L’inquinamento urbano e il trionfo dell’incoscienza – di Enrico Galoppini

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Che cosa c’è di più ipocrita che conoscere le cause di un problema, “denunciarle” e poi far finta di nulla?

Si potrebbe dire che è un vizio connaturato all’essere umano, ed è quello che accade esattamente in materia d’inquinamento urbano (e non solo).

Sì, perché “Bruxelles”, cioè “l’Europa” tramite la sua Agenzia per l’Ambiente, ci fa sapere che ogni anno, in Europa, quasi cinquecentomila persone muoiono a causa dello smog.

Bella scoperta, si dirà. Infatti non ci vuole molto a rendersi conto che, vivendo in una camera a gas, la probabilità di contrarre malattie respiratorie, del sangue, del sistema nervoso eccetera è molto più elevata che in un contesto più sano e a misura d’uomo.

Eppure, non solo chi potrebbe fare qualcosa non fa nulla limitandosi a queste “denunce” (e a darsi un posto di lavoro in una delle tante “agenzie” preposte), ma accade anche che la maggior parte della gente si ritrova a vivere in questi contesti nocivi sperando di “avere culo”, e cioè di essere tra quelli che scamperanno a ciò che l’ultimo rapporto della suddetta agenzia definisce “morte prematura”.

Una “morte prematura” può ovviamente essere definita tale solo se rapportata ad “aspettativa di vita”, calcolata sempre da organismi pieni di “esperti”, i quali espongono a beneficio degli enti pubblici i risultati delle loro ricerche in relazioni e convegni, ma che si guardano bene dal mettere in discussione le cause profonde di un fenomeno come quello dell’inquinamento urbano.

Perché tra il dire e il fare c’è di mezzo un mare di mezze verità, di compromessi e di menefreghismo.

Sullo “smog”, infatti, già il sottoscritto – quando il problema era costituito anche dalle fabbriche in città – scriveva il tema in classe alle elementari. La maestra gli dava 10, lo leggeva alla classe nel momento più “edificante” della mattinata, e poi saliva sulla sua utilitaria e tornava a casa.

Ma questo è ancora nulla, perché chi più chi meno (anche molti di quelli senza patente) tutti fanno (ab)uso dell’automobile. E d’altra parte non si può pensare di addossare tutte le colpe ai comportamenti del singolo individuo, esattamente come è ingenuo pensare che modificandoli coi “consigli” e le “giornate ecologiche” si ottenga chissà quale decisivo risultato.

Se la situazione è allarmante come denunciano di continuo da ogni parte, c’è solo una soluzione. Vietare l’uso dell’auto in città.

Ma a questo punto scatta l’insurrezione. E dei singoli cittadini, e, in particolare, dei produttori d’automobili, i quali non intendono assolutamente smetterla di propinare pubblicità martellanti nelle ore di punta per invogliare le famiglie (soprattutto il maschio) a cambiar macchina per l’ennesima volta, in nome del prestigio sociale, dell’ultimo “comfort” e dell’“ecologismo” mescolati tutti assieme.

L’imprenditore, lasciato alla “mano libera del Mercato” che dovrebbe magicamente  “autoregolarlo” persino dal punto di vista etico, comunque fa il suo gioco: colpe infinitamente peggiori le ha la politica, che avalla e coadiuva l’azione nefasta e sconsiderata dei produttori e di quella mandria al seguito designata col termine di “consumatori”.

Questa cosiddetta “classe politica” è quella che rallenta in ogni modo la realizzazione di metropolitane; non potenzia né agevola l’uso di tram e autobus (possibilmente non a benzina); fa costruire immensi parcheggi (sotterranei) in centro; istituisce “zone a traffico limitato” di mera facciata (e poi, perché mai chi non vive in centro dovrebbe morire asfissiato?); acchiappa soldi pure per improbabili “piste ciclabili” (per ciclisti che andranno ad ingrossare le statistiche dei morti per inquinamento); modifica la rete viaria per avvantaggiare i “centri commerciali”; lucra indecentemente con le “accise” sui carburanti; vede in ogni carreggiata un’occasione per nuove “strisce blu”; non facilita affatto la ricerca e lo sfruttamento di energie “pulite”; mantiene in piedi un anacronistico “mondo del lavoro” all’insegna dell’andirivieni da un capo all’altro delle metropoli. Riassumendo il tutto: è al completo servizio dei petrolieri e delle case automobilistiche. E di tutto un sistema nel quale al centro stanno il denaro e la speculazione di pochi, con la maggioranza che annaspa in una spessa coltre di polveri sottili e nanoparticelle (e di rumore!), anche se pensa di vivere nel “migliore dei mondi possibili”.

In alcune città, inoltre, questo intreccio (o meglio sarebbe dire “catena di comando”) di affari privati, indifferenza per il bene comune e, diciamocelo francamente, di allegra stupidità, è particolarmente evidente. Non faccio nomi, ma i casi sono arcinoti, così ciascuno tra i cosiddetti “amministratori” potrà valutare se può ascriversi alla categoria dei “maneggioni”, dei “menefreghisti”, degli “incoscienti” o a tutte e tre insieme.

Sarebbe un esperimento parecchio interessante. Scopriremmo così che dando la possibilità a costoro di considerarsi anche in una quarta categoria – quella dei “coscienziosi”, di quelli cioè che hanno a cuore la salute pubblica e, perché no, il rispetto del creato –  vi troveremmo percentuali prossime al 100%, tanto ogni politico è convinto di darsi da fare giorno e notte per i propri concittadini.

Anche quando col suo comportamento fondamentalmente incosciente, ma infiorettato da tutta una serie di “attenzioni”, ne manda al Creatore “prematuramente”, ogni anno, quasi mezzo milione.

Fonte:http://www.ildiscrimine.com/linquinamento-urbano-e-il-trionfo-dellincoscienza/

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