbiamo davvero bisogno di politiche dl genere? E quando?

Il vantaggio che se ne trarrà giustifica i costi?

 

Traduzione della tabella finale

 

MISURE PROPOSTE PER RIDURRE LA FERTILITA’ NEGLI USA, CON IMPATTO SIA UNIVERSALE CHE SELETTIVO

Impatto universale

Vincoli sociali:

Ristrutturazione della famiglia:

  1. Posporre o evitare il matrimonio
  2. Alterare l’immagine della grandezza della famiglia tipo

Educazione obbligatoria dei bambini

Incoraggiare l’aumento dell’omosessualità

Educare alla limitazione della famiglia [per numero di figli]

Immettere nell’acqua sostanze che influenzano la fertilità

Incoraggiare le donne a lavorare

 

Impatto selettivo a seconda dello status socio-economico

Deterrenti e incentivi economici

Modificare la politica delle imposte:

  1. Introdurre una forte tassa sul matrimonio
  2. Tassa sui bambini
  3. Tassare chi è sposato più di chi è single
  4. Rimuovere l’esenzione della tassa sui genitori
  5. Ulteriori tasse sui genitori che hanno più di uno o due bambini a scuola

Ridurre/eliminare il congedo di maternità retribuito o i benefici

Ridurre o eliminare gli assegni familiari o per nucleo familiare

Bonus per chi si sposa tardi o fa intercorrere più tempo tra un figlio e l’altro

Pensione per donne di 45 anni con meno di N bambini

Eliminare il welfare dopo i primi due bambini

Depressione cronica

Fare in modo che le donne debbano lavorare e fornire pochi asili

Limitare/eliminare l’assistenza sanitaria pubblica, borse di studio, case popolari, prestiti e sussidi alle famiglia con più di N bambini.

 

Controlli sociali

Aborto obbligatorio per gravidanze fuori dal matrimonio

Sterilizzazione obbligatoria per tutti quelli che hanno due figli, eccetto alcuni che potranno averne tre

Limitare la gravidanza solo a un ristretto numero di adulti

Necessità di certificati e permessi per poter avere figli

Politiche abitative:

  1. Scoraggiare l’acquisto di case di proprietà
  2. Cessazione dell’assegnazione di case popolari a seconda dell’ampiezza della famiglia

 

Misure identificate in base a motivazioni già esistenti per prevenire gravidanze indesiderate

Pagamenti per incoraggiare la sterilizzazione

Pagamenti per incoraggiare la contraccezione

Pagamenti per incoraggiare l’aborto

Aborto e sterilizzazione su richiesta

Distribuzione senza ricetta di contraccettivi non nocivi

Miglioramento della tecnologia contraccettiva

Fare in modo che i contraccettivi siano accessibili a tutti

Miglioramento dell’assistenza sanitaria per gestanti e neomamme, con al centro la pianificazione familiare

 

Se queste affermazioni possono risultare scioccanti, forse lo sembreranno un po’ meno se si vede chi è la fondatrice di  Planned Parenthood. Si tratta infatti  dall’attivista per i diritti femminili Margaret Sanger . Sebbene la Sanger fosse contraria alla legalizzazione dell’aborto, preferendo la contraccezione (ed è quindi un’ironia che oggi la Planned Parenthood sia il maggior provider di aborti negli USA), essa era una sostenitrice dell’eugenetica. Tra le altre cose, riteneva che occorresse ridurre la riproduzione degli “inadatti” e  sterilizzare i “ritardati”.

“In The Morality of Birth Control, un discorso del 1921, divise la società in tre gruppi: la classe “educata e informata” che regolava le dimensioni delle loro famiglie, gli “intelligenti e responsabili” che desideravano controllare le loro famiglie malgrado gli mancassero i mezzi o le conoscenze e le “persone irresponsabili e sconsiderate” i cui scrupoli religiosi “impediscono loro di esercitare il controllo sul loro numero”. Sanger conclude: “non c’è dubbio nelle menti di tutte le persone pensanti che la procreazione di quest’ultimo gruppo debba essere fermata”.

Infine, per quello che riguarda i “permessi” per fare figli, c’è già chi comincia a rifletterci su.   Se le famiglie che vogliono adottare vengono sottoposte a un’attenta analisi, perché non si fa lo stesso anche con tutti gli altri? In questo modo si potrebbero evitare violenze e abusi sui bambini. Nel caso di gravidanze accidentali, i genitori dovranno richiedere un permesso e, qualora venisse negato, il bambino verrà affidato allo Stato.

Il fatto che qualcuno, anche se solo per amor di discussione, abbia iniziato a parlare della cosa, probabilmente vuol dire che la finestra di Overton si è aperta.

Fonte:https://www.enzopennetta.it/2017/11/il-jaffe-memo-unagenda-nera-per-le-politiche-famigliari-di-planned-parenthood/

 

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