Informativa: Israele è il “cane rabbioso” degli Stati Uniti in Siria

Il regime di Israele è di fatto il “cane rabbioso” dgli Stati Uniti in Siria, secondo una informativa pubblicata il Lunedì da vari media internazionali.

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Dall’inizio del conflitto in Siria, nel Marzo del 2011, il regime di Tel Aviv ha svolto un ruolo, ogni volta più provocativo e distruttivo, tanto all’interno come lungo le frontiere della Siria. La ingerenza israeliana nel territorio siriano è tanto chiara che alcuni osservatori assicurano che Israele opera come un “cane rabbioso degli USA” in Siria, si legge in una informativa pubblicata sul portale web New Eastern Outlook. Il ruolo geopolitico di Israele come “cane rabbioso unilaterale” è stato il centro della politica statunitense dichiarata da almeno gli anni ’80 del secolo scorso, in particolare con riferimento ai ripetuti tentativi degli USA di rovesciare lo Stato siriano nel contesto di obiettivi molto più grandi diretti ad affossare l’Iran. Continua a leggere

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Le elite finanziarie contro l’umanità

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Siamo immersi in una guerra di nuovo tipo per la riprogrammazone della maggior parte del mondo e la sua peculiarità è che non c’è bisogno di eliminare i nemici fisicamente, assicura un analista russo.
Mentre i miltari russi respingono i terroristi  mantenendoli lontani dalle loro frontiere, in Siria, il principale nemico globale sta rinforzando passo dopo passo le sue posizioni, vicino e all’interno della Russia, ritiene l’analista internazionale Vladímir Lepiojin.

“Una nuova guerra mondiale che, secondo alcuni, si trova sul punto di scoppiare e che, secondo altri, non potrà non coinvolgere la Russia, si viene realizzando e la Russia, come obiettivo principale di questa guerra, sta soffrendo giornalmente perdite fisiche, economiche, socioculturali, di reputazione e all’interno di altro tipo”, scrive il politologo in un articolo per RIA Novosti.

Lepiojin sottolinea che i soggetti della nuova guerra globale non sono gli Stati come erano soliti esserlo a metà del secolo passato, ma piuttosto i proprietari e beneficiari del denominato mercato globale. Sono quelli e non gli islamisti o i paesi reali, quelli che hanno messo le loro basi vicino alle frontiere russe, organizzando il colpo di Stato in Ucraina, quelli che hanno imposto sanzioni economiche contro la Russia, quelli che stanno diffondendo disinformazione contro il paese slavo, quelli che volevano eliminare  i cittadini di etnia russa dell’est Ucraina e quelli che seminano la discordia tra i paesi vicini della Russia, ha segnalato l’analista. Continua a leggere

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La furbata della moneta debito – di Cinzia Palmacci

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Aristotele definì la moneta come “misura del valore”. La definizione data da Aristotele, però, implica che la moneta sia anche “valore della misura”: ogni unità di misura infatti, possiede anche la qualità corrispondente a ciò che deve misurare. Come il metro che, misurando la lunghezza possiede anche la qualità della lunghezza, anche la moneta, misurando il valore, ha necessariamente intrinseca la qualità del valore, ossia, vale. Ogni unità di misura è anche una convenzione ed ogni convenzione è una fattispecie giuridica, quindi anche la moneta è una fattispecie giuridica. Il simbolo, la convenzione monetaria, acquista valore semplicemente per il fatto che ci si mette d’accordo che lo abbia. La previsione che ognuno di noi accetti moneta in cambio di merce e viceversa ci induce ad accettare moneta a nostra volta per poi utilizzarla in cambio di prodotti. In poche parole: i soldi sono carta straccia che però acquistano valore solamente perché un’insieme di persone lo decide per convenzione, in previsione di poterli utilizzare. Siamo noi che diamo valore ai soldi. Ricordiamo, fra l’altro, che con la fine degli accordi Bretton Woods nel 1971 la moneta si sgancia completamente dalla riserva aurea, perdendo completamente la convertibilità in oro. Il professor Giacinto Auriti parlava di “valore indotto” della moneta, utilizzando il paragone con la dinamo che, per induzione, tramite il movimento, genera la corrente e quindi la luce. Le persone che decidono convenzionalmente di utilizzare una moneta, mettendola in circolo e facendola girare, le attribuiscono, le inducono valore. Il valore indotto del denaro è generato dalla rete di scambi tra i soggetti che stabiliscono di farne uso. È logico: più le persone utilizzano una moneta, più questa è richiesta e guadagna valore. Sarebbe quindi naturale pensare che la proprietà della moneta intesa come simbolo, sia da considerarsi ovviamente di quell’insieme di persone che accettano per convenzione di attribuirle un valore. Per esempio nel caso della storica Lira italiana, potrebbe essere scontato pensare che la proprietà del conio fosse stata della collettività che le dava valore accettandola, ossia degli Italiani. Purtoppo, almeno durante i suoi ultimi vent’anni, non è stato così. Chiedetevi perché dalle diciture “Biglietto di Stato” e “Repubblica Italiana” (come per esempio nelle vecchie 500 Lire di carta, il “Mercurio alato”), si sia passati alla dicitura “Banca d’Italia”, presente in tutte le ambite banconote in circolazione.  Se la cosa potrebbe apparire di scarsa rilevanza, bisogna ricordare che la Banca d’Italia (Bankitalia S.p.A.) non è assolutamente di proprietà dello Stato italiano, ma una S.p.A. in mano a banche private. Cosa c’entra la proprietà della moneta? È ovvio: per prestare qualcosa bisogna anche esserne i proprietari. E di chi è la proprietà della moneta, come ad esempio l’Euro, il Dollaro o la Lira? Come è possibile che, per esempio, la BCE generi dal nulla e presti soldi agli Stati facendosi pagare, per di più, degli interessi? C’è un vuoto giuridico, ovviamente voluto da menti sopraffine. I banchieri, che muovono i fili di quei burattini chiamati politici, ottengono da sempre leggi a proprio favore. In questo modo possono arrogarsi il diritto di stampare moneta, usurpandolo agli Stati, che perdono così la propria sovranità, a cominciare da quella monetaria. Le banche centrali, in realtà private, si appropriano del valore indotto della moneta, il valore generato dai cittadini che decidono di utilizzarla. Questi usurai particolari addirittura prestano qualcosa che sarebbe di proprietà di altri. Stampano banconote dal nulla al costo di pochi centesimi (il valore intrinseco) e le prestano agli Stati per il valore riportato sulla banconota (il valore nominale) più gli interessi. Continua a leggere

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L’ingegneria del consenso: Edward Bernays e l’invenzione della propaganda – di Emanuele La Gatta

“La manipolazione consapevole e intelligente delle abitudini e delle idee delle masse è un aspetto importante del funzionamento di una società democratica”.

“Bernays arriva a dire che l’’ingegneria del consenso è “l’essenza stessa del processo democratico, avendo la libertà di persuadere e suggerire. La libertà di parola, di stampa, di petizione, di assemblea, le libertà che rendono la progettazione del consenso possibile, sono tutte previste dalla Costituzione degli Stati Uniti”. E ancora: Quando ci sono decisioni urgenti da prendere, un leader spesso non può attendere che anche il suo popolo arrivi alla comprensione generale delle cose. In alcuni casi, i leader democratici devono fare la loro parte nel condurre il pubblico attraverso l’ingegneria del consenso per perseguire obiettivi socialmente costruttivi e valori.”

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Edward Bernays fu considerato dal giornale Life come uno dei cento americani più influenti del ventesimo secolo. Questo articolo riguarda la biografia di Bernays ed analizza alcune delle sue teorie e tecniche relative alle Pubbliche Relazioni. Partendo dallo studio degli individui, dei gruppi sociali e delle loro interrelazioni, vengono analizzate le tecniche per la diffusione delle informazioni e la persuasione attraverso i mezzi di comunicazione di massa. Introduzione Sessantaquattromila ripetizioni fanno la verità Aldous Huxley La manipolazione è sempre esistita: nel quotidiano, nella politica, nello spettacolo. Già Platone, che viveva in una Atene attraente richiamo per esperti del discorso e della parola come i sofisti, spiegava come vi fossero due tipi di discorsi: quelli che hanno come obiettivo la conoscenza e la comunicazione autentica e quelli che invece, usati ad arte, mirano ad ottenere un beneficio esteriore. I primi rispettano l’interlocutore, la sua autonomia e libertà, i secondi cercano invece di convincerlo con trucchi e menzogne ben congegnati. Continua a leggere

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Manuale di sopravvivenza nell’era post-umana – di Francesco Lamendola

 

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Che noi siamo la prima generazione condannata a vivere nell’era post-umana, può darsi che in parecchi non se ne siano neppure accorti, ma è così; e i libri di storia, fra cinquanta o cento anni, non avranno dubbi in proposito (probabilmente mettendo un segno positivo accanto alla definizione). Non sarebbe la prima volta che ciò accade: ossia che la maggioranza delle persone non afferri il senso delle trasformazioni sociali in atto. Questa volta, però, siamo di fronte a un unicum (sì, lo sappiamo; lo hanno già creduto in tanti, in troppi, e se ne potrebbe fare l’elenco: a forza di gridare: Al lupo! Al lupo!, Pierino si è mangiato tutta la sua scorta di credibilità, e ormai nessuno farebbe una piega neanche se il gregge venisse assalito non da un lupo, ma da un orso, o magari da un leone affamatSì, sappiamo che nei laboratori di bio-ingegneria si stanno facendo delle ricerche e degli esperimenti vagamente satanici; sappiamo che, oltre alla clonazione alla manipolazione genetica, si stanno creando delle chimere, dei mostri veri e propri, realizzati mescolando il DNA di specie diverse (altro che l’isola del dottor Moreau di H. G. Wells: la realtà finisce sempre per superare la fantasia!), tuttavia pensiamo che la cosa, in fondo, non ci riguardi troppo da vicino; che riguardi solo una piccola élite di discutibili scienziati e di spregiudicate autorità pubbliche e private, finanziatrici di quei progetti; dopo di che, giriamo la pagina del giornale e passiamo alla partita di calcio o alle previsioni meteorologiche per la nostra gita domenicale.

Eppure, il problema della post-umanità non si colloca solo negli ambienti, invisibili e super sorvegliati, dei laboratori di qualche istituzione militare o di qualche multinazionale particolarmente priva di scrupoli; non si colloca solo nella cornice di una casistica spaventosa, sì, ma tutto sommato ristretta, almeno per il momento, se non altro per i costi enormi che richiedono simili ricerche e sperimentazioni: il problema è ormai diffuso a tutti i livelli della società, nelle manifestazioni delle persone comuni e della vita quotidiana: perciò, esso riguarda anche noi, tanto che non esiste più un osservatore neutro e spassionato, che possa osservare il fenomeno dall’esterno, perché siamo tutti immersi nel clima di sperimentazione antropologica, della quale noi siamo le cavie, in gran parte inconsapevoli. Diceva Pirandello che noi uomini siamo tutti dei burattini inconsapevoli di una gigantesca commedia, che si chiama vita; ebbene, a maggior ragione si potrebbe dire che noi siamo le cavie della odierna sperimentazione sull’uomo, tanto inconsapevoli quanto lo sono le scimmiette, i cani o i ratti utilizzati per gli esperimenti scientifici di laboratorio. Continua a leggere

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Homo technologicus, oltre i limiti dell’umano – di Carlo Mazzucchelli

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Le nuove tecnologie hanno cambiato il nostro rapporto con le macchine. Siamo da sempre naturalmente tecnologici perchè concepiamo strumenti che retroagiscono su di noi cambiandoci. L’uomo con il computer è diverso dall’uomo senza computer. Dobbiamo coabitare ed usare la tecnologia ma al tempo stesso essere coscienti che la tecnologia non è più neutrale, non ci lascia indenni!

Introduzione

Le nuove tecnologie hanno reso evidente una verità nota da tempo: la tecnologia non è un effetto della capacità produttiva umana ma si sviluppa, evolve e cresce in simbiosi con l’umano e in una interazione circolare caratterizzzata da feedback e contro-feedback e forti influenze reciproche.

In questa evoluzione, che dura da quando l’uomo è apparso sulla terra come homo abilis, si mescolano componenti biologiche, culturali e tecnologiche. Una miscela che si forma con una rapidità crescente grazie alle nuove tecnologie dell’informazione e alla mente globale e connettiva da esse prodotta e tale da prefigurare l’avvento ravvicinato della nuova specie raccontata da Ray Kurzweil nel suo libro sulla singolarità umana. L’evoluzione di cui siamo compartecipi non è, come direbbe Longo “Homo sapiens più tecnologia, ma homo sapiens «trasformato» dalla tecnologia, la quale oggi implode nell’ uomo, trasformandolo in un «simbionte»” ( Homo technologicus – 2001 ). Continua a leggere

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Le sorprendenti risposte degli studenti svedesi sul gender – di A&B

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La Svezia è un laboratorio di elaborazione dello stile “socialmente corretto” del pensiero unico che regna pressoché incontrastato nell’Unione Europea. E riguardo all’idea che “la tendenza dell’Europa è quella della costruzione del multiculturalismo e questo è un percorso irreversibile che non può essere fermato”, come ha affermato il noto “intellettuale” francese  Bernard Henry Levy, il paese scandinavo è certamente un capofila. La degenerazione delle tendenze ateo/moderniste determinate da “mantra” che diffondono termini quali “liberalizzazione”, “multiculturalismo”, “integrazione” o inglobati in slogan tanto in voga presso gli eurotecnocrati non eletti, trovano piena attuazione in Svezia. Sulla teoria del gender poi è certamente all’avanguardia come si può constatare visionando il breve filmato di cui forniamo il link che mostra fino a che punto sia giunto il lavaggio del cervello -senza ammorbidente, ma con tanta candeggina-  per eliminare uno dei cardini del pensiero operato sui giovani svedesi: il principio di non contraddizione è così liquidato!

A&B

 https://www.youtube.com/watch?v=qPBMiOfFmU4

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Poroshenko si gioca la carta del Tribunale dell’ONU per far arrestare Putin – di Richard Brandt

Poroshenko chiede al Tribuale dell’ONU di far arrestare Putin, nell’ultimo tentativo di evitare di essere linciato dai gruppi neonazisti ucraini

Tempi disperati richiedono misure disperate

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Il Governo di Kiev si trova nella decisione di pacificare gli ultranazionalisti che illegalmente stanno bloccando l’Ucraina Orientale (Donbass) ed hanno provocato una grave scarsezza di energia elettrica ed il sequestro di beni e e fondi tributari -apporti del Donbass dell’epoca sovietica. In altre parole: Kiev si è sparata sui suoi stessi piedi e, per il colmo, gli ultra nazionalisti adesso si preparano a marciare su Kiev in Marzo.

Il comandante leader del potente gruppo neo-nazista (quello che ha come simbolo del battaglione la runa con il diavolo) ha già annunciato  che ha l’intenzione di sciogliere il Parlamento (Rada) e spodestare Poroshenko (il presidente golpista). Come c’era da aspettarsi, Kiev cercherà di divulgare questo disastro in modo da dare la colpa alla Russia.

AFP Informa:
“Kiev cercherà di convincere l’Organizzazione delle Nazioni Unite , la Corte Suprema, che Mosca  sta “patrocinando il terrorismo” in un sanguinoso conflitto con i  separatisti ribelli, come sta aumentando l’escalations delle tensioni nel conflitto nella zona orientale dell’Ucraina”.Il rappresentante dell’Ucraina  solleciterà anche la Corte Internazionale di Giustizia (CIJ) del Lunedì ad adottare misure di emergenza ordinando alla Russia di fermare la sua azione di canalizzare denaro, armi e personale verso l’est, per bloccare quella che ha denominato “discriminazione” delle minoranze russe che stanno occupando la Crimea. Continua a leggere

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Il monocromatismo assoluto della civiltà dei consumi – di Diego Fusaro

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Disney LGBT: arriva «La Bella e la Bestia» con il personaggio omosessuale – di Ludovico Biglia

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Il 16 marzo è in arrivo nelle sale cinematografiche italiane «La Bella e la Bestia», il grande classico dell’animazione Disney datato 1991, in versione LGBT. La pellicola, interpretata da Emma Watson, Dan Stevens e Luke Evans sta già facendo discutere molto in quanto è il primo film Disney con nel cast principale un personaggio dichiaratamente omosessuale. Continua a leggere

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