Business della cooperazione internazionale

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“Il solo aiuto che serve è l’aiuto che aiuta ad uccidere l’aiuto”; queste parole sono state pronunciate negli anni 80 da Thomas Sankara, leader del Burkina Faso assassinato nel 1987 a seguito di un colpo di Stato dopo aver dichiarato a più riprese di non voler pagare il debito del proprio paese. Sono parole, quelle del fondatore del Burkina Faso, che risuonano come rivelatrici alla luce dei dati e delle cifre impressionanti che trapelano anno dopo anno nel mondo della cooperazione; i paesi più ricchi, negli ultimi 50 anni, hanno speso un trilione di Dollari, di fatto mediamente ogni cittadino sborsa 100 Dollari al giorno da destinare ai paesi più poveri, ma i risultati sono molto meno che modesti: il divario tra benestanti e nazioni in difficoltà si allarga sempre di più, la povertà cresce a dismisura e molti paesi del cosiddetto terzo mondo patiscono fame ed analfabetismo.

 

Un ospedale dimenticato ad Aleppo

Quando ‘l’aiuto’ diventa business

I numeri, freddi ed implacabili quando si tratta di rivelare determinate verità, aiutano a comprendere il problema della cooperazione internazionale: di fatto, l’aiuto verso i paesi sottosviluppati è un vero e proprio business da 135 miliardi di Dollari all’anno, una cifra importante che testimonia gli interessi celati dietro un apparente gesto di solidarietà verso i prossimi più sfortunati. I soldi, donati tanto dai singoli cittadini nelle varie campagne promosse spesso da organizzazioni non governative, così come anche dai singoli governi occidentali, si perdono dietro rivoli burocratici o servono a scopi tutt’altro che caritatevoli. L’aiuto internazionale viene gestito come un vero e proprio comparto, un’organizzazione molto simile ad una multinazionale: esistono infatti agenzie, associazioni od enti collegabili all’Onu, i quali senza la causale dell’aiuto al prossimo non potrebbero sopravvivere. E’ qui che le frasi di Sankara si dimostrano molto attuali: a conti fatti, se la povertà viene realmente sradicata diversi uffici governativi o non governativi potrebbero anche chiudere.

Fonte:http://www.occhidellaguerra.it/business-della-cooperazione-internazionale/

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